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Quando i lavoratori scioperano, la macchina della guerra si ferma

I lavoratori portuali, I vari sindacati di rappresentanza e molte reti di solidarietà hanno bloccato le navi “Zim”, disattivato le petroliere dirette ad Ashkelon, e si sono rifiutati di eseguire operazioni di carico/scarico di forniture per l’approvvigionamento della catena militare di Israele.

In tutta Europa, così come in America Latina, i lavoratori portuali stanno dando prova di una verità semplice: quando i lavoratori scioperano, la macchina della guerra si ferma.

Adesso tutto questo deve estendersi ad una scala globale.

Facciamo appello a tutti i sindacati, ai lavoratori portuali e ai vari comitati di lavoratori di ogni dove: sostenete l’escalation dell’embargo alle forniture energetiche partito dal basso, diffondetelo e prendetene parte.” – Greta Thunberg

Segue la traduzione dei testi delle immagini allegate da Greta Thunberg al suo post.

  • “Dalle banchine alle strade – I lavoratori stanno facendo blocco.”
  • “Nella giornata del 3 ottobre 2025, più di due milioni di lavoratori hanno accolto con grande attenzione la chiamata all’appello della più grande organizzazione sindacale italiana, la “Confederazione Generale Italiana del Lavoro”, unitasi alle iniziative dal basso organizzate dalla Unione Sindacale di Base – USB per <fermare il genocidio> in solidarietà con la Global Sumud Flotilla; si sono bloccati i principali porti e città italiane – Napoli, Livorno, Genova e Salerno – per più di 24 ore. A partire da quel giorno, lo sciopero generale dell’Italia si è ripetuto anche in Spagna e Belgio, facendo vedere a tutti come i sindacati dei lavori portuali, le associazioni di rappresentanza del commercio e quelle di solidarietà con la Palestina possono coordinare insieme le loro battaglie in uno spirito solidaristico internazionale che attraversi ogni frontiera, spezzando l’adagio del “va semplicemente tutto come al solito”
  • “Blocchiamo tutto”. 1) Dal 22 Settembre al 2 Ottobre 2025 i lavoratori portuali italiani hanno coordinato e messo in atto un’escalation delle loro azioni civili. La loro iniziativa sindacale partita dal basso ha bloccato in diverse occasioni le navi “Zim 04” dirette in Israele. Per cinque giorni è stato impedito l’attracco alla nave “Zim Virginia” in navigazione al largo delle coste toscane; questo grazie al rifiuto dei lavoratori portuali di farla attraccare. 2) A metà Settembre 2025, 2000 manifestanti si sono riuniti a Genova dopo aver appreso dalla cronaca che diversi containers stoccati nel porto erano collegati a spedizioni “israeliane”. Le richieste sono state molto chiare: un rifiuto dell’attracco e delle operazioni di scarico delle merci presenti sul container “New Zealand”. 3) La nave “Zim Iberia” è stata interessata da un rifiuto analogo presso il porto di Livorno nella giornata del 3 Ottobre 2025.
  • Ma i lavoratori portuali italiani non si sono limitati a bloccare le navi della “Zim”. Nel mese di Settembre alla “Seasalvia”, nave-cisterna battente bandiera maltese, è stato impedito dalle autorità portuali italiane di caricare 30000 tonnellate di greggio destinato ad Israele, e questo a seguito delle pressioni dell’Unione Sindacale di Base – USB e del movimento dei comitati di base COBAS. La petroliera, che avrebbe dovuto caricare petrolio greggio destinato a Ashkelon in Israele – proprio dove le autorità israeliane volevano che la Global Sumub Flotilla attraccasse invece di raggiungere Gaza - è stata bloccata e non ha potuto entrare nel porto di Taranto, essendosi appreso che il petrolio stesso era destinato alle forze aere israeliane. La Eni, proprietaria della raffineria, è stata costretta a revocare unilateralmente l’autorizzazione all’attracco della nave al proprio molo.
  • La solidarietà attraversa i mari. I lavoratori portuali spagnoli e la rete di solidarietà di Cadice e Gibilterra si sono imposti a forza sulla nave Santorini in acque internazionali, dove continuava a navigare illegalmente tenendo spento l’impianto di tracciamento. Questa rotta nascosta rimane un’arteria principale per la fornitura di combustibile militare alla macchina da guerra israeliana, e fa anche ricordare che i lavoratori possono soffocare le vie di trasporto di combustibile che alimentano il genocidio. I poteri imperiali complici del genocidio non fanno valere alcuna distinzione tra la catena di forniture militari e quella di approvvigionamento militare. Attraverso il complesso che fornisce combustibile militare, la stessa entità genocidiaria continua ad attingere da un’ininterrotta fornitura energetica. Nel 2024 diverse indagini hanno evidenziato che navi quali la “Overseas Santorini” hanno consegnato 300000 “military grade jet fuel – (JP 8) all’istituzione sionista.
  • Lavoratori riuniti. Niente petrolio al genocidio! Se i lavoratori portuali impegnati in prima linea in azioni concrete per fermare il genocidio non fanno distinzione tra armi e fonti energetiche destinati all’entità dei colonizzatori, perché dovremmo farlo noi?

