“Se è vostra abitudine pregare, pregate. Se lo è quella di predisporre e organizzare, fatelo; e se poi foste soliti meditare, meditate. Se nel vostro vicinato si sta per volgere una manifestazione pacifica, partecipatevi. Se un (qualsiasi) gruppo di persone si sta riunendo per condividere informazioni pregne di significato, partecipatevi. Se volete ricorrere al telefono, contattate i vostri rappresentati locali al Congresso.
Se c’è una particolare testata giornalistica che leggete abitualmente, scrivete una lettera all’editore. Se notate che qualcuno pubblica una bugia in un post, rispondete con la verità. Se vedete postare delle verità, diffondetele. Se sentite che dovreste candidarvi per una carica pubblica, candidatevi. Se volte scrivere un articolo su Substack, o un libro, scrivetelo. Oppure realizzate un vostro podcast. Guardatevi dentro in profondità e chiedete al Dio della vostra comprensione come possa aiutarvi. Nessuno di noi può fare singolarmente tutta la differenza di cui c’è bisogno, neanche se raggiungessimo un migliaio di persone riunite. Nel tempo presente il potere non è nelle mani di un solista, ma di un intero coro. Ognuno di noi può modulare una nota, e se lo facciamo insieme la musica che otterremo sarà quella degli angeli” – Introduzione di Marianne Williamnson al post facebook di presentazione del seguente articolo:
“Viviamo un tempo di pervasiva disgregazione.
L’intero esperimento durato 250 anni della democrazia statunitense viene attualmente calpestato dai talloni di una forza dittatoriale neo-imperialista. Questa forza viene esercitata da una coalizione di individui – alcuni dei quali conosciamo mentre altri potremmo non conoscere – che, in maniera assolutamente sconcertante se solo ci fermiamo a riflettervi, hanno ottenuto il potere per comandare al governo degli Stati Uniti.
Alcuni di loro sanno esattamente cosa stanno facendo, e per qualche motivo hanno scelto di svendere il proprio patriottismo e la propria coscienza morale in cambio del potere che viene adesso loro concesso. A quanto sembra, alcuni di loro sono talmente ignoranti in materia di storia dell’America e della disciplina del governo che, in tutta onestà, non sanno neppure cosa (o chi) il loro comportamento rappresenti. La loro ignoranza non costituisce comunque alcuna scusa perché, in ultima analisi, stanno muovendo un attacco diretto alla libertà, alla dignità e alla sicurezza americane.
Verranno anni in cui, indipendentemente dagli eventi che si svilupperanno nel futuro, gli storici analizzeranno, dissezioneranno (le circostanze attuali, ndr) per cercare di capire cosa sta accadendo oggi. La transizione da un’America che ha cercato almeno di dimostrarsi all’altezza dei propri ideali fondanti ad una nazione nella quale gli individui al potere non hanno assolutamente alcune intenzione di farlo è di una profondissima rilevanza storica.
Se vogliamo veramente cambiare il corso degli eventi contemporanei, è necessario che li comprendiamo alla perfezione in tutta la loro realtà, che li digeriamo e processiamo in tutta la profondità del loro orrore. Minimizzarne il significato non produrrà che una minima insignificante resistenza, ed è proprio una resistenza fiacca alla lenta marcia del totalitarismo il fattore principale che ci ha portato dove ci troviamo oggi. Ho fatto esperienza personale dello scherno delle elties espresso come risposta agli ammonimenti sul fatto che l’incubo fosse ormai dietro l’angolo. Interpretavano questa opinione come il prodotto di una mente isterica e per niente sofisticata. Così facendo, quelle elites hanno fallito nel porre un freno all’avanzare del totalitarismo, e anche oggi non dimostrano la capacità di poterlo fare. Il loro prevalente modus operandi nell’impegno per risolvere problemi politici si basa davvero su una scarsissima comprensione – e ripeto: scarsissima – di come operino la malvagità e la meschinità in generale.
Detto con le parole del primo consulente politico di Trump, Steven Miller, a colloquio con Jake Tapper della CNN: “Potete parlare quanto volete di galanti e ossequiose gentilezze internazionali, ma nel mondo reale in cui viviamo tutto è governato dalla forza e dal potere.” Non c’è dubbio che intendesse dire proprio questo. Quando il Congresso degli Stati Uniti dice al braccio esecutivo di D. Trump: “Non puoi farlo!”, ecco: è come se questo facesse ben poco al di là del far ridere il diavolo un po’ di più. (A chi governa, ndr), semplicemente, questo non importa assolutamente niente.
