Questo ciclo di interviste verrà utilizzato nei momenti formativi realizzati dall'Associazione.
Pubblichiamo, come
approfondimento alla nonviolenza, questa intervista, a Daniela Musumeci,
insegnante di filosofia e storia a Palermo, impegnata nel mondo
dell'associazionismo ha fatto parte dell’Associazione siciliana delle donne per
la lotta contro la mafia, realizzata da Paolo Arena e Marco Graziotti, della
redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione
nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta
che si svolgono settimanalmente a Viterbo.
Questo ciclo di interviste verrà
utilizzato nei momenti formativi realizzati dall'Associazione.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come è avvenuto il suo
accostamento alla nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Già da ragazzina ho letto La forza di amare di
Martin Luther King, ma è stato dopo il Sessantotto che la questione della
violenza come strumento di ribellione e di rivoluzione politica mi si è posta
seriamente; leggevo contemporaneamente Lenin e Gandhi, Angela Davis, Paramansa
Yogananda e Che Guevara; discutevo per ore con compagne e compagni nelle
assemblee e nei gruppi nati dal movimento studentesco e, d’istinto, rifiutavo
il sangue, l’offesa, non mi sembravano soluzioni; prestavo orecchio però alle
critiche dei marxisti-leninisti che mi accusavano di velleità; a lungo dunque
l’enigma della violenza è rimasto a rodermi l’anima.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalità della
nonviolenza hanno contato di più per lei, e perché?
- Daniela Musumeci: Oltre ai nomi già citati, c’è stato don Milani,
specie da quando ho cominciato a insegnare e ho capito, non più da alunna ma da
docente, il potere selettivo della scuola di classe. Devo aggiungere che oggi
il problema è molto diverso da allora: oggi tutti, ricchi e poveri, posseggono
solo duecento parole e molte meno idee e il discrimine non si taglia solo sul
reddito dei genitori, ma sull’apertura mentale, sull’indipendenza dalla
videocrazia.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di
leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri
sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e
scolastica?
- Daniela Musumeci: Qualcuno l’ho già citato prima: Teoria e
pratica della nonviolenza di Gandhi, ma anche la sua autobiografia; La forza di
amare di Martin Luther King; Autobiografia di uno yogi di Paramansa Yogananda;
Siddharta di Hermann Hesse; Lettera a una professoressa di don Milani e
L’obbedienza non è più una virtù (questi i più facili) e poi gli scritti di
Aldo Capitini, di Danilo Dolci (specie Banditi a Partinico e Racconti siciliani
e le poesie come Il limone lunare), gli scritti di Vandana Shiva (per esempio,
Le guerre dell’acqua) e di Arundhati Roy; i saggi economici di Amartya Sen e le
raccolte di Maria G. Di Rienzo; e poi la filosofia più ardua, l'Ethica di
Spinoza, Vita activa e La banalità del male di Hannah Arendt, i Quaderni e La
prima radice e anche La condizione operaia di Simone Weil.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in
corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e
degne di essere sostenute con più impegno?
- Daniela Musumeci: Greenpeace, Emergency, Amnesty International,
Medici senza frontiere.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene più
necessario ed urgente un impegno nonviolento?
- Daniela Musumeci: Contro le guerre e contro il degrado
ambientale, ivi inclusa la salvaguardia della biodiversità e di tutti gli
animali e le piante in pericolo: la compassione buddista, diversamente
dall’amore cristiano, include ogni essere vivente. C’è poi l’immane questione
delle grandi migrazioni che da sempre hanno costituito gli spartiacque tra le
epoche storiche: non saranno mai le leggi razziste a frenare i popoli che
fuggono il dolore, la fame, la paura della morte; il nostro impegno di
operatori nonviolenti dovrebbe andare nella direzione della presa di coscienza
che un altro sistema economico, fondato sulla solidarietà anziché sullo
sfruttamento, è non solo possibile ma necessario.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni,
campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la
nonviolenza organizzata oggi in Italia?
- Daniela Musumeci: Il centro siciliano di Mirto che si ispira a
Danilo Dolci ed è coordinato da suo figlio Amico (c’è un sito, anzi più d’uno,
cui fare riferimento), per esempio; indico questo poiché immagino che ogni
intervistato debba partire da sè! E dunque anche il Centro siciliano di
documentazione contro la mafia “Giuseppe Impastato” e la Casa della Memoria di
Cinisi (Pa).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e
quali sono le sue caratteristiche fondamentali?
- Daniela Musumeci: Tanto è stato detto, scritto e praticato in
proposito! Ci provo: non aver paura del conflitto ma nominarlo, riconoscerlo e
gestirlo, dando all’altro/a da noi realtà, ossia affrontandolo con pieno
rispetto, invece di annientarlo o disprezzarlo; mettersi in gioco per trovare
una mediazione equa. Ma soprattutto assumersi tutto il rischio della
responsabilità di ogni decisione.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e femminismo?
- Daniela Musumeci: La storia del femminismo è lunga un secolo e
forse sarebbe più esatto parlare di femminismi: quello rivendicazionista
dell’emancipazione poteva anche essere aggressivo, come è accaduto nel lesbismo
statunitense; il pensiero della differenza di genere di matrice europea,
invece, è nato nel rispetto e nella valorizzazione delle molteplici identità
sessuali, politiche, religiose, culturali, ha riconosciuto come pratiche
fondative la relazione e il partire da sè, in sostanza ha fatto propri tutti
gli atteggiamenti basilari della politica della nonviolenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza ed ecologia?
- Daniela Musumeci: In radice, come dicevo prima, la compassione
buddista: la consapevolezza che costituiamo un universo condiviso, minerale
vegetale animale umano, un tessuto di corrispondenze cui tutte e tutti
apparteniamo e che siamo chiamati a custodire con amore, un circolo amoroso nel
quale soltanto possiamo individuarci. Dunque non solo un dovere, ma una
dimensione esistenziale senza la quale non può esserci nè autenticità nè
felicità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti
umani di tutti gli esseri umani?
