• Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gli ultimi a rientrare dalle missioni verso Gaza. La storia della barca Ghassan Kanafani, simbolo di resistenza e di umanità

Oggi sono rientrati a Taranto gli ultimi volontari che erano partiti con l'ondata di fine settembre delle imbarcazioni dirette a Gaza per rompere il blocco e promuovere un corridoio umanitario via mare.

La loro storia è un po' diversa da quella degli altri volontari e delle altre barche dell'ultima missione, ma ugualmente importante.

La Ghassan Kanafani porta il nome di una delle figure più significative della cultura e della resistenza palestinese: scrittore, giornalista e portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), assassinato dal Mossad nel 1972.

Il suo nome risuona ancora oggi come un emblema di dignità e lotta per la libertà.

Questa barca, di Freedom Flotilla Italia, parte integrante della Freedom Flotilla Coalition, ha avuto un ruolo tanto simbolico quanto operativo nelle missioni di fine settembre 2025 dirette a Gaza: un convoglio umanitario internazionale composto da undici imbarcazioni, tra cui la Al-Awda, le Thousand Madleens e la nave ospedale Conscience, con a bordo medici, infermieri, giornalisti e attivisti da tutto il mondo.

Obiettivo: rompere il blocco navale imposto da Israele e portare aiuti medici e testimonianza diretta alla popolazione palestinese assediata.

Durante la navigazione, la Ghassan Kanafani ha subito danni a una vela e allo scafo a causa del maltempo, ed è stata costretta a rientrare temporaneamente in porto a Creta per le riparazioni.
Da quel momento, tuttavia, la barca è stata sottoposta a fermo da parte della Guardia Costiera e della Polizia portuale greca, ufficialmente per "motivi di sicurezza" legati alle condizioni strutturali dello scafo.

Una vicenda che ha finito per intrecciarsi con la complessa rete di pressioni internazionali esercitate da Israele sui Paesi mediterranei per impedire la prosecuzione delle missioni verso Gaza.

Dal punto di vista del diritto internazionale, la situazione è chiara: secondo la Corte Internazionale di Giustizia, l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e il blocco marittimo che la accompagna sono illegali.

Israele giustifica la chiusura dei confini e il blocco navale come “misura di sicurezza”, ma il diritto umanitario stabilisce che ogni blocco deve consentire il passaggio di aiuti quando non vi siano armi a bordo.

Come ha ricordato il giurista Enzo Cannizzaro, anche qualora il blocco fosse ritenuto legittimo, Israele avrebbe semplice il diritto di ispezionare le navi, con l'obbligo lasciar transitare i carichi umanitari destinati alla popolazione civile.

Nel caso della Ghassan Kanafani, priva di qualsiasi armamento, la sua detenzione e l’impedimento alla navigazione appaiono dunque ingiustificati e contrari al diritto internazionale.

Le autorità greche, formalmente ne hanno disposto il fermo per ragioni di sicurezza alla navigazione, ma sullo sfondo si intravede la pressione politica israeliana che di fatto estende il blocco di Gaza all’intero Mediterraneo.

Un’estensione extraterritoriale del controllo militare israeliano, esercitata attraverso alleanze, pressioni diplomatiche e meccanismi di “sicurezza condivisa” che violano la libertà di navigazione e l’autonomia delle acque internazionali.

La Ghassan Kanafani, dunque, non è soltanto una barca rimasta in porto contro la propria volontà: è il simbolo di una resistenza che non si arrende, di una memoria che continua a navigare anche quando il mare è chiuso.

È la prova che, nonostante le pressioni, esistono ancora uomini e donne che scelgono di sfidare il silenzio e la complicità, portando in mare un messaggio di giustizia, umanità e libertà.

Come scriveva lo stesso Ghassan Kanafani:

“La verità non ha bisogno di un’arma.

Le basta la voce

di chi non ha più paura di parlare.”

--------------------------------------------------

Freedom Flotilla Italia - https://freedomflotilla.info/