Sfortunatamente, questa tendenza non è nuova nella storia degli Stati Uniti d’America.
Nel 1830, lo “Indian Removal Act” ha imposto lo sfollamento forzato di 60000 appartenenti a comunità Native Americane, di etnia prevalente Cherokee, dalle loro terre ancestrali. Donne, uomini e bambini indigeni sono stati costretti a percorre a piedi una distanza compresa tra le 1000 e le 2000 miglia dall’area degli attuali Stati Uniti del sud est fino ad un nuovo territorio arbitrariamente designato ad ovest del fiume Mississipi. Nella speranza di proteggere la loro terra natia, i Cherokee hanno perorato la loro causa fino alle porte della Corte Suprema Statunitense che, nel 1832, ha emesso sentenza in loro favore. L’allora presidente Andrew Jackson, comunque, diede un’ignobile risposta al verdetto della Corte. Testimonianze dell’epoca riportano che avrebbe detto. “John Marshal ha preso la sua decisione. Adesso lasciategliela applicare!”
Quindi, lo sfollamento forzato degli abitanti della nazione Cherokee fu attuato con la forza a dispetto della decisione contraria della Corte Suprema, trasgredendo il principio costituzionale della coesistenza in condizioni di equità dei tre poteri del governo della nazione. Come conseguenza di questo atto, si stima che circa 4000 persone siano morte durante il tragitto di quello che viene da allora ricordato come “Il Sentiero delle Lacrime”.
C’è un preciso motivo per il quale faccio riferimento all’abominevole “Sentiero delle Lacrime”. Il Vice-presidente J.D. Vance ha suggerito che Donald Trump sta utilizzando la figura di Andrew Jackson come modello da imitare nel suo rapporto con le opposizioni da parte del Congresso e della Giustizia; e chiaramente Trump questo lo sta già facendo. Agli occhi di chiunque abbia osservato con attenzione gli ufficiali amministrativi fare ostruzionismo alle udienze del Congresso appare ovvio come l’istruzione esplicita sia stata quella di ignorare le dichiarazioni espresse – e il potere – dei vari rappresentanti al Congresso.
Siamo entrati nelle fasi iniziali del peggior scenario si possa prefigurare. Ciò non significa che non possiamo arginare il decorso di una presa del potere neo-fascista, anche nel momento presente, ma significa che c’è un dannato bisogno di affrettarsi a farlo. A questo punto, molti dei bastioni di salvaguardia contro la tirannia politica in America sono stati o rimossi o resi inoperativi. La nostra ultima linea di difesa rimasta – che è anche la più grande a nostra disposizione - è espressa nell’entità collettiva del “Noi, il popolo”; perché quello presente è uno di quei frangenti in cui ogni donna e uomo di buona volontà devono farsi avanti in aiuto del proprio Paese.
Per prima cosa, vediamo di esporre chiaramente quali segni reali indicativi di un rischio di morte per la nostra democrazia si sono manifestati. In secondo luogo, vedremo come preparare una risposta adeguata.
- La nuova Strategia della Sicurezza Nazionale.
Lo scorso Dicembre l’amministrazione Trump ha reso pubblica la Nuova Strategia di Sicurezza Nazionale del Presidente (“NSS – National Security Strategy”). Essa rappresenta un fondamentale elemento di rottura non solo nei confronti della precedente amministrazione nazionale, ma anche riguardo gli ultimi 70 anni di politica estera statunitense. Da oggi in poi, tale politica si dovrà sostanzialmente basare su relazioni di transazione – soprattutto di natura economica – con i Paesi esteri, piuttosto che su valori e principi democratici e umanitari. Tra le altre cose, essa abbandonerà quello che è stato finora l’impegno in un’alleanza granitica con l’Europa.
Una delle caratteristiche principali della NSS è quella che è stata chiamata “Dottrina Donroe”, nell’ottica della quale gli Stati Uniti intendono adesso imporre il proprio domino su tutto l’emisfero terrestre occidentale. Non stiamo più semplicemente implementando il nostro diritto a proteggerci; stiamo sfidando il diritto delle altre nazioni alla propria auto-determinazione; e in assoluto accordo con la tipica modalità da secondo mandato di Trump, il team del Presidente ha già avviato questo progetto.