- Daniela Musumeci: Sono lo stesso.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e lotta antimafia?
- Daniela Musumeci: Quando organizzammo uno sciopero della fame a
staffetta dopo le stragi del ’92, restando per un mese in piazza,
soprannominate “le donne del digiuno”, qualcuno ci disse che la nostra
testimonianza era come un’aspirina contro il cancro o come la panna montata
contro i kalashnikov; pure lasciammo un piccolo segno; il procuratore capo Giammanco
fu “promosso” e trasferito e Caselli ricostituì il pool di Caponnetto; riviste
e tv internazionali ci intervistarono e nel mondo si parlò per un poco non solo
di mafia, ma anche di lotta nonviolenta alla mafia. È certo però che il lavoro
antimafia nonviolento per eccellenza è quello che si conduce nelle scuole,
sulle orme della maieutica reciproca che ci ha insegnato Dolci.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali
sfruttate ed oppresse?
- Daniela Musumeci: La disoccupazione, le nuove tipologie di lavoro
a tempo determinato o comunque precario, l’insicurezza circa il futuro delle
nuove generazioni sono le piaghe dei paesi industrializzati, mentre i capitali
si aggregano in flussi migratori decisamente inversi rispetto ai movimenti di
massa degli esseri umani. Le strategie di contrasto non possono più, a questo
punto, concentrarsi in un ristretto orizzonte nazionale. Il movimento no
global, da Seattle in poi, ha significato questo, ma la risoluzione sbrigativa
e magari immediatamente gratificante della rivolta violenta non approda a
nulla, anzi consente ai media controllati proprio dai grandi capitali di
criminalizzare la protesta. La nonviolenza chiede una grande creatività:
inventarsi nuove pratiche giorno per giorno, per stupire con mosse spiazzanti
chi ci vorrebbe ripetitivi e retrò e ancor più per risvegliare giovani
coscienze.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?
- Daniela Musumeci: Ancora una volta, tutto si lega. Ma credo che
oggi in Italia, dove i telegiornali parlano solo di calcio, di clima, di
gossip, di cronaca nera e bisticci di Palazzo, sia necessaria innanzi tutto la
controinformazione. Per sapere cosa sta accadendo in Sierra Leone, in Eritrea o
a Gaza oggi è necessario collegarsi con la Bbc come un tempo con Radio Londra!
Le reti informatiche in questo senso hanno a mio parere una fortissima valenza
comunicativa e politica. Come scriveva Dolci, comunicare (nella reciprocità) è
diverso da informare (in modo unidirezionale).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e pacifismo?
- Daniela Musumeci: La nonviolenza è un valore aggiunto rispetto al
pacifismo: non chiede solo di opporsi alla guerra, ma anche di cambiare
atteggiamento rispetto al “nemico” auspicando un perdono reciproco e una
reciproca “conversione”... Certo non è facile nè immediatamente possibile...
c’è da fare un gravoso lavoro di correzione di se stessi...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e antimilitarismo?
- Daniela Musumeci: Senza nonviolenza non può esserci
antimilitarismo, ma non è vero il contrario: ancora una volta la nonviolenza è
innanzitutto una scelta etica ed esistenziale, da cui conseguono certe scelte
politiche.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e disarmo?
- Daniela Musumeci: Il disarmo è un fine politico per cui dobbiamo
batterci indefessamente; la nonviolenza è un habitus ininterrotto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?
- Daniela Musumeci: Salute significa innanzi tutto dignità, decoro,
condizioni di vita serene che consentano a ciascuno/a di essere pienamente se
stesso/a e di sentirsi parte di una comunità che ha bisogno del suo contributo
e che lo/la fa sentire utile: il diritto alla salute è il diritto ad esistere
come persona ed essere riconosciuta come tale... forse il primo diritto per cui
battersi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e psicoterapie?
- Daniela Musumeci: Ho rinunciato al mio lavoro di psicologa quando
ho scoperto di avere strumenti per penetrare nelle anime degli altri che restavano
loro sconosciuti e mi davano potere; certo ho continuato ad utilizzare le mie
competenze tutte le volte che mi giungeva una richiesta d’aiuto (ricordo
un’alunna stuprata, per esempio), ma sono convinta che sia necessaria
un’estrema delicatezza nell’accostarsi alle sofferenze di chi ci si rivolge per
una confidenza. C’è una vecchia canzone dell’Equipe 84 che dice: "nel mio
cuor, nell’anima, c’è un prato verde che mai nessuno ha mai calpestato nessuno,
se tu vorrai conoscerlo, cammina piano perché nel mio silenzio anche un sorriso
può fare rumore...".
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra
nonviolenza e informazione?
- Daniela Musumeci: L’informazione, o meglio la comunicazione,
nonviolenta è l’opposto della videocrazia e dell’omologazione. Penso la sua
arma migliore possa essere l’ironia (i Guzzanti, ad esempio): una risata vi
seppellirà, si diceva nel Sessantotto. La nonviolenza può e deve rivelare che
il re è nudo!
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione filosofica?
- Daniela Musumeci: Un’antropologia olistica alternativa al
dualismo anima-corpo di matrice platonico-cristiana; un’etica olistica che
includa nell’amore l’intero universo, con il recupero delle filosofie orientali
e di Spinoza; un atteggiamento di apertura e di ascolto anche da parte di chi
ha compiuto scelte di campo precise ma non ossessivamente esclusive
(cattolicesimo, comunismo, femminismo).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione delle e sulle religioni?
- Daniela Musumeci: L’urgenza di avviare un dialogo interreligioso
che non sia meramente formale ma si impegni seriamente a smascherare i
fondamentalismi d’ogni matrice e provenienza per rintracciare i valori comuni.
