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Niente da fare. La guerra per l'America è tentazione irresistibile. Nevrosi. Anche quando tutto sembrerebbe invitare alla sobrietà, scatta la coazione a ripetere. Siamo i più forti, nessuno ci può battere. E se qualcuno lo pensasse gli faremo cambiare idea. L'attacco all'Iran combinato con Israele è guerra preventiva contro una potenza talmente malridotta che alla vigilia dell'attacco aveva accettato di rinunciare nei fatti all'atomica, come svelato dal ministro degli Esteri dell'Oman, mediatore fra Washington e Teheran. Trump e Netanyahu vogliono prevenire la pace. E mentre Israele già annuncia l'eliminazione di Khamenei, l'attacco rischia di volgere in conflitto regionale.

Scrivo come cittadina libera, non iscritta ad alcun partito politico, e come attivista del movimento civile “Donna, Vita, Libertà”. Scrivo in un momento in cui l’emotività rischia di prevalere sull’analisi e in cui la morte di figure centrali del potere iraniano viene letta da molti come l’inizio automatico di una nuova fase per l’Iran.

La scomparsa di Ali Khamenei, insieme ad altri membri di vertice dell’apparato politico e militare della Repubblica Islamica, per quanto simbolicamente rilevante, non equivale necessariamente alla fine del sistema che ha guidato il Paese per decenni. La Repubblica Islamica non è mai stata una sola persona: è una struttura complessa, costruita in modo tale che l’assenza di un ingranaggio non ne comprometta il funzionamento. È un meccanismo capace di sostituire il vertice senza cambiare natura.

L'AGGRESSIONE: L’assenza di reazioni dice che d’ora in poi sarà legittima ogni altra violazione: ieri l’invasione russa dell’Ucraina, domani quella cinese di Taiwan e poi Cuba già minacciata

L’aggressione statunitense e israeliana all’Iran è l’ennesimo colpo inferto al diritto internazionale.

L’attacco congiunto sferrato all’alba del 28 febbraio 2026 contro la Repubblica Islamica dell’Iran non rappresenta soltanto un atto di guerra regionale, ma costituisce una violazione premeditata del Diritto Internazionale e un insulto alla dignità dell'intera comunità globale.

Fra l'inaugurazione di un impianto nucleare (Bushehr) e l'esaltazione di un bombardiere come "messaggero di amicizia" (il drone "Karrar", che può colpire amichevolmente un bersaglio con diversi tipi di ordigni a mille chilometri di distanza), il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad non cessa mai di adoperarsi per quella che è la sua principale preoccupazione ed invero il più grosso problema del suo paese: l'esistenza delle donne.