L’amministrazione Trump sostiene che la cattura dell’ex-presidente venezuelano Nicolas Maduro sia stata un’operazione di applicazione della legge, e vi possono anche essere argomentazioni legittime sul fatto che essa lo sia effettivamente stata oppure no. Quello che è indubbiamente illegittimo, ad ogni modo, è la decisione del Presidente secondo la quale, da questo momento in poi: “Saremmo noi che andremo a gestire varie cose (da farsi sulla situazione in questione, ndr.)” Non è emerso alcun impegno da parte statunitense verso una sostituzione del regime Maduro con un governo democratico, tanto che lo stesso presidente Trump ha dichiarato che i venezuelani non potranno avere elezioni “fintanto che non avremmo aggiustate delle cose” (sic.) Ha anche solo dichiarato “Solo lo sviluppo delle cose dirà” per quanto tempo gli Stati Uniti forniranno la loro supervisione sul governo del Venezuela. L’aspetto prioritario in questo affare, nella mentalità di Trump, è concedere tempo alle compagnie petrolifere americane per costruire tutte le infrastrutture necessarie ad estrarre tutto “quel denaro che sta nel sottosuolo”. Il diritto di tali compagnie ad essere rimborsate per il denaro perso è per lui più importante del ripristinare la democrazia in Venezuela.
Proprio come in Iraq, Afghanistan e altre regioni del mondo, la leadership americana può inebriarsi a tal punto del proprio potere da arrivare a distruggere qualcosa di preciso già esistente, e poi dimostrarsi assolutamente delirante in fatto di ricostruzione di qualcosa di alternativo. Nel passato ci siamo dimostrati efficaci nell’annientare regimi dittatoriali quanto assolutamente inefficaci nel porre le condizioni necessarie perché potessero essere sostituiti da una democrazia. Varie “conseguenze indesiderate” – quali la nascita e presa di potere dell’ISIS, o il ritorno dei Talebani – non riescono neanche ad iniziare una descrizione del livello di sofferenza che abbiamo indotto tanto nel nostro popolo come in altri di tutto il mondo.
Non c’è alcuna ragione per credere che non ci saranno contraccolpi negativi a ciò che abbiamo fatto nel Venezuela. Certo, tanti venezuelani sono in visibilio per il fatto che Maduro è stato destituito dal suo incarico, e ciò è comprensibile, ma il piano per la prosecuzione del Presidente americano – e nel “Mondo Trump” “piano” significa un qualsiasi complesso di azioni venga a lui in mente di fare in un giorno qualsiasi – sembra pericolosamente superficiale e inaccorto in quanto ai pericoli che possono stagliarsi all’orizzonte.
Phil Gunson, analista senior presso lo “International Crisis Group” afferma da Caracas dove vive: “I rischi di violenza possibili in un qualsiasi scenario post-Maduro non dovrebbero essere minimizzati”. Sostiene che alcune frange delle forze di sicurezza venezuelane potrebbero lanciare attacchi-gorilla contro le nuove autorità. “Abbiamo più volte ammonito funzionari dell’amministrazione (americana) che questa loro operazione non avrebbe funzionato. Abbiamo detto che ci sarebbe stato un violento caos. Sarebbe stata colpa di questa amministrazione, ed essa avrebbe dovuto ammetterlo.”
Come vari Presidenti hanno fatto prima di lui, a quanto pare anche Trump pensa che possiamo gestire ogni problema attraverso il ricorso alla forza bruta. Trump ha già dichiarato: “Non ho problemi ad inviare soldati sul campo”. Di fatto, il Presidente ha proposto ieri un nuovo budget di spesa militare da 1 triliardo e mezzo così da poter costruire il suo “sogno militare”. Si tratta di un aumento del 50% della spesa del Pentagono.
500 miliardi di spesa militare qui…..500 miliardi di spesa militare là…Ovviamente niente può andare storto….
- L’uccisione di una cittadina statunitense a Minneapolis ad opera di un agente dell’I.C.E.