L’induismo dei Tamil e il buddismo credo siano su questa strada, come pure la
chiesa valdese e il sufismo. Da anni mi occupo di dialogo interreligioso nelle
scuole e devo dire che ho incontrato disponibilità, ma anche resistenze: sembra
che per molti l’atteggiamento giusto sia quello di dire ”parliamo pure, abbiamo
qualcosa in comune, ma la mia religione è la migliore, per non dire l’unica
vera”!.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione sull'educazione?
- Daniela Musumeci: T’insegno e imparo; m’insegni e impari. La
maieutica reciproca di Danilo Dolci o, se vogliamo, la pedagogia dell’amore di
Agostino contro ogni indottrinamento e autoritarismo.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione sull'economia?
- Daniela Musumeci: La consapevolezza che viviamo tutti su un unico
pianeta che, come diceva Gandhi, ha risorse per sfamare tutti ma non per
appagare l’avidità di pochi. Un ripensamento critico del modello capitalistico
e un suo superamento nella direzione della solidarietà è insomma non solo un
dovere etico ma una necessità di sopravvivenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione sul diritto e le leggi?
- Daniela Musumeci: Già Platone, nel Politico, avvertiva due limiti
inevitabili nella legge: il suo carattere coercitivo, che non suscita
l’assunzione di responsabilità ma solo il rispetto di un obbligo per paura di
una punizione, e la sua universalità, che elimina tutte le differenze, facendo
della “persona” giuridica una “maschera vuota”, come dirà molto più tardi
Hegel. Il contributo della nonviolenza è nella pratica della disobbedienza
civile, della resistenza passiva, dell’obiezione di coscienza alle leggi
ingiuste, non rivolta cieca contro lo Stato ma proposta di un cambiamento delle
regole o di una loro maggiore duttilità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione sull'etica e sulla bioetica?
- Daniela Musumeci: Il rispetto della libertà della persona, il
rispetto delle sue scelte e delle sue decisioni, fintanto che non feriscono
altri. Senza scadere nel delirio di onnipotenza circa la manipolazione dei
confini di vita e morte, salute e malattia ed eugenetica, è necessario che
ciascuno sia libero di decidere come e quando morire, alla maniera degli
antichi saggi stoici e dei vecchi capi indiani; che ogni donna possa decidere
liberamente di assumersi l’impegno e la gioia della maternità; che la ricerca
scientifica possa utilizzare tutte le sperimentazioni possibili per trovare
strategie di guarigione alle malattie autoimmuni e genetiche in genere.
Eutanasia, contraccezione, interruzione responsabile e accompagnata di una
gravidanza, fecondazione artificiale, ricerca sulle cellule staminali... tutto
questo attiene soprattutto alla coscienza individuale e “non normare” è forse
il solo atteggiamento rispettoso che Stati e Chiese possano assumere, almeno a
parer mio. L’unica norma insomma è l’amore: ovunque l’amore sia il movente e il
fine non può esserci male. "Ama et quod vis fac", diceva Agostino, ed
era uno che di amore se ne intendeva, sacro e profano!
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione sulla scienza e la tecnologia?
- Daniela Musumeci: La nonviolenza insegna qui una cosa importante:
non si possono separare mezzi e fini, non si possono conseguire obiettivi
nonviolenti con strumenti violenti. Sono da respingere il machiavellismo come
pure il motto latino “si vis pacem, para bellum”: "non si può spegnere il
fuoco col fuoco" recita un proverbio africano. E dunque nella ricerca, se
il fine è il miglioramento della qualità della vita dell’umanità tutta, gli
orientamenti, i percorsi e i risultati devono esservi congrui.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla
riflessione storica e alla pratica storiografica?
- Daniela Musumeci: Credo, innanzi tutto, un’attenzione alla storia
sociale, alla storia dei popoli che passano sulla loro terra senza lasciare
traccia, come scriveva Manzoni nella prefazione all’Adelchi, e dunque ancora
una volta il rifiuto di Machiavelli e del pragmatismo: non sono gli eroi a fare
la Storia ma la gente comune con le sue storie, come avvertiva Tolstoj, grande
esempio di nonviolenza, in Guerra e pace.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative
nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo
caratterizzerebbe?
- Daniela Musumeci: È l’opposto della dittatura della maggioranza
che s’instaura quando si contano i voti; è la costruzione di una democrazia
autenticamente assembleare e consiliare: il dibattito è finalizzato non a una
decisione drastica fra mozioni contrapposte, come nella democrazia
rappresentativa e delegata, ma alla costruzione di una posizione nuova che
emerga dall’interazione di tutte le ipotesi in gioco, genera una dialettica,
inevitabilmente conflittuale, ma tesa alla sintesi e non all’annientamento o
alla messa all’angolo dell’avversario.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della
nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene più
importanti, e perché?
- Daniela Musumeci: Ho sperimentato più volte in classe la
maieutica reciproca di Danilo Dolci col suo circle time, sia per l’emersione e
la risoluzione dei conflitti nel gruppo sia per laboratori esperienziali
intorno a concetti filosofici, come la visione di Dio o la morte. Ha sempre
funzionato, soprattutto perché mette tutti a proprio agio e consente a ciascuno
di parlare, sensibilizzando anche i più timidi, spesso i più bisognosi d’aiuto,
a prendere parola.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la
formazione alla nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Credo sia propedeutica una conoscenza della
Storia, studiata in modo spregiudicato e finalizzata alla “messa in valore
dell’umanità” per dirla con Kant.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe
l'addestramento all'azione nonviolenta?
