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Parlo da storico precario, nel senso che ho passione per la storia ma senza titoli,  però mi sento di poterlo fare quando leggo la superficialità con la quale storici rinomati trattano del Risorgimento, per cui Gioberti, che voleva un insieme di stati sotto la guida del Papato, è definito un alfiere del federalismo.

Cara Italia che festeggi il tuo 150° compleanno alle soglie della primavera, ho ancora negli occhi “tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro/un libro vero/così belli da gridare nelle piazze/ perché stanno uccidendo il pensiero” (Vecchioni). Per me è il testo della nostra bella Costituzione che va difesa e sviluppata come la carta del bene comune e dell’unità nazionale.

Questo mio Paese ha 150 anni... Ma a quale Paese penso?

Un Paese giovane? ... vecchio?

Un Paese che cambia... ma in che direzione?

Non è solo il Paese che viene trascinato verso il buio da parte di una classe politica incapace di coglierne energie, potenzialità e novità anche in questo periodo di crisi.

Nemmeno semplicemente quello nel quale la politica si nutre di paura, alimentandola, in un perverso circolo vizioso, che porta a concepire la nostra vita chiusa in fortificazioni asfissianti.

Allora Berlusconi è stato rinviato a giudizio, direttissima per i gravissimi reati di concussione (abuso di potere per coprire un delitto) e sfruttamento della prostituzione minorile. La decenza vorrebbe che si dimettesse, compiendo l’unico atto sensato della sua vita. Non lo farà perché un corrotto perde tutto il pelo, ma non il vizio. Mai