Nella giornata di Mercoledì 7 Gennaio una cittadina statunitense, Renee Good, è stata uccisa a Minneapolis dagli agenti dell’I.C.E. (Immigration and Customs Enforcement”, ndr). Gli ufficiali statali e federali riportano resoconti profondamente dissonanti tra di loro sull’accaduto. Il Presidente Trump, il portavoce della Camera dei Rappresentanti Mike Johnson e la Segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem chiedono essenzialmente a tutti noi di non credere a cosa abbiamo visto con i nostri stessi occhi, cioè che la Sig.ra Good stava chiaramente allontanandosi in macchina dagli agenti della I.C.E. quando costoro l’hanno uccisa. Dopo tutto, c’è un video a portata di tuti. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha criticato aspramente la spiegazione secondo la quale la Sig.ra Good stesse usando la propria auto come un’arma contro gli agenti dell’I.C.E. Sostiene che l’accusa mossa da parte dell’amministrazione (federale, ndr) secondo la quale la Sig.ra Good stesse conducendo l’auto in direzione degli agenti – in quello che la Segretaria Noem ha definito un “atto di terrorismo interno” – è “falso, e in maniera verificabile”.
Comprensibilmente, il livello emotivo sta raggiungendo picchi molto elevati in tutta la nazione. Manifestazioni a Minneapolis sono tuttora in corso. Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha detto senza mezzi termini agli agenti dell’I.C.E.: “togliete il vostro c__o dalla città”. Il governatore Walz ha detto che, se necessario, farà appello alla Guardia Nazionale del Minnesota, ma ha anche ammonito tutti i cittadini del Minnesota a non abboccare all’esca lanciata dal presidente Trump. Ha detto che i cittadini del Minesota dovrebbero assolutamente schierarsi contro il Governo Federale esercitando i loro diritti sanciti dal Primo Emendamento, ma dovrebbero assicurarsi di farlo in modo così pacifico da non dare al Presidente alcuna giustificazione per l’invio di truppe federali o imporre la legge marziale. Walz ha dichiarato: “Protesteremo pacificamente” e “manterremo una posizione di alta condotta morale e responsabilità”. Ha invitato vivamente tutto il corpo elettorale del suo Stato a rimanere calmo e aver cura gli uni degli altri.
Miles Taylor, ex ufficiale senior presso il Dipartimento della Sicurezza Interna, ha risposto come segue:
“Ne ho visto diversi attacchi terroristici e, cavolo, ho risposto a diverse dozzine di essi. Il video non mostra alcunché di neanche lontanamente simile ad un <attacco terroristico> o ad una minaccia impellente. Non mostra neanche alcun ufficiale impegnato in un’azione di auto-difesa. Ciò che mostra è qualcosa di ben più sconvolgente: ufficiali federali armati che stanno portando ad un’escalation quello che era un incontro di routine, fino alla degenerazione in una sparatoria fatale. Poi, nel giro di qualche ora (le autorità direttamente coinvolte, ndr) si sono nascoste dietro una plateale bugia.
Per questa amministrazione, i “messaggi ufficialmente rilasciati” possono avere tutto o niente a che fare con ciò che è vero. Questo significa molto semplicemente che si divulga ciò che ha le più alte probabilità di essere creduto dalla grande maggioranza dei cittadini. Le bugie non sono un problema; diventano semplicemente qualcosa che devi ripetere più spesso. A loro non importa che la Sig.ra Good si stesse allontanando o avvicinando sul suo veicolo agli agenti dell’I.C.E. A loro importa solo che tu continui ad affermare che stava procedendo contro di loro. Basta che la Segretaria della Difesa Interna affermi che si sia trattato di un <atto di terrorismo interno>, che la Sig.ra Good stesse <usando la propria auto come un’arma> e il sindaco di Minneapolis diventa uno che <non sa di che cosa sta parlando>. Oh, c’è un’altra cosa, poi. Dì anche che è stata una tragedia, così la gente si sente rassicurata del fatto che tu sia ancora umano. Le ultime parole della Good sono state: <Va bene, amico. Non sono arrabbiata con te>. Le parole dell’agente pochi secondi dopo averle sparato sono state: “Fott__a putt__a”. Ovviamente, se avesse voluto fermare l’auto avrebbe potuto sparare ai pneumatici. L’interpretazione più “caritatevole” si possa rendere di questi eventi è che gli agenti dell’I.C.E. non fossero adeguatamente preparati e “passati al vaglio”. Nel frattempo, il vice-Presidente Vance afferma che l’agente dell’I.C.E. che ha ucciso la Sig.ra Good “gode di immunità assoluta”; e perché? Perché di si! Perché lo dicono loro. Punto; e il Governo Federale attualmente impedisce agli ufficiali del Minnesota di partecipare a qualsiasi indagine ufficiale sull’incidente. Il Governatore Walz dice che una tale indagine risulterà non risulterà per tale motivo né trasparente né equa.