- Daniela Musumeci: Innanzitutto col “partire da sè”, con una
pratica di introspezione e autocorrezione costante e, allo stesso tempo, con le
pratiche di relazione costruite nel segno del reciproco riconoscimento di
autorevolezza, anche quando questa relazione è asimmetrica, come nel caso di
maestro e discepoli o madre e figlia.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali
esperienze editoriali le sembra che più adeguatamente contribuiscano a far
conoscere o a promuovere la nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Le rete informatiche, per esempio “La
nonviolenza è in cammino”, stanno facendo moltissimo e così le piccole case
editrici come quella che cura i testi di Danilo Dolci, del resto recentemente
ripubblicati da Sellerio. Purtroppo mi pare si tratti di aree di nicchia: il
tema non approda sulla grande stampa o in tv se non in casi eccezionali, come
per la marcia Perugia-Assisi. Occorrerebbe una sorta di tg quotidiano, o almeno
settimanale, un notiziario sulla nonviolenza... ma al momento non ci sono molte
speranze, data l’attuale gestione dei media...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito
scolastico ed universitario le sembra che più adeguatamente contribuiscano a
far conoscere o a promuovere la nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Incontri con i protagonisti delle lotte del
movimento nonviolento (gli incontri riscuotono sempre il massimo successo fra i
ragazzi); visite ai luoghi della nonviolenza (in Sicilia, Mirto e la diga sullo
Jato, per esempio); visioni di film e letture collettive di libri;
partecipazione ad associazioni e creazione di gruppi attivamente impegnati
(nella mia scuola, aderiamo a Libera di don Ciotti).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti
in Italia danno sovente un'impressione di marginalità, ininfluenza,
inadeguatezza; è così? E perché accade? E come potrebbero migliorare la
qualità, la percezione e l'efficacia della loro azione?
- Daniela Musumeci: Innanzi tutto con una più ampia diffusione
dell’informazione. La gran parte delle persone non sa nulla nè della teoria nè
della pratica della nonviolenza, la ritiene o impotente e inefficace o
intellettualistica, misconoscendone strategie e obiettivi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero
dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se sì, come?
- Daniela Musumeci: A partire da contatti costanti, tramite reti
telematiche ma anche gruppi di coordinamento che si incontrino periodicamente,
si potrebbe arrivare a una rete di reti o a un’associazione di associazioni,
come Libera. Il rischio è la burocratizzazione delle attività...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero
dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?
- Daniela Musumeci: Dovrebbero essere strumenti a diffusione
nazionale, presenti soprattutto nelle scuole. Penso a Rai Educational o Rai
Storia che potrebbero dare una mano; sarebbe bella una rivista nazionale. È
importante non raccontarsi addosso, non essere autoreferenziali. Un’altra via
possono essere i network sociali, tanto frequentati dai giovani e utilissimi
per la controinformazione in tempo reale.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e movimenti sociali:
quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Confllittuali da sempre: già i movimenti
studenteschi del ’68 e del ’77 si spaccarono sul tema della violenza politica e
ancor oggi nel movimento no global vediamo contrapporsi black bloc e red bloc
(duri e morbidi). Importante è non rifiutare il dialogo, ma confrontarsi e
mettersi in gioco.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e istituzioni: quali
rapporti?
- Daniela Musumeci: Temo che le istituzioni, per loro natura, non
possano non essere autoritarie e verticistiche, e quindi violente. Per me
nonviolenza coincide con pratiche libertarie e anarchia solidale. Pure, dentro
un’istituzione come la scuola pubblica si svolge tutto il mio impegno politico:
una contraddizione, ma la vita è fatta di contraddizioni, talvolta mediabili
talaltra no.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cultura: quali
rapporti?
- Daniela Musumeci: Citavo sopra tanti nomi di grandi protagonisti
della cultura che praticarono la nonviolenza; ma a Tolstoj potremmo aggiungere
Bertrand Russell, Albert Einstein; alla Weil Edith Stein. La nonviolenza non è
una cultura a sè come non lo è l’antimafia: è uno spirito che deve permeare
tutti i modi possibili di fare cultura e ogni aspetto del lavoro culturale.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e forze politiche:
quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Ho sperimentato per lunghi anni l’appartenenza
ai partiti della sinistra, sia extraparlamentare sia istituzionale, ma ne sono uscita
profondamente delusa. Nei partiti si pratica sempre la democrazia indiretta,
delegata, che finisce nella dittatura della maggioranza. Più aperto il
movimento anarchico, cui pure ho partecipato, ma anche più legato
all’immobilismo e a una sorta di romantico attaccamento alle tradizioni.
Continuo a pensare che l’unica forma nonviolenta di impegno politico sia
nell’associazionismo e sui luoghi di lavoro.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e organizzazioni
sindacali: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Il sindacalismo di base mi pare sia l’unico che
si ispiri ai principi libertari che per me sono imprescindibili dalla
nonviolenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e agenzie della
socializzazione: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: La parola agenzia non mi piace, come la parola
azienda è mutuata dal mondo degli affari. Per capire veramente l’intento dei
luoghi di formazione, educazione e socializzazione, dobbiamo rifarci ai Greci e
ai Romani: scholè in greco, otium in latino, indica un’attività che è un fine
in sè, che si svolge trovando appagamento in se stessa, libera da ogni scopo di
lucro, negotium appunto. Questo dovrebbe essere “il giardino dei pensieri” e
degli incontri.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e pratiche artistiche:
quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Vale lo stesso discorso che per la cultura in
genere. Penso a certi quadri di Guttuso sulle lotte contadine, le occupazioni
di terre degli anni Cinquanta, alle incisioni di Goya, a Guernica e Las palomas
di Picasso. Non c’è e non ci deve essere un’arte nonviolenta; la nonviolenza
deve pervadere invece ogni espressione artistica e la pervade di fatto quando è
vera arte, poiché la bellezza ci fa accostare alla perfezione e all’amore
universale.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale
relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si è data?
