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Se devo morire

Se devo morire

Tu devi vivere

Per raccontare la mia storia,

per vendere le mie cose,

per comprare un pezzo di stoffa

e qualche filo

(fallo bianco, con una lunga coda),

così che un bambino, da qualche parte a Gaza,

fissando il cielo negli occhi,

aspettando suo padre che è partito tra le fiamme -

senza dire addio a nessuno,

neanche alla sua carne,

neanche a sé stesso -

veda l'aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu, volare alto

e pensi, per un momento, che lassù ci sia un angelo

che riporta l'amore.

Se devo morire,

che porti speranza,

che sia una storia


Refaat Alareer insegnava Letteratura inglese all'Università Islamica di Gaza, più volte distrutta dai bombardamenti israeliani. La rapida e sistematica distruzione di università, scuole, centri culturali e siti archeologici rivela uno degli aspetti più tragici di questo genocidio: la sua premeditazione. Le storie insegnano la vita - scriveva Alareer - anche se l'eroe soffre o muore. E ai suoi studenti diceva " scrivere è una testimonianza, un ricordo che sopravvive ad ogni esperienza umana, ed è un obbligo di comunicare con noi stessi e con il mondo. Abbiamo vissuto per una ragione: raccontare storie di perdita, sopravvivenza e speranza.

La poesia "Se devo morire" è stata pubblicata in rete dall'autore pochi giorni prima di essere ucciso da un raid mirato dell'esercito israeliano il 6 dicembre 2023. Aveva scritto la poesia nel 2011per la figlia Shymaa, uccisa anche lei nell'aprile del 2024 da un attacco israeliano insieme al marito e al figlio di due mesi.