“La guerra, l’occupazione e il genocidio generano alcune delle più consistenti emissioni di anidride carbonica sulla Terra; tuttavia, l’UNFCCC (“United Nations Framework Convention on Climate Change – Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico”) non richiede agli Stati di rendere conto di tali quote. Questa scappatoia normativa è stata posta in essere dagli Stati più potenti, viene mantenuta mediante pressioni politiche e rimane una delle più grandi zone d’ombra nella gestione globale del clima. La situazione a Gaza ha messo in luce la portata di questo silenzio: circa 2 milioni di tonnellate di CO2 sono state emesse dal genocidio in corso, e decine di milioni in più provengono dalle macerie; si tratta di una quota di emissioni di Carbonio equivalente a quella annuale di interi Paesi.
In occasione della COP30 abbiamo fatto esplicita richiesta affinché le emissioni derivanti dalle attività militari, dalle guerre e dalle occupazioni in corso vengano incluse nel computo delle quote totali prodotte a livello globale.
Non può esserci alcuna Giustizia Climatica finché non si produce una stima dell’impatto delle guerre.
Non può esserci alcuna Giustizia Climatica senza una Palestina Libera.” – Greta Thunberg
A seguire, le traduzioni in italiano dei testi dell’infografica allegata dall’attivista al suo post:
“Il costo climatico della guerra è esente da doveri di rendicontazione
Guerra. Occupazione. Genocidio. Le più distruttive emissioni di gas-serra al mondo non sono ancora rendicontate nelle politiche per la tutela del clima globale; e questo per via di un preciso disegno.
L’osservanza dei regolamenti della UNFCCC non richiede agli Stati di relazionare su:
- Emissioni militari
- Emissioni da conflitti armati
- Emissioni dovute ad occupazioni
- Emissioni delle opere di ricostruzione
Fonti: “CEOBS” (2023); “UNFCCC Military Submission” (2023)
Come è stata creata la scappatoia normativa
Protocollo di Kyoto (1997)
Gli Stati Uniti e la NATO hanno insistito per l’esenzione di tutte le emissioni militari (dal computototale, ndr)
Alcune relazioni controverse si riferivano a minacce alla “sicurezza nazionale”
Alcuni Stati hanno accettato di mantenerle nel trattato
Accordo di Parigi (2015)
- La suddetta esenzione è stata mantenuta
- La rendicontazione è su base volontaria; molte nazioni non rendicontano niente.
Questa scappatoia è stata una decisione politica, non una di cararttere scientifico.
Fonti: “National Security Archive”; “CEOBS – History of Military Exemptions”; “QMUL – Confronting Military Emissions” (2024)
Gaza: il costo in emissioni di Carbonio del genocidio
Impatto climatico verificato:
- Da 281000 a 450000 tonnellate di CO2 nei primi 60 giorni
- Circa 1,89 milioni di tonnellate di CO2 nell’arco di 15 mesi (dei quali circa il 99% proveniente dalle operazioni israeliane)
- Da 39 a 50 milioni di tonnellate di macerie
- Distruzione dell’80% degli alberi e del 38% delle terre per agricoltura e allevamenti
- Collasso dell’approvvigionamento energetico solare, del sistema fognario, di distribuzione idrica e dell’agricolture => Imponenti future emissioni dannose.
(La situazione di) Gaza mette in luce ciò che l’UNFCCC ancora si rifiuta di rendicontare.
Fonti: “Climate & Community Project” (20023-2024); “The Guardian” (2025); “Rinnovabili” (2025); “UNEP” (2024); “FAO/OCHA” (2024)
L’importanza di rendicontare le emissioni militari.
Quando non si conteggiano le emissioni climalteranti delle guerre:
- Gli effetti delle guerre in termini di emissioni carboniche paiono uguali a zero.
- L’occupazione sembra “innocua sul piano ambientale”.
- Gli Stati operano un “greenwashing” nella loro amministrazione dell’ambiente.
- Vengono cancellati i danni ambientali sofferti dei popoli occupati.
Le emissioni indotte dalle guerre costituiscono la più vasta categoria di emissioni non misurate né monitorate sulla Terra.
Fonti: “SIPRI Military Emissions Brief”; “UNFCCC GST Submission”
Cosa possono fare i cittadini
- Esercitare pressione sui propri governi. Richiedere l’istituzione di una relazione obbligatoria sulle emissioni derivanti da guerre e attività militari da parte della UNFCCC
- Incalzare le ONG. (Ove sia il caso, ndr) chiedere come mai le più grandi fonti di emissioni climalteranti non siano annoverate tra le criticità da affrontare.
- Portare cartelloni con scritte dedicate in occasione di scioperi e manifestazioni, del tipo: “Rendicontare subito le emissioni militari” – “Count Military Emissions Now” o “Con le occupazioni nessuna Giustizia Climatica” – “No Climate Justice Under Occupation”
- Sostenere i Palestinesi, tutte le Popolazioni Native e i Movimenti di opposizione alla guerra
- Esigere trasparenza da parte dei fornitori di armi ed equipaggiamenti militari.
- L’assunzione di responsabilità è indotta dall’azione della comunità tutta
Fonti: “CEOBS Action Guidance”; - “SIPRI” (2023-2024)
“I massimi sforzi per la Palestina e il pianeta.”, 29/11/2025, - Greta Thunberg (Traduzione Andrea De Casa); post dalla Pagina Facebook dell’attivista