- Daniela Musumeci: Come dice Aristotele, il vero amico non è
quello che ti asseconda in tutto, ma quello cha sa dirti di no per il tuo bene,
quello che sa correggerti e invitarti all’autocorrezione. Dunque l’amicizia
nonviolenta attraversa il conflitto e se ne nutre.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione
dell'unità dell'umanità: quale relazione e quali implicazioni?
- Daniela Musumeci: È una sorta di religiosità laica e
transconfessionale che non può non tradursi in un impegno per
l’interculturalità e il ripudio del razzismo e della guerra.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e politica: quale
relazione?
- Daniela Musumeci: Le femministe distinguono fra politica prima,
quella costruita nelle pratiche di relazione paritetiche e nell’impegno
concreto quotidiano, e politica seconda, quella istituzionale. La nonviolenza
non può non caratterizzare la politica prima. Quanti dei nonviolenti se la
sentono di farsi tramite presso la politica seconda si assumono il gravosissimo
e defatigante impegno di gettare semi di nonviolenza anche dentro le
istituzioni. Pure è necessario farlo...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e vita quotidiana:
quale relazione?
- Daniela Musumeci: Ogni gesto, anche il più privato, è politico e
dunque dev’essere nonviolento.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura del territorio
in cui si vive: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Rispettare, amare e prendersi cura
dell’ambiente circostante significa rispettare, amare e prendersi cura di tutti
gli esseri che lo costituiscono. Vegetarianismo e animalismo, a mio parere,
hanno a che vedere con la nonviolenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura delle persone
con cui si vive: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Ama il tuo nemico, fà del bene a chi ti odia.
Freud sostenne che l’impossibilità di ottemperare a questo comandamento ha
generato interminabili sensi di colpa e il "disagio della civiltà”
occidentale. In realtà, lo ritroviamo anche nel Corano: "rispondi al male
col bene e di un nemico ti farai un amico" (Sura 41).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte:
quali riflessioni?
- Daniela Musumeci: I buddisti dicono che uno dei compiti più
importanti di ciascuno di noi è accompagnare chi ci sta vicino ad “una morte
felice”. Ho visto morire con serenità e dolcezza mio padre, dopo una vita
dedicata alla cura degli altri, era medico, e da lui ho appreso che una morte
felice è possibile. Ma nel caso di immani sofferenze? Credo che l’eutanasia, se
richiesta da chi è in agonia, sia non solo lecita ma giusta, perché dettata
dall’amore. La parola agonia, come tutte le parole, è spia di una certa cultura
della morte come qualcosa di orrido contro cui si debba lottare (viene da
agone!). Per il nonviolento, religioso o no, la morte è invece l’altro estremo
naturale della vita, come la nascita: una morte felice significa che si accetta
la naturalezza della vita così com’è, dal principio alla fine.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali le maggiori esperienze
storiche della nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Innumerevoli, da Rosa Parks a Rosenstrasse,
dalla marcia dei centoventicinquemila su Washington alle occupazioni dei campus
statunitensi negli anni Sessanta contro la "sporca guerra” in Vietnam, dal
movimento di donne indiane Chipko per la difesa delle foreste ai movimenti
contadini in Sicilia: non c’è una graduatoria d’importanza, c’è la ricchezza
della diversità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale è lo stato della nonviolenza
oggi nel mondo?
- Daniela Musumeci: Non è apertamente teorizzata che da pochi
gruppi, ma forse è inconsapevolmente praticata da quanti si attivano contro le
guerre, il disastro ambientale, le cause delle grandi migrazioni.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale è lo stato della nonviolenza
oggi in Italia?
- Daniela Musumeci: C’è una sensibilità più forte che altrove,
forse per la memoria storica di Aldo Capitini e Danilo Dolci (invero poco
conosciuto), forse per la presenza di un diffuso cattolicesimo di base, ma
riguarda sempre solo settori del volontariato e dell’associazionismo ignoti
alla gran parte del Paese, che è stato diseducato da un trentennio di videocrazia
che ha cancellato i valori della solidarietà, dell’eguaglianza, della
giustizia.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: È adeguato il rapporto tra
movimenti nonviolenti italiani e movimenti di altri paesi? E come migliorarlo?
- Daniela Musumeci: Come già detto dovrebbero infittirsi le reti
internazionali, perché internazionale è la crisi che ci investe e di portata
planetaria sono i problemi da risolvere. Occorrerebbe anche qui una rete di
reti costruita dal basso, pensare globalmente per agire localmente, come dicono
gli ambientalisti e i verdi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale le sembra che sia la
percezione diffusa della nonviolenza oggi in Italia?
- Daniela Musumeci: Ignorata o guardata con indifferenza dai più.
Temo che la maggioranza piccolo-borghese del Paese, cui del resto appartengo,
guardi oggi solo alle sue tasche vuote e viva di falsi miti televisivi
(tronisti, veline, calciatori sono gli eroi del giorno e quasi nessuno sa chi
era Dolci o chi era Capitini).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative intraprendere
perché vi sia da parte dell'opinione pubblica una percezione corretta e una
conoscenza adeguata della nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Credo l’azione debba essere capillare e partire
dal basso, dai minimi gesti quotidiani: cedere un posto sull’autobus ad
un’anziana signora di colore, che è ancora oggi un gesto rarissimo; fare la
raccolta differenziata dei rifiuti, cosa quasi impossibile al sud; non litigare
nelle code; insomma farsi esempio di gentilezza e di rispetto delle regole in
ogni occasione e in ogni luogo, sono queste le mosse spiazzanti di cui oggi c’è
bisogno.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e intercultura: quale
relazione?