Gli agenti di Pattugliamento di Frontiera a Portland, nell’Oregon, hanno sparato e ferito due persone nella giornata di Giovedì. La tendenza non cenna a variare.
- Trump ha fatto ritirare gli Stati Uniti da 66 istituzioni, tra Organizzazioni e Trattati Internazionali, compresi i principali gruppi climatici.
L’amministrazione ha una particolare avversione nei confronti del lavoro con altri Paesi per combattere il cambiamento climatico, un fenomeno a cui il Presidente si riferisce spesso dichiarandolo “una bufala”. Se da una parte il clima mondale fa oggi registrare valori medi più alti rispetto a qualsiasi periodo della storia delle civiltà umane, il Presidente Trump e il suo team dimostrano una profonda ostilità ad affrontare la questione. Hanno estromesso gli Stati Uniti dalla “Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici - U.N. Framework Convention on Climate Change”, come da molte altre. Una nota della Casa Bianca dichiara che saremo presto estromessi anche dalla “Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico dell’ONU – UN Intergovernmental Panel on Climate Change”, ovvero l’istituzione scientifica di vertice delle Nazioni Unite sul clima, così coma da una considerevole gamma di organizzazioni ambientaliste internazionali compresa la “Associazione Internazionale per l’energia Rinnovabile - International Renewable Energy Association”, la “Alleanza Solare Internazionale - International Solar Alliance” e la “Unione Interazionale per la Conservazione della Natura - International Union for Conservation of Nature”.
Manish Bapna, presidente del “Natural Resources Defense Council”, ha dichiarato che la decisione di Trump di uscire dall’U.N. Framework Convention on Climate Change è stata “un errore non forzato” e una forma di “auto-sconfitta” visto che ostacolerà ulteriormente la capacità degli USA di competere con la Cina, nazione che sta accrescendo la propria posizione dominante nel settore delle tecnologie per le energie rinnovabili, in piena fase di sviluppo ed espansione. “Mentre l’amministrazione Trump sta rinunciando ad una posizione di autorevole leadership mondiale degli Stati Uniti – ha affermato Bapna – il resto del mondo sta continuando nella propria conversione a fonti energetiche più pulite e ad implementare azioni a tutela del clima”.
E’ difficile esagerare nel descrivere quanto l’attuale amministrazione USA possa essere regressiva, soprattutto in materia di questioni ambientali. Stiamo cedendo trilioni di dollari da investimenti per l’energia pulita a nazioni che sono abbastanza intelligenti da dar credito alla scienza e porre le basi per un futuro verde. Il popolo americano continuerà ad investire in forme di energia più pulite e meno costose, a dispetto della devozione servile di Trump al potere delle compagnie che ancora fanno miliardi di dollari con l’estrazione di combustibili fossili. Il danno che sta provocando facendoci ritirare dai nostri impegni internazionali verso un futuro più salutare tanto per le persone quanto per il pianeta, comunque, è calcolabile. Saremo costretti a pagare un pesante prezzo sottoforma di danni molteplici a noi e ai nostri bambini negli anni a venire.
Il momento che stiamo vivendo fu già descritto brillantemente da William Butler Yeats nella sua poesia “La Seconda Venuta - The Second Coming”, in cui scrisse che “I migliori mancano di ogni convinzione mentre i peggiori sono pieni di intensa passione”. Risulta incredibilmente doloroso, per chiunque disponga anche solo di una rudimentale conoscenza della storia americana, essere testimoni di come una moderna forma di barbarie stia imponendo un potere tanto forte nella nostra nazione.
Quel che è importante ricordare, in ogni caso, è che il futuro che si andrà a creare è ancora nostro. E’ il presidente che deve servire il popolo, non il contrario. Questa posizione radicale dell’esperimento americano non deve morire sotto i nostri occhi.
