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La forza della morale contro i nuovi barbari

“Esattamente come la società degli antichi romani aveva già iniziato a sgretolarsi ben prima che i barbari raggiungessero le porte dell’impero, così l’America si era già avviata verso il declino prima che Donald Trump si presentasse alla nostra porta. Sono davvero tanti gli ambiti della nostra civiltà – e così tanti sono anche i nostri concittadini, temo di dover dire – ad essere scesi troppo spesso e troppo a lungo a compromessi quanto a principi valoriali, etica, e anche semplice decenza morale. Piccole bugie e piccole volgarità qua e là commesse da singoli individui ed istituzioni sono orami divenuti norma culturale. Aspetti che forse sembravano insignificanti compromessi per la nostra integrità, qualcosa su cui si glissava con facilità, sono divenuti costanti distintive, piuttosto che errori isolati, nel modo con cui facciamo affari e con il quale intratteniamo persino le nostre relazioni interpersonali. In quel “campo quantico” generale al di fuori del quale è emerso il fenomeno in questione, non fa differenza se a mentire siano un amante disonesto o un’impresa disonesta.

Questa condotta ci ha indebolito dal punto di vista morale, e siamo divenuti politicamente vulnerabili. Il problema non è stato solo il fatto che Trump abbia prevalso; è stato il fatto che prevalere, per lui, è stato dannatamente facile. Si è presentato ai nostri cancelli e li ha sfondarti, semplicemente; ed è anche duro ammetterlo: sotto molti punti di vista non è stato per lui assolutamente difficile. Lui e tutti i suoi lacché continuano a violentare e saccheggiare anche adesso mentre stiamo parlando, e in questo sono solo all’inizio. Non smetteranno finché ogni persona non bianca, ogni donna, ogni immigrato e ogni non cristiano saranno ricondotti “al loro posto”, e sapete cosa intendo dire: un qualsiasi posto giù in basso, nel quale restarsene obbedienti, sottomessi e senza far sentire la propria voce unica. Di tutto questo quadro, la cosa peggiore è che tutta la gente che lo sta orchestrando ritiene di perseguire con ciò la soluzione migliore. A tal punto è arrivata la malvagità del fenomeno descritto.

La visione dei <nuovi barbari> è in tutto e per tutto contraria alla visione fondatrice della nostra nazione. I loro sforzi sono un attacco diretto ad una società nella quale si crede alla verità del principio che “Tutti gli uomini sono creati uguali”.

Credere in questa affermazione non significa semplicemente l’aver deciso di creare una società in cui tutti gli esseri umani sono trattati alla pari. Significa anche volerli trattare alla pari perché si crede che siamo tutti stati creati uguali. Per i nostri Padri Fondatori questo significato era davvero assoluto, e tale dovrebbe esserlo anche per tutti noi. L’affermazione citata è oggetto di un credo spirituale, se vogliamo, e non solo un accordo politico. Solo una sincera devozione ad un tale credo ci darà la forza per prevalere sulle forze barbariche all’opera nella politica attuale.

A meno che tutti noi, il Popolo, non rivendichiamo per noi stessi la nostra visione radicale fondatrice - cioè che a tutti gli esseri umani sono riconosciuti dal Creatore gli stessi Diritti inalienabili e che i governi sono istituiti per salvaguardare quegli stessi diritti – allora chiunque, da Peter Teal a Elon Musk a Russell Vought a Donald Trump e tutti gli altri possono demolirli con successo. Per loro, quei principi sono solo sciocchezze illogiche; per quanto ci riguarda, sta solo a noi decidere se per noi valgono qualcosa o meno. Tante cose sono apparse di una lampante ovvietà, quando Terry Moran ha chiesto a Donald Trump cosa significasse per lui la Dichiarazione di Indipendenza, e questi ha risposto: “Beh, significa esattamente quel che dice…è una dichiarazione di unità, amore e rispetto; e questo vuol dire tanto”; era quanto mai ovvio che non l’aveva mai letta.

Adesso che ci troviamo nello stato che abbiamo raggiunto, non importa tanto ciò che Trump è, quanto chi decidiamo di essere noi. La Dichiarazione d’Indipendenza è l’affermazione primaria della missione dell’America, e la cosa importante è che siamo io assieme a tutti voi, a capirla. Quando un numero sufficiente di persone tra noi rivendicheranno in profondità la sua visione, nei propri cuori, allora disporremo di una forza sufficiente a respingere i barbari. Non prima, però; e perché? Perché quella carta non è solo una dichiarazione della politica; è una dichiarazione di forza morale. Quello che trasmette è più di semplici informazioni. Trasmette potere. Tutti noi abbiamo oggi bisogno di quel potere, per sostenerci. Si tratta di ciò che Martin Luther King Jr descriveva in termini di “fratellanza cosmica”. Limitarsi a declamare ad alta voce quanto sancito dalla nostra Costituzione senza rivendicare il potere emotivo e spirituale della Dichiarazione d’Indipendenza non ci porta da nessuna parte, alla fine. Per salvarci, non basta che vari rappresentanti pubblici eletti ed esperti legali gridino ai nuovi barbari, ogni volta che calpestano la nostra Costituzione: “Non potete farlo su questo suolo! E’ contro la legge!”. Ai nuovi barbari non importa di calpestare la Costituzione; piuttosto, si trovano adesso qua tra noi proprio per fare questo.

