Cosa dovremmo fare adesso? – Una politica integrativa e olistica offre precorsi di successo che non esistono in altri territori
- Marianne Williamson [Traduzione Andrea De Casa]
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“La consueta vecchia modalità di pensiero non risolverà i problemi nuovi. Il più grande strumento che abbiamo a disposizione per elevarci al livello della situazione attuale consiste nell’espandere l’accezione di ciò che significa <essere politici>. Il termine <politica> deriva da una radice latina e significa <relativo al popolo> / <del popolo>. È proprio il popolo, ovvero ciascuno di noi insieme a tutti gli altri, l’entità che oggi deve rendersi il canale attraverso il quale la nostra nazione può affrontare e superare la crisi in corso.
La questione scottante non si pone solamente nei termini di <ciò che dovremmo fare adesso> ma anche in quelli almeno altrettanto importanti di <chi abbiamo bisogno di essere adesso>. Le dinamiche psicologiche, emozionali e spirituali sono (divenute) tanto importanti quanto i movimenti dell’attivismo classico nel permetterci di trasformarci in soggetti capaci di gestire il tempo attuale.
Spunti di riflessione per una spiritualità che non si rifugi nell’ascesi, e un pacifismo che voglia
- Accademia Apuana della Pace
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“Spunti di riflessione per una spiritualità che non si rifugia nell’ascesi, e un pacifismo che vuole <sporcarsi le mani> senza scappare dal vissuto dei conflitti” 31/8/2025, - Post Fb di “Science and Nonduality Conference” (traduzione Andrea De Casa)

Alcune considerazioni sull'intervento di Giorgia Meloni al meeting di CL
- Fra’ Mauro Billetta
- Categoria: Cultura di Pace
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Alcune considerazioni sull'intervento di Giorgia Meloni al meeting di CL
Pace e bene Presidente Giorgia Meloni.
Ho ascoltato il suo intervento al Meeting di Rimini e avrei alcune considerazioni da fare non per sterile polemica ma perché la dialettica aiuta la comprensione dei fatti e in un onesto dialogo favorisce la crescita del pensiero.
Oggi di fronte alla questione palestinese l’equidistanza ci rende complici e quello che Israele sta compiendo è un infame genocidio che utilizza perfino la fame quale strategia di oppressione e sterminio di un popolo. Una carneficina che non è dettata solo dalla reazione al 7 ottobre ma pare motivata da una mira espansionistica che vuole letteralmente spazzare il popolo palestinese.
"I sommersi e i salvati" parla di Gaza
- Accademia Apuana della Pace
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L’ultima disperata opera di Primo Levi, scritta poco prima del suicidio, è una denuncia dell’offesa all’umano in ogni epoca e a ogni latitudine. Che guarda all’oggi. E alla Striscia
Nei bilanci letterari di fine Novecento, nelle liste dei libri decisivi del Ventesimo secolo, c’è sempre stato un posto – e resta indiscutibile – per “Se questo è un uomo”. Titolo che risuona proverbiale, ma tanto più impressionante se riconnesso ai versi che lo completano: «Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: / considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no. / Considerate se questa è una donna, / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare...».
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