Basta morti nel settore del marmo a Massa Carrara
- Accademia Apuana della Pace
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Dopo le due vittime di quindici giorni fa in cava, un'altra morte nella filiera del marmo.
Non è né destino, né casualità...
“Omicidi bianchi”: la sicurezza sul lavoro non e' piu' un diritto ! Che cosa fare?
- Umberto Franchi
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Si chiamavano Federico Benedetti di 46 anni e Roberto Ricci Antonioli di 55 anni, spazzati via per 30 metri e sepolti da 2000 tonnellate di roccia in una cava del marmo di Colonnate (Carrara). Un terzo lavoratore è rimasto ferito , ne navrà per 30 giorni.
Una comunità in lutto
- Marco Rovelli
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La nostra città, in questi giorni, porta il lutto. E non un lutto finto, di prammatica: quelle due morti sono davvero sentite come una lacerazione profonda da questa comunità. Lo si è visto ai funerali, ieri. C'è un radicamento profondo alla terra, da queste parti apuane, e qui terra significa anzitutto montagne.
Non ha lacrime mamma Paola
- ComboniFem - Redazione Newsletter Suore Comboniane
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Non ha lacrime mamma Paola. Ha il pianto aggrappato al dolore per aver perso Giulio.
Giulio, quel figlio che ha riconosciuto dalla punta del naso.
Giulio, morto troppo presto, come tutti quei figli e figlie che vanno via prima delle madri.
Giulio, morto di torture nel 2016, come tante e tanti egiziani fino a oggi. Sua madre lo denuncia in modo chiaro quel che non è segreto, quel che dall’altra parte del mare si finge di non sapere.
Sul 22 marzo a Bruxelles: la violenza non regna
- Enrico Peyretti
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La filosofia dell'uomo occidentale, oggi globalizzata, è duplice:
Fermare le stragi nell'unico modo possibile
- Peppe Sini
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Le stragi che oggi hanno insanguinato Bruxelles ci colmano di orrore e di terrore, di lacrime e lutto, di un muto sgomento e di un dolore insostenibile.
La memoria recente deve essere memoria presente
- ComboniFem - Redazione Newsletter Suore Comboniane
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È appena trascorsa la Giornata della Memoria, ricca, come ogni anno, di commemorazioni e appuntamenti da più parti. Memoria dovuta si è detto, perché chi non ricorda il passato non può costruire il presente, perché per edificare il futuro serve conoscere il passato. Tutto vero. Ma la memoria recente deve essere memoria presente. Deve essere memoria di quel che ci accade attorno, deve essere memoria che non solo commemora ma agisce, che non si limita a ricordare i genocidi di ieri ma affronta quelli di oggi, che non si placa nella narrazione di storie passate, ma si fa voce delle storie recenti, che ci parlano dei respingimenti e delle nuove barriere, dei rastrellamenti degli oggetti di valore dei profughi, di vagoni sigillati per evitare che i migranti scendano, di tatuaggi numerici in braccia migranti, dei palestinesi e delle loro terre occupate, dei siriani e delle loro fughe, dei musulmani e cristiani uccisi per il loro credo.
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