C' è qualcosa di epico, addirittura di omerico nella spedizione della freedom flotilla.
Io vi trovo anzitutto una bellezza infinita fatta di coraggio, moriranno tutti e molti di loro lo sanno, di senso della giustizia, grava su di loro l'opportunismo dei governi e l'ignoranza di gran parte delle masse, amore per un popolo martoriato, senza calcolo e opportunismo se non per gli effetti stessi del loro sacrificio che stato e politica cominciano a temere.
C'è qualcosa di epico, addirittura di omerico nel viaggio della freedom flotilla.
Io vi ritrovo l'ineluttabilità del fato che nessun uomo, neppure questi eroi moderni, per altro gli stessi di sempre, possono cambiare se non nei loro sogni e ambizioni, la forza dei più forti che aspira alla divinizzazione, come negli dei greci in loro si ergono possenti inganno, volubilità e vendetta.
Ci sarà la punizione del fato e degli dei contro la tracotanza incontrollata? Non lo so onestamente, e non so nemmeno se questa è nell'animo dei nostri naviganti se non come tenui tracce nelle loro speranza e paura.
C'è qualcosa di epico, addirittura di omerico nella spedizione della freedom flotilla che differenzia la consapevolezza della prossima morte in Ettore, dal genocidio allargato ai soccorritori ed è non tanto la rinuncia all'amore di moglie e figli, onore e coraggio, ma la lezione offerta sull' altare della umanità per far vincere l'amore sull'odio, la giustizia sulla forza, l' autocoscienza sulla grettezza di chi pensa a soluzioni di comodo per evitare ricadute negative dovute alla propria ignavia, se non addirittura a magnificare la loro stessa figura cercando di sminuire il valore di questa missione ad un gesto politico contro loro stessi.
C'è qualcosa di epico, addirittura di omerico nella spedizione della freedom flotilla che la rende umana oltre la bellezza, il coraggio, la giustizia, l'amore e ogni altro intimo significato ed è la paura.
Questa viene oggi oltraggiata in mille modi e tutti i mezzi. La paura è un sentimento primordiale, ma non negativo. All' opposto è un sentimento altissimo come lo è la pietà oggi per noi, pietas per i nostri avi, la madre di tutti i sentimenti per alcuni.
La paura fa vacillare, porta a pensare a casa, agli affetti lasciati indietro, porta alla rinuncia di alcuni alla propria missione. La rinuncia, il tornare indietro anzitempo, il più delle volte è un atto di generosità verso i propri cari, quello che Ettore non riuscì o poteva fare, ed io stimo e voglio bene a queste persone che rinunciano perchè il loro è comunque un atto di generosità.
Mi dolgo tantissimo per non sapere spiegarlo meglio.
C'è qualcosa di epico, addirittura di omerico in coloro che hanno deciso di andare avanti incontro al loro destino, che arricchisce il nostro spirito. Molti moriranno, non so se ciò servirà alla causa palestinese, ma sicuramente farà crollare falsi miti, aumentare la consapevolezza, arricchire la nostra coscienza.
Post di Vincenzo luisi del 27.09.2025