Ali Rashid, ex primo segretario Ambasciata palestinese in Italia ha scritto queste parole per l'inaugurazione della mostra fotografica "Qui resteremo" che si è tenuta a gennaio 2025 a Palazzo ducale ed ora sta girando per tutta l'Italia. Ali ci ha lasciati lo scorso 14 maggio e queste parole sono un omaggio alla sua memoria
È molto difficile, anzi è impossibile! Per questi motivi va capovolto il mondo com'è. Per dire che l'impossibile accadrà se ancora «resteremo qui, come un peso sullo stomaco... lottando in stracci», che l'impossibile aiuterà la speranza se ancora «su questa terra esiste qualcosa per cui vale la pena vivere», per dire che dalle pratiche del possibile finora non è venuta alcuna giustizia.
Ormai da più di un intero anno, giorno e notte senza interruzione, missili intelligenti di tre tonnellate sventrano le case, ospedali, scuole e luoghi di culto. Missili stupidi che bruciano vivi gli esseri umani sfollati negli accampamenti.
Moltitudini di grandi e piccoli in perenne corsa da nord a sud, da sud al centro e di nuovo a nord, ovunque vengono spietatamente trucidati. Immagini spaventose che gelano il sangue, annebbiano la mente, frantumano l'anima, polverizzano i sensi e fanno soccombere le parole. Nessun articolo potrà contenere tutto il racconto. Le parole indietreggiano nell'abisso dove nascono di fronte al dolore che diventa muto ed inenarrabile.
Un popolo viene sradicato dalla sua terra, saccheggiato del suo nome, spogliato della sua storia e cultura, e sottoposto ad uno sterminio diluito nel tempo per compiere la de-palestinizzazione della Palestina.
Come si fa a raccontare il dolore e la disperazione che dura così a lungo? Come si fa a raccontare la morte per fame e sete o per mancanza di un posto in cui curarsi? Come si fa a raccontare la solitudine di un popolo che sprofonda nella morte sotto gli occhi di tutti?
Fiumi di parole versate per distogliere l'attenzione dalla tragedia o per giustificarla. Un esercito di addetti, di esperti, di conventicole che plasmano l'opinione pubblica, e la rendono indifferente o conformista, l'invitano ad affidarsi ad una cerchia «superiore» di individui onniscienti che esercitano il potere.
Scopriamo che il mondo è più che mai affollato di professionisti, consulenti, aspiranti a qualche privilegio, insomma di «intellettuali» il cui compito principale consiste nel fornire credibilità alla menzogna in cambio di consistenti profitti. Grandi poteri, visibili e non, hanno cooptato intellighenzie a destra e a sinistra in misura straordinaria.
Quando si accetta di mentire a sé stessi, alla fine si ricorre a tutte le categorie di pensiero per giustificare e auto-giustificarsi, compresi gli stereotipi e le leggende. «La Palestina terra senza popolo e gli ebrei popolo senza terra» ad esempio. Ma «i fatti sono al di là dell'accordo e del consenso... I fatti sgraditi possiedono un'esasperata ostinazione che può essere scossa soltanto dalle pure e semplici menzogne» (Hanna Arendt).
La Palestina, di ieri e di oggi, ha messo a nudo l'ipocrita illusione, le falsità create ad arte dalle «civiltà superiori», dai baluardi della democrazia e dei diritti umani, le irrilevanze del diritto internazionale quando non è funzionale agli imperi. Nonostante i suoi mille cantori, il colonialismo genocida resta nudo e ridicolo quanto il superbo tiranno dell'antica fiaba.
Brano letto da Gaetano Vacca in occasione dell'evento "La musica contro il silenzio, cntro l'apartheid e il genocidio in Palestina" che si è tenuto a Massa domenica 29 giugno 2025.