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Non è censura se si tratta di Gaza: fotoreporter fuori dal festival

Il fotoreporter Mattia Bidoli non è stato ammesso al Treviso Photographic Festival 2026 (Tpf), un concorso di fotografia documentaristica e di strada che si tiene in autunno nella cittadina veneta, il motivo è il contenuto del suo progetto: un reportage fotografico dalle strade di Gaza. La decisione, ha spiegato la direzione del concorso, sarebbe stata presa su indicazione della digos: non si può parlare di Gaza perché al festival potrebbero presenziare dei politici. «Non possiamo proprio», hanno scritto a Bidoli da Tpf in un messaggio che lui ha reso pubblico.

SI LEGGE DALLE CHAT: «Su direttiva della digos non possiamo presentare foto che parlano di questo, soprattutto da Gaza. Non possiamo proprio». Si tratterebbe di un intervento da parte della polizia in decisioni che riguardano la linea artistica. Secondo quanto riferito al reporter nello scambio di messaggi, la direzione del festival avrebbe ricevuto una telefonata dalla digos, in cui i poliziotti chiedevano se fosse prevista la presenza di materiale da Gaza. Di fatto il reporter non ha nemmeno presentato le foto al concorso, è riuscito a consegnare solo la spiegazione del progetto. Dalla rassegna il no è stato così motivato: «Siamo un festival di street photophy». Invece sul sito si legge che si occupano anche di reportage e documentari. Dalle conversazioni tra Bidoli e Tpf si evince che la preoccupazione riguarda l’eventuale «presenzieranno di politici». La questione si è risolta fermando la partecipazione di Bidoli. Interpellata dal manifesto, la polizia ha dato la sua versione: hanno, sì, chiesto espressamente all’organizzatore «la tipologia delle opere in esposizione» ma «per predisporre il servizio ugr (personale sul posto, ndr) e vigilanze delle volanti per prevenire qualsiasi possibile sollevazione».

POI, ANCHE A SEGUITO dei contenuti postati da Bidoli, la polizia ha aggiunto: «Per fortuna abbiamo gli audio del Tpf in cui si scusano per averci nominato, ci siamo informati sulle foto ma non avremmo mai potuto porre veti sul contenuto del festival». Tpf ha anche comunicato a Bidoli che se il fotoreporter fosse stato ammesso, avrebbero difeso la loro scelta, ma dato che il loro festival si occupa di fotografia “street”, l’hanno scartato. Invece, al manifesto hanno dato una versione diversa: «C’è stato un errore di comunicazione. Non c’è nessuna censura, non esiste. La digos ha chiamato noi come qualsiasi altro festival». Per sapere «cosa stavamo divulgando, chiedendo anche se fosse prevista la presenza di politici durante l’inaugurazione». E ancora: «Volevano capire, vista la situazione internazionale di tensione».

Sui social è nato un caso tra loro e Bidoli: sul profilo Instagram di Tpf tre post, sfondo nero e lettere bianche, recitano: «Scegliamo noi le foto», «No alle censure», «No ai genocidi». Nessuna ulteriore didascalia o giustificazione. Secondo Tpf, inoltre, ci sono evidenti ragioni di spazio e organizzazione a monte della loro decisione: un progetto come quello di Bidoli necessita di uno spazio a se stante, nonché di una pianificazione diversa rispetto a un festival di strada, dove viene pubblicata una sola foto per candidato.

Eppure, non è la prima volta che lavori da zone di conflitto vengono accettati alla mostra, e il festival lo ha confermato.

A DIRE IL VERO BIDOLI, che oltre a essere reporter fotografico da zone di conflitto è anche un operatore umanitario in contesti ospedalieri, si è candidato il 18 marzo con una proposta di reportage dalle vie di Gaza, a testimonianza delle condizioni sanitarie e di cura nella Striscia. Ma non ha presentato alcun materiale fotografico. Al manifesto ha raccontato che «alla luce delle comunicazioni ricevute» dal Tpf, «è difficile separare nettamente i due livelli»: i contenuti e la mancanza di strutture adeguate per la presentazione del progetto. «Quello che è certo è che non si è trattato di una valutazione esclusivamente artistica o editoriale del mio progetto». Nessuno scandalo in precedenza per foto di guerra.

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Fonte:

il Manifesto del 27 marzo 2026

https://ilmanifesto.it/non-e-censura-se-si-tratta-di-gaza-fotoreporter-fuori-dal-festival