Gentile Presidente Meloni,
Ho ascoltato le Sue parole in occasione del Natale, quando ha indicato nel Presepe il simbolo delle nostre "radici" e di un’identità da difendere con orgoglio contro mode o timori. Tuttavia, proprio guardando quel simbolo, sento l’urgenza di proporre una riflessione diversa, che nasce dal cuore stesso del messaggio cristiano e dai tragici eventi che la cronaca ci ha consegnato lo scorso 24 dicembre.
Il Presepe, per sua natura, è un simbolo. E un simbolo, se resta tale, è un segno che rimanda sempre a "Altro" da sé. Rimanda all'amore per i fragili, all'accoglienza dello straniero, al soccorso dei poveri, alla fratellanza universale, a creare una discontinuità con le logiche di ogni appartenenza per mettere al centro solo e soltanto l'uomo (non il Sabato).
Abitare il dialogo. Società e culture dell’amicizia nel Mediterraneo, Milano, Franco Angeli 2008 (Canta C. C., Pepe M.) (recensione di Marinella Pepe tratta dalla newsletter "Ecumenici")
Il dialogo non è solamente una ‘vocazione’ interna alle singole comunità di fede, ma è un passaggio obbligato per la società nel suo complesso che, abitata da un crescente pluralismo, si trova ad attraversare un frangente epocale caratterizzato dalla frammentazione e dalla perdita del legame sociale.
Pubblicato sulla Newsletter "Ecumenici" del 16 ottobre 2008
Non è semplice dare conto in 20 minuti dei segni della speranza nel dialogo cristiano - islamico e ebraico-islamico ma ci proviamo; Grazie prof. Mandel per l'invito e un caro saluto alla confraternita sufi e agli organizzatori tutti. Il rispetto e l'amore per la costruzione della pace ci stimolano a ricercare percorsi teologici, progetti concreti di impegno e iniziative di carattere anche musicale per verificare a che punto siamo esattamente nella ricerca di quella che viene ormai definita come comune Fede abramitica. La ricerca - nonostante in Italia non se ne parla nel modo più assoluto e troppo spesso i teologi stessi sono impreparati o non aggiornati sul lavoro ad esempio fatto nella non lontana Università di Monaco - rischiamo di dire cose parziali. Molti di loro, consapevoli del clima di cautela nelle tradizioni religiose ma anche di ignoranza (madre soprattutto di pregiudizi ad ogni livello), si limitano a ripetere luoghi comuni.
In questi giorni l'esecutivo italiano ha approvato un decreto sicurezza che, a giudizio mio e di molti, risulta estremamente discriminatorio, frutto avvelenato di un'ideologia che fa leva sulla paura e induce ad essere cattivi nei confronti degli stranieri ritenuti tutti, senza distinzioni, minaccia per la società (pubblicato su Notizie minime della nonviolenza, n. 737 del 20 febbraio 2009).