- Daniela Musumeci: Il taglio interculturale dovrebbe essere
presente in tutto l’insegnamento, fin qui troppo eurocentrico: storia,
geografia, lingua e cultura dei cosiddetti paesi terzi ci restano generalmente
sconosciute. Come aprire un dialogo davvero reciproco con un estraneo?
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e conoscenza di sè:
quale relazione?
- Daniela Musumeci: Il motto delfico “conosci te stesso” sappiamo
da Freud essere impossibile a realizzarsi perfettamente; pure il compito di
ogni essere umano che voglia perfezionarsi ed anche vivere più serenamente è di
fare Io dov’era Es, ossia di portare a consapevolezza desideri paure pulsioni
che altrimenti generano ansia e angoscia. La violenza ha radice nella
frustrazione, nell’insoddisfazione; si tratta di andare a rintracciare questa
radice per trasformarla, compiere un lavoro di catarsi che ci renderà più
quieti e dunque più disponibili. In fondo, anche verso noi stessi deve
indirizzarsi la nonviolenza: non possiamo macerarci all’infinito nella rinuncia
senza incattivirci e divenire invidiosi. Una persona appagata è una persona
amorosa e amabile. Tutto sta a scegliere le fonti eque dell’appagamento, come
ci insegna Spinoza a proposito della felicità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e scienze umane: quale
relazione?
- Daniela Musumeci: Non si tratta solo di insegnare e soprattutto
mostrare con l’esempio i principi e le pratiche della nonviolenza: storia,
filosofia, letteratura e arte possono mostrare in modo altrettanto efficace i
disastri della guerra ed educare al rifiuto di ogni forma di violenza, fisica,
verbale, morale, anche per contrasto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e linguaggio (ed
anche: nonviolenza e semiotica): quale relazione?
- Daniela Musumeci: Il femminismo di Julia Kristeva, Luce Irigaray,
Luisa Muraro ci ha insegnato che un sistema linguistico nasce da e contribuisce
a costruire un ordine simbolico: ecco che, per esempio, non esistono nomi
femminili per indicare le più alte cariche dello Stato o le principali
professioni, tutt’al più si ricorre ad un’umiliante desinenza in -essa.
L’ordine simbolico occidentale, è stato dimostrato, è monosessuato al maschile
poiché esprime il patriarcato. Lo stesso può dirsi per la lingua: si tratta di
un ordine simbolico violento, mutuato spesso dal linguaggio bellico (militare
in un partito, essere in agonia, erigere un baluardo contro qualcosa, aggredire
un problema - e via di questo passo). Occorre dunque un lavoro accurato di
decostruzione linguistica che sia anche decostruzione simbolica, perché la
nonviolenza diventi non solo e non tanto una scelta politica quanto un
atteggiamento mentale e un orizzonte psicologico prima che etico. Penso allo
slogan “guerra alla guerra” che certo non è nonviolento!
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e stili di vita: quale
relazione?
- Daniela Musumeci: Se parliamo di violenza privata, non possiamo
non ricordare quella violenza particolarissima che viene perpetrata contro le
donne e ricordata ormai a livello mondiale con la giornata del 25 novembre:
femminicidio è la nuova parola che viene usata, accanto alla purtroppo
antichissima stupro, per indicarla. Proprio la nuova libertà conquistata (altra
parola militaresca!) dalle donne lascia gli uomini spiazzati e senza risorse,
frustrati e dunque proclivi alla violenza. Il patriarcato in crisi diviene
feroce. Anche qui non basta la legislazione, pure necessaria, occorre un
capillare lavoro di educazione, lavoro che tocca soprattutto alle madri di
figli maschi...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e critica
dell'industrialismo: quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Un altro mondo è possibile e necessario.
L’identificazione che per oltre un secolo la sinistra tradizionale ha compiuto
fra progresso e industria ha condotto al degrado forse irreversibile dei nostri
giorni. Certo l’utopia del ritorno alle comuni gestite secondo il modello
artigianale è impossibile, ma forse non è impossibile pensare a microstrutture
di sviluppo autocentrato che impieghino energie rinnovabili ed ecocompatibili.
Certo restano esigenze difficili oggi da eliminare come le comunicazioni in
tempo reale tramite satelliti o i voli aerei che rimpiccioliscono il mondo, ma
è pur vero che moltissimi sono gli sprechi che si potrebbero evitare, come
l’uso ludico e sconsiderato dei telefonini o il trasporto aereo o su gomma dove
potrebbe essere su rotaia; molto più spazio potrebbe essere dato alle industrie
pulite e al riciclaggio, redistribuendo le risorse anche con incentivi fiscali
per gli investimenti puliti. La critica dell’industrialismo deve accompagnarsi
al rifiuto del consumismo e dello sciupio vistoso. Anche qui è questione
d’amore, non solo per sè e per i propri figli, ma per il pianeta tutto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e rispetto per i
viventi, la biosfera, la "madre terra": quali implicazioni e
conseguenze?
- Daniela Musumeci: Credo che in questo ci sia maestra Vandana
Shiva: l’unica democrazia possibile è globale e si fonda sul rispetto delle
risorse come delle persone e di ogni vivente.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, compresenza,
convivenza, scelte di vita comunitarie: quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Secondo me, una comunità autentica può esistere
solo sulla base di pratiche egualitarie e libertarie: dove c’è diseguaglianza
economica e verticismo autoritario non c’è comunità. Si può pensare di
realizzare piccole comunità dallo sviluppo autocentrato che si pongano come
esempio, ma è difficile non scivolare nell’utopia dei falansteri di Fourier; è
difficile realizzare comunità comunistiche e libertarie all’interno del mercato
capitalista. È stato il sogno della mia generazione...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, riconoscimento
dell'altro, principio responsabilità, scelte di giustizia, misericordia: quali
implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Sono valori che accomunano religioni e culture
diverse, in nome dei quali si può provare a realizzare gruppi di vita
comunitaria interculturali e interreligiosi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e coscienza del limite:
quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Torniamo al concetto di sviluppo sostenibile ed
ecocompatibile, di epistemologia critica, di rifiuto dello spreco; ma la
coscienza del limite, kantianamente, è anche e prima di tutto la consapevolezza
dei propri desideri, delle proprie aspirazioni e delle proprie possibilità, che
sola ci consente di metterci in gioco insieme ad altri nel reciproco impegno e
rispetto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza come cammino: in quale
direzione?
