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Premessa

Averi voluto, in occasione della giornata della memoria, ripubblicare, rivisto, un testo, anche di memorie personali, "Even - La shoah inizia sul Lago Maggiore" sulla prima strage di ebrei italiani avvenuta a settembre del 1943. Data la lunghezza, però non sono riuscito a importarlo su Facebook (verrà pubblicato sul prossimo numero dell'Ecoapuano). Ho ripiegato, perciò, su questo intervento, relativamente più breve, che credo non inutile, in quanto, quando si parla di campi di sterminio, si pensa alla shoah, e si dimentica che c'erano stati altri gruppi e minoranze destinati al genocidio e allo sterminio da parte dei nazisti.

Pubblicato su "Notizie minime della nonviolenza", n. 636 del 11 novembre 2008 e tratto dal mensile "Letture", n. 553, gennaio 1999, col titolo "Se potessi darei voce al silenzio"

Parlare del silenzio può essere un paradosso, ma anche una necessità, una via a senso unico. In ebraico esiste più d'una parola per indicare il silenzio: esiste, a ben guardare, o forse ad ascoltare, quel silenzio che è pace, e quell'altro che è come un macigno irremovibile, dall'insopportabile peso. In ebraico a volte si dice persino che il silenzio ha una sua voce, per quanto sottile e impalpabile. L'ha udita Elia sul monte, quella voce del silenzio. "Epifania / Oggi Dio / mi appariva così: / qualcuno alle mie spalle / i miei occhi schermava con le mani: / indovina, chi sono?" (Yehuda Amichai). Se sapessi poetare, chiederei di dare voce al silenzio.