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Pubblicato su "Notizie minime della nonviolenza", n. 636 del 11 novembre 2008 e tratto dal mensile "Letture", n. 553, gennaio 1999, col titolo "Se potessi darei voce al silenzio"

Parlare del silenzio può essere un paradosso, ma anche una necessità, una via a senso unico. In ebraico esiste più d'una parola per indicare il silenzio: esiste, a ben guardare, o forse ad ascoltare, quel silenzio che è pace, e quell'altro che è come un macigno irremovibile, dall'insopportabile peso. In ebraico a volte si dice persino che il silenzio ha una sua voce, per quanto sottile e impalpabile. L'ha udita Elia sul monte, quella voce del silenzio. "Epifania / Oggi Dio / mi appariva così: / qualcuno alle mie spalle / i miei occhi schermava con le mani: / indovina, chi sono?" (Yehuda Amichai). Se sapessi poetare, chiederei di dare voce al silenzio.

Il lavoro presentato dalla classe 5C della Direzione Didattica di Aulla (MS) al Concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah” - indetto dal Ministero dell'Istruzione, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in collaborazione con l'Unione delle Comunità Ebraiche italiane - è stato proclamato vincitore nella sezione Scuola Primaria.