- Daniela Musumeci: In una sorta di percorso a cerchi concentrici
sempre più larghi: dalla piccola comunità cui apparteniamo fino al mondo
intero.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e internet: quale
relazione? e quali possibilità?
- Daniela Musumeci: Internet come strumento di interrelazioni per
la costruzione di reti di reti e come strumento di controinformazione, di
denuncia e di proposta.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa
persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un
lettore che non la conoscesse affatto?
- Daniela Musumeci: Mi chiamo Daniela Musumeci, ho 57 anni, insegno
filosofia e storia presso il liceo classico Umberto I di Palermo. Dal ’68 in
poi ho sempre partecipato alle iniziative politiche e sociali della mia isola
nel mondo dell’associazionismo ed anche dei partiti di sinistra. In
particolare, ho fatto parte dell’Associazione siciliana delle donne per la
lotta contro la mafia ed ho collaborato con la rivista di donne "Mezzocielo",
occupandomi soprattutto di pedagogia della differenza e interculturalità. Oltre
a numerosissimi articoli, anche a carattere filosofico, ho pubblicato tre
libri: due raccolte di poesie (Doveri d’allegria e La quinta dimora) e una
raccolta di riflessioni sui quattro elementi alla luce dell’antropologia e
della storia de
Pubblichiamo, come approfondimento alla nonviolenza, questa intervista, a Daniela Musumeci, insegnante di filosofia e storia a Palermo, impegnata nel mondo dell'associazionismo ha fatto parte dell’Associazione siciliana delle donne per la lotta contro la mafia, realizzata da Paolo Arena e Marco Graziotti, della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.
Questo ciclo di interviste verrà utilizzato nei momenti formativi realizzati dall'Associazione.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come è avvenuto il suo accostamento alla nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Già da ragazzina ho letto La forza di amare di Martin Luther King, ma è stato dopo il Sessantotto che la questione della violenza come strumento di ribellione e di rivoluzione politica mi si è posta seriamente; leggevo contemporaneamente Lenin e Gandhi, Angela Davis, Paramansa Yogananda e Che Guevara; discutevo per ore con compagne e compagni nelle assemblee e nei gruppi nati dal movimento studentesco e, d’istinto, rifiutavo il sangue, l’offesa, non mi sembravano soluzioni; prestavo orecchio però alle critiche dei marxisti-leninisti che mi accusavano di velleità; a lungo dunque l’enigma della violenza è rimasto a rodermi l’anima.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali personalità della nonviolenza hanno contato di più per lei, e perché?
- Daniela Musumeci: Oltre ai nomi già citati, c’è stato don Milani, specie da quando ho cominciato a insegnare e ho capito, non più da alunna ma da docente, il potere selettivo della scuola di classe. Devo aggiungere che oggi il problema è molto diverso da allora: oggi tutti, ricchi e poveri, posseggono solo duecento parole e molte meno idee e il discrimine non si taglia solo sul reddito dei genitori, ma sull’apertura mentale, sull’indipendenza dalla videocrazia.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali libri consiglierebbe di leggere a un giovane che si accostasse oggi alla nonviolenza? E quali libri sarebbe opportuno che a tal fine fossero presenti in ogni biblioteca pubblica e scolastica?
- Daniela Musumeci: Qualcuno l’ho già citato prima: Teoria e pratica della nonviolenza di Gandhi, ma anche la sua autobiografia; La forza di amare di Martin Luther King; Autobiografia di uno yogi di Paramansa Yogananda; Siddharta di Hermann Hesse; Lettera a una professoressa di don Milani e L’obbedienza non è più una virtù (questi i più facili) e poi gli scritti di Aldo Capitini, di Danilo Dolci (specie Banditi a Partinico e Racconti siciliani e le poesie come Il limone lunare), gli scritti di Vandana Shiva (per esempio, Le guerre dell’acqua) e di Arundhati Roy; i saggi economici di Amartya Sen e le raccolte di Maria G. Di Rienzo; e poi la filosofia più ardua, l'Ethica di Spinoza, Vita activa e La banalità del male di Hannah Arendt, i Quaderni e La prima radice e anche La condizione operaia di Simone Weil.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative nonviolente in corso oggi nel mondo e in Italia le sembrano particolarmente significative e degne di essere sostenute con più impegno?
- Daniela Musumeci: Greenpeace, Emergency, Amnesty International, Medici senza frontiere.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: In quali campi ritiene più necessario ed urgente un impegno nonviolento?
- Daniela Musumeci: Contro le guerre e contro il degrado ambientale, ivi inclusa la salvaguardia della biodiversità e di tutti gli animali e le piante in pericolo: la compassione buddista, diversamente dall’amore cristiano, include ogni essere vivente. C’è poi l’immane questione delle grandi migrazioni che da sempre hanno costituito gli spartiacque tra le epoche storiche: non saranno mai le leggi razziste a frenare i popoli che fuggono il dolore, la fame, la paura della morte; il nostro impegno di operatori nonviolenti dovrebbe andare nella direzione della presa di coscienza che un altro sistema economico, fondato sulla solidarietà anziché sullo sfruttamento, è non solo possibile ma necessario.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali centri, organizzazioni, campagne segnalerebbe a un giovane che volesse entrare in contatto con la nonviolenza organizzata oggi in Italia?