I lavoratori dell’America latina, veri attori del cambiamento, hanno la potenzialità di attuare e mantenere effettivo l’embargo energetico nei confronti di un intero popolo, e questo a partire dal basso. Oggi, dobbiamo sostenere la battaglia per assicurare che le risorse siano messe a servizio di un popolo civile, non di un impero o di un genocidio.

A dispetto delle sanzioni deliberate da Stati, le compagnie si sono adattate cercando scappatoie per continuare a fornire energia all’apartheid e al genocidio.

  • L’istituzione del “Boicottaggio del Carbone – Coal Boycott”. Uno sguardo dentro la campagna volta a rompere la relazione tossica tra l’industria mineraria colombiana e il militarismo israeliano.

“Una quantità totale di 1 milione di tonnellate di carbone colombiano è stata riversata nella rete di approvvigionamento di Israele, equivalente a circa i due terzi del quantitativo medio del periodo precedente la messa al bando. Quasi un anno dopo… le navi di Drummond si sono assicurate che la Colombia rimanesse il principale fornitore di carbone dell’occupazione.”

Analogamente, diverse compagnie brasiliane hanno evidenziato una diminuzione delle loro esportazioni dirette allo Stato genocida; il tutto, però, facilitando un flusso continuativo di greggio brasiliano allo Stato sionista attraverso mediatori esteri.

  • Questa via di fornitura di greggio brasiliano ad Israele per mantenere in funzione la macchina genocida, attraverso un passaggio dall’Italia, mostra la necessità di patti di solidarietà transnazionali nella lotta per assicurare che neanche una goccia di greggio brasiliano vada all’istituzione sionista. Un passaggio tratto dall’Indagine Speciale (sul tema): “Questo è il modo in cui la Petrobras triangola la sua esportazione di greggio attraverso l’Italia per alimentare la macchina genocida dello Stato.”
  • Dal Brasile al Mediterraneo: una chiamata all’escalation della protesta! Le solidarietà transazionali sono un fattore chiave per assicurare che nè una sola goccia di greggio brasiliano né il carbone colombiano vadano all’istituzione sionista. Facciamo in modo di far crescere la nostra solidarietà con la Palestina per interrompere in ogni dove la complicità delle compagnie energetiche che operano in Brasile, Italia, Stati Uniti e Svizzera. La battaglia per assicurare che le nostre fonti energetiche siano a servizio di un popolo, e non di un impero e di un genocidio, prende adesso la forma di un appello ai sindacati dei lavoratori portuali italiani che possono imporre un embargo energetico esteso oltre i confini della complicità della loro stessa Nazione, e a loro possono affiancarsi i lavoratori brasiliani.

Fonte dei contenuti postati da Greta Thunberg e sopra tradotti in italiano: “The Palestinian Institute for Climate Strategy”

Post Facebook di Greta Thunberg del 19 Novembre 2025, sul suo account social media ufficiale” (traduzione Andrea De Casa)

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