Il compito dei Fondatori, per come essi stessi lo concepivano, era di poter creare un governo che fosse un riflesso della legge divina universale – e non solo di quella britannica in particolare. Si riferivano alle “Leggi della Natura e al Dio della Natura” come ad enti che ci rendono titolari della nostra libertà; quindi, i nostri diritti non sono qualcosa che ci viene elargito dal governo. I governi vengono istituiti per garantire quegli stessi diritti che sono già elargiti a tutti noi dal Dio della Natura. Il Governo deriva il proprio giusto potere dal consenso dato dai suoi governati, che lo esprimono attraverso processi elettorali rappresentativi tracciati nella Costituzione. Ogni qualvolta il governo non assicura i nostri diritti, noi – il Popolo – abbiamo il diritto di modificarlo o destituirlo. La Costituzione è fonte di grande intelligenza politica; e la Dichiarazione d’Indipendenza manifesta una grande profondità morale. La Dichiarazione, e anche la Costituzione, redatta 11 anni dopo la prima, era tanto radicale nel 1776 quanto lo è al giorno d’oggi.

Abraham Lincoln non si aspettava di vincere un secondo mandato. Con la Guerra Civile che si trascinava nel suo quarto anno di corso e quasi mezzo milione di americani già uccisi, non poteva attribuire la colpa agli elettori del Nord per l’insofferenza (rispetto a quella crisi). Si aspettava che una vasta maggioranza avrebbe raggiunto un accordo con il suo avversario, il Generale George McClellan, che era arrivato il momento di siglare un patto con il Sud; perché mai i loro mariti, figli e fratelli dovevano morire solo perché qualcun altro ancora possedeva schiavi? Se volevano partire (per il fronte, ndr), così si argomentava a quei tempi, che fossero lasciati liberi di farlo. Che si negoziasse la fine della guerra in modo da ricominciare a vivere come nazioni amiche confinanti, le une con ancora in vigore la schiavitù e le altre no.

In ogni caso, Lincoln sostenne con forza la sua posizione con una piattaforma che richiedeva la resa incondizionata del Sud e l’abolizione della schiavitù. Si comportò in tal modo non solo per preservare l’unità, ma anche per coerenza con la raison d’etre morale della guerra; i principi della Dichiarazione d’Indipendenza. Se non avete mai letto il suo “Secondo discorso inaugurale”, oppure non lo avete letto di recente, fatelo adesso: ne sentirete l’effetto dirompente.

Per Lincoln, la possibilità che la nostra nazione rinunciasse ai principi della Dichiarazione d’Indipendenza rappresentava una croce condivisa nella lotta di tutta la sua generazione. Come allora costituiva il loro motivo di lotta, così lo è oggi per noi. Per Lincoln, se è vero che tutti gli esseri umani sono creati uguali, ed è riconosciuto a tutti loro dal Creatore il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità, allora la schiavitù non doveva essere permessa. Tra l’altro, a tal proposito, gli Stati Confederati non avevano in programma di limitare l’istituzione della schiavitù all’interno dei propri confini. Il loro piano era quello di realizzare un vasto impero schiavista che si allargasse non solo a tutta l’America del Nord ma anche a fette dell’America Latina.

Per milioni di persone che non avevano mai né posseduto né fatto mercato di schiavi – che avevano perso i propri cari in quell’odiosissima guerra – votare per Lincoln sulla base della forza morale delle sue argomentazioni ha reso un altissimo onore tanto alla loro grandezza quanto a quella del loro Presidente.

Mi madre era solita ricordarmi: “Crescere e invecchiare non è una bazzecola da ragazzine”; e fra l’altro non serve neanche a salvare una nazione. Non possiamo né dobbiamo permettere che la frattura politica dei nostri tempi degeneri in una seconda Guerra Civile. Dobbiamo ancora farci avanti con tanto coraggio quanto ne hanno dimostrato i nostri antenati – anche un’autentica lotta non violenta richiede coraggio – se davvero ci aspettiamo di mantenere in vita i principi sui quali dichiariamo di basarci. Non li abbiamo mai attualizzati appieno, tutti quei principi, ma a partire dall’Abolizione della Schiavitù, passando per il Suffragio alle Donne e al Movimento per i Diritti Civili, abbiamo anche saputo compiere passi da gigante. Compito di ogni generazione è quello di “Creare un unione più perfetta”.

Al giorno d’oggi, purtroppo, stiamo decisamente scivolando verso una regressione. Qui in mezzo a noi si trovano barbari elegantemente vestiti da affaristi e che non vedono di buon occhio i nostri Principi Fondanti; che trovano nella democrazia un impianto sconveniente rispetto ai loro obiettivi; si prendono gioco di quei suoi aspetti che ritengono essere “pittoreschi”, “démodé” e inefficaci. Spetta a noi decidere se unirci o meno a quei barbari, se preoccuparci così poco di opporci alla loro visione da farli continuare a marciare per i prossimi tre anni come faceva Hitler in Renania.