- Daniela Musumeci: Il centro siciliano di Mirto che si ispira a Danilo Dolci ed è coordinato da suo figlio Amico (c’è un sito, anzi più d’uno, cui fare riferimento), per esempio; indico questo poiché immagino che ogni intervistato debba partire da sè! E dunque anche il Centro siciliano di documentazione contro la mafia “Giuseppe Impastato” e la Casa della Memoria di Cinisi (Pa).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza, e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?
- Daniela Musumeci: Tanto è stato detto, scritto e praticato in proposito! Ci provo: non aver paura del conflitto ma nominarlo, riconoscerlo e gestirlo, dando all’altro/a da noi realtà, ossia affrontandolo con pieno rispetto, invece di annientarlo o disprezzarlo; mettersi in gioco per trovare una mediazione equa. Ma soprattutto assumersi tutto il rischio della responsabilità di ogni decisione.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e femminismo?
- Daniela Musumeci: La storia del femminismo è lunga un secolo e forse sarebbe più esatto parlare di femminismi: quello rivendicazionista dell’emancipazione poteva anche essere aggressivo, come è accaduto nel lesbismo statunitense; il pensiero della differenza di genere di matrice europea, invece, è nato nel rispetto e nella valorizzazione delle molteplici identità sessuali, politiche, religiose, culturali, ha riconosciuto come pratiche fondative la relazione e il partire da sè, in sostanza ha fatto propri tutti gli atteggiamenti basilari della politica della nonviolenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza ed ecologia?
- Daniela Musumeci: In radice, come dicevo prima, la compassione buddista: la consapevolezza che costituiamo un universo condiviso, minerale vegetale animale umano, un tessuto di corrispondenze cui tutte e tutti apparteniamo e che siamo chiamati a custodire con amore, un circolo amoroso nel quale soltanto possiamo individuarci. Dunque non solo un dovere, ma una dimensione esistenziale senza la quale non può esserci nè autenticità nè felicità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza, impegno antirazzista e lotta per il riconoscimento dei diritti umani di tutti gli esseri umani?
- Daniela Musumeci: Sono lo stesso.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotta antimafia?
- Daniela Musumeci: Quando organizzammo uno sciopero della fame a staffetta dopo le stragi del ’92, restando per un mese in piazza, soprannominate “le donne del digiuno”, qualcuno ci disse che la nostra testimonianza era come un’aspirina contro il cancro o come la panna montata contro i kalashnikov; pure lasciammo un piccolo segno; il procuratore capo Giammanco fu “promosso” e trasferito e Caselli ricostituì il pool di Caponnetto; riviste e tv internazionali ci intervistarono e nel mondo si parlò per un poco non solo di mafia, ma anche di lotta nonviolenta alla mafia. È certo però che il lavoro antimafia nonviolento per eccellenza è quello che si conduce nelle scuole, sulle orme della maieutica reciproca che ci ha insegnato Dolci.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte del movimento dei lavoratori e delle classi sociali sfruttate ed oppresse?
- Daniela Musumeci: La disoccupazione, le nuove tipologie di lavoro a tempo determinato o comunque precario, l’insicurezza circa il futuro delle nuove generazioni sono le piaghe dei paesi industrializzati, mentre i capitali si aggregano in flussi migratori decisamente inversi rispetto ai movimenti di massa degli esseri umani. Le strategie di contrasto non possono più, a questo punto, concentrarsi in un ristretto orizzonte nazionale. Il movimento no global, da Seattle in poi, ha significato questo, ma la risoluzione sbrigativa e magari immediatamente gratificante della rivolta violenta non approda a nulla, anzi consente ai media controllati proprio dai grandi capitali di criminalizzare la protesta. La nonviolenza chiede una grande creatività: inventarsi nuove pratiche giorno per giorno, per stupire con mosse spiazzanti chi ci vorrebbe ripetitivi e retrò e ancor più per risvegliare giovani coscienze.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e lotte di liberazione dei popoli oppressi?
- Daniela Musumeci: Ancora una volta, tutto si lega. Ma credo che oggi in Italia, dove i telegiornali parlano solo di calcio, di clima, di gossip, di cronaca nera e bisticci di Palazzo, sia necessaria innanzi tutto la controinformazione. Per sapere cosa sta accadendo in Sierra Leone, in Eritrea o a Gaza oggi è necessario collegarsi con la Bbc come un tempo con Radio Londra! Le reti informatiche in questo senso hanno a mio parere una fortissima valenza comunicativa e politica. Come scriveva Dolci, comunicare (nella reciprocità) è diverso da informare (in modo unidirezionale).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e pacifismo?
- Daniela Musumeci: La nonviolenza è un valore aggiunto rispetto al pacifismo: non chiede solo di opporsi alla guerra, ma anche di cambiare atteggiamento rispetto al “nemico” auspicando un perdono reciproco e una reciproca “conversione”... Certo non è facile nè immediatamente possibile... c’è da fare un gravoso lavoro di correzione di se stessi...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e antimilitarismo?
- Daniela Musumeci: Senza nonviolenza non può esserci antimilitarismo, ma non è vero il contrario: ancora una volta la nonviolenza è innanzitutto una scelta etica ed esistenziale, da cui conseguono certe scelte politiche.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e disarmo?
- Daniela Musumeci: Il disarmo è un fine politico per cui dobbiamo batterci indefessamente; la nonviolenza è un habitus ininterrotto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e diritto alla salute e all'assistenza?
- Daniela Musumeci: Salute significa innanzi tutto dignità, decoro, condizioni di vita serene che consentano a ciascuno/a di essere pienamente se stesso/a e di sentirsi parte di una comunità che ha bisogno del suo contributo e che lo/la fa sentire utile: il diritto alla salute è il diritto ad esistere come persona ed essere riconosciuta come tale... forse il primo diritto per cui battersi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e psicoterapie?
- Daniela Musumeci