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100 porti e 100 città: un ponte tra Italia e Gaza

100 PORTI • 100 CITTÀ: Un ponte tra Italia e Gaza

Diretta streaming online: sabato 28 marzo ore 18

https://www.youtube.com/live/_stakOIIE40

PARTECIPANTI:

  • COMPLESSO OSPEDALIERO AL-AWDA in GAZADr. Ra'fat Al Majdalawi - Direttore generale
  • FREEDOM FLOTILLA ITALIAZaher Darwish - Coordinamento nazionale
  • SANITARI PER GAZARiccardo Corradini
  • DOCENTI PER GAZAVeronica Vicinelli
  • BDS Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.
  • REFERENTI TERRITORIALI 100 PORTI • 100 CITTÀ:
  • Alessandra Giaquinto - OSTELLATO (FERRARA)
  • Nino Rocca - PALERMO
  • Michelangelo Di Beo - VIAREGGIO
  • Thea Valentina Garfellin - VENETO
  • Francesca Amoruso - BARI

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Il mare non è un muro. È un abbraccio.

C’è chi guarda il mare e vede distanza.

Un confine. Un modo per dire: non riguarda me.

Ma il mare non ha mai separato davvero.

Respira. Va e viene.

È la stessa acqua che tocca le nostre rive

e quelle di chi oggi vive senza casa, senza pace, senza tregua.

Il mare unisce ciò che abbiamo imparato a dividere.

100 PORTI • 100 CITTÀ nasce da qui:

non come semplice progetto, ma come gesto.

Un ponte vivo, fatto di persone, di mani, di scelte.

Perché il porto è il luogo dove si arriva e si accoglie,

dove la terra smette di essere limite e diviene possibilità.

Dire “la mia città è un ponte per Gaza”

significa dire: ti vedo, e non mi volto dall’altra parte.

Gaza non è lontana.

È resa lontana dalla paura di sentire,

dall’abitudine a guardare senza vedere.

Ma ogni volta che scegliamo di restare umani,

quella distanza si spezza.

I diritti non hanno confini.

La pace non è una parola:

è qualcosa che si costruisce, insieme, ogni giorno.

Oggi cento città decidono di non essere spettatrici,

di non restare in silenzio, di non restare ferme,

di attraversare il mare con la presenza.

Nessun abisso resiste

quando qualcuno decide di attraversarlo.

Il mare può essere una scusa per non sentire,

oppure può diventare uno specchio:

ci restituisce il volto dell’altro come fosse il nostro.

Allora non c’è più “noi” e “loro”.

C’è solo una stessa ferita

che chiede di essere riconosciuta.

Forse è tutto qui:

Ricordarci che siamo parte dello stesso orizzonte,

Che ciò che accade a Gaza non è fuori da noi.

E che un ponte non serve a cancellare la distanza,

ma a scegliere di attraversarla.

Non è il mare che ci separa.

È il rifiuto di sentirci parte dello stesso dolore.

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Diretta streaming online:

sabato 28 marzo ore 18

https://www.youtube.com/live/_stakOIIE40