Come iscritto nella Dichiarazione d’Indipendenza: “I governi sono istituiti per assicurarci il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità”, e se un governo non fa il suo lavoro, è nostro diritto modificarlo o destituirlo. Per quanto dall’intervista del Presidente con Terry Moran appaia ovvio come egli non avesse letto quel documento, io l’ho letto; e si spera che anche voi lo abbiate letto.
Gli americani possono resistere a quella forza tirannica che sta adesso azionando la sua sfera demolitrice d’acciaio contro le nostre libertà democratiche e il nostro benessere. Possiamo resistere attraverso l’insurrezione massiccia di un potere nonviolento; tuttavia, esso sortirà il suo effetto solo se una “massa critica” di americani sceglieranno di partecipare. Il nostro potere non proverrà solamente da una forma di organizzazione politica nel senso tradizionale del termine. Deriverà anche dall’ondata asimmetrica di energia interiore ed esteriore attraverso la quale gli Americani riescono ad ergersi contrastando ciò che sta accadendo, con una comprensione integrale e olistica di come funziona il fascismo.
Nel 1776, Thomas Paine ha ispirato la sua generazione di americani con il suo libello intitolato “Senso Comune”. In esso scrisse le seguenti parole famose: “Abbiamo il potere di poter cominciare di nuovo con un nuovo mondo”; ed è proprio questo ciò che fecero a quei tempi.
I nostri Padri Fondatori hanno stabilito ideali di libertà individuale e collettiva che, per quanto non siano mai stati conseguiti appieno nella nostra storia, sono sempre stati visti da ogni generazione come motivo di una “chiamata all’appello” per perseguire uno stato di unione il più perfetto possibile.
Un mio collega europeo mi ha confidato recentemente che fino al tempo presente, per quanto gli Stati Uniti abbiano fatto diverse cose sulle quali altri Paesi non potevano essere d’accordo, si riponeva comunque sempre una fiducia di fondo sulla nostra possibilità di “correggere il tiro”. Mi ha detto “Per ogni guerra nel Vietnam ci avete anche dato un Bob Dylan”. Ma ora non è più così. Mi ha detto che in fin troppi casi il resto del mondo ci vede adesso come una “nazione canaglia” che ha gettato al vento le proprie promesse non solo nei confronti di se stessa ma anche del resto del pianeta.
Ciò che accadrà da ora in avanti dipende direttamente da ciascuno di noi. Immaginate come di essere connessi da un sottile filamento d’argento con le tante persone che concordano con voi sul fatto che qualcosa sta andando veramente male in America, ma anche che avete in voi il potere di farle cambiare rotta. Immaginate di essere una cellula immunitaria che corre in soccorso alla sede di una ferita occorsa al corpo politico. State lavorando in silenzio, in una collaborazione invisibile tra milioni di individui che stanno percependo e facendo le stesse cose.
Se è vostra abitudine pregare, pregate. Se lo è quella di predisporre e organizzare, fatelo; e se poi foste soliti meditare, meditate. Se nel vostro vicinato si sta per volgere una manifestazione pacifica, partecipatevi. Se un (qualsiasi) gruppo di persone si sta riunendo per condividere informazioni pregne di significato, partecipatevi. Se volete ricorrere al telefono, contattate i vostri rappresentati locali al Congresso. Se c’è una particolare testata giornalistica che leggete abitualmente, scrivete una lettera al suo editore. Se notate che qualcuno pubblica una bugia in un post, rispondete con la verità. Se vedete postare delle verità, diffondetele. Se sentite che dovreste candidarvi per una carica pubblica, candidatevi. Se volte scrivere un articolo su Substack, o un libro, scrivetelo. Oppure realizzate un vostro podcast. Guardatevi dentro in profondità e chiedete al Dio della vostra comprensione come possa aiutarvi. Nessuno di noi può fare singolarmente tutta la differenza di cui c’è bisogno, neanche se raggiungessimo un migliaio di persone riunite. Nel tempo presente il potere non è nelle mani di un solista, ma di un intero coro. Ognuno di noi può modulare una nota, e se lo facciamo insieme la musica che otterremo sarà quella degli angeli.”
9 gennaio 2026