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Non ci sarà pace senza giustizia nella Repubblica Democratica del Congo

Néné Bintu Iragi, Presidente della Società Civile du Sud-Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Intervento alla “Conferenza per la Pace e la Prosperità nella Regione dei Grandi Laghi”, a Parigi, il 30 ottobre 2025.

Signore e Signori,

La situazione dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo è catastrofica. Da trent’anni, i morti si contano a milioni e l’aspetto più tragico è che giustizia non è stata fatta per la stragrande maggioranza delle vittime. Nel Nord e nel Sud Kivu, nell’Ituri e anche nella grande regione di Bandundu, nell’ovest del Paese, i colpevoli continuano ad agire nella più totale impunità.

Lo sfruttamento delle nostre immense risorse naturali avviene a costo del sangue di milioni di Congolesi, da parte di Paesi vicini e di grandi potenze che si contendono il controllo dei minerali strategici, calpestando la dignità umana.

Fino a quando il mondo rimarrà in silenzio di fronte a questi crimini imprescrittibili che sono la vergogna dell’umanità del XXI secolo, di fronte al grido di donne e bambini che non ne possono più? Questi crimini di guerra si stanno consumando davanti ai vostri occhi impassibili.

Noi, Società civile congolese, documentiamo senza sosta i crimini di guerra, come ho condiviso ieri con il Santo Padre, papa Leone XIV, al termine dell'udienza generale in Vaticano.

Continuiamo a chiedere un Tribunale Speciale per il Congo che integri la Corte Penale Internazionale, perché non può esserci vera pace senza giustizia, come ribadisce costantemente il Premio Nobel per la Pace Denys Mukwege. Neppure ci sarà pace senza donne e giovani, che sono in gran parte esclusi dai processi di pace, sebbene siano i più colpiti dai conflitti armati.

Noi, donne congolesi, chiediamo due cose: essere incluse nel processo di pace come costruttrici e mediatrici, attraverso l'applicazione di una vera diplomazia femminista, e ricevere riparazioni in quanto vittime di queste infinite guerre in Congo.

Non sentiamo più parlare della Risoluzione 2273 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiede la cessazione delle ostilità e il ritiro delle truppe ruandesi. Ringrazio il Segretario Generale delle Nazioni Unite per averla evocata di nuovo.

Gli aiuti umanitari sono una necessità urgente, ma possono essere efficaci solo se vanno di pari passo con la protezione dei civili e fanno parte di una strategia per ripristinare la pace e lo sviluppo sostenendo la ripresa agricola. E questa è la responsabilità primaria degli Stati e delle parti interessate qui riunite.

Non aspettiamo che sia troppo tardi per agire. Non potremo dire di non averlo saputo. Grazie.

Parigi, 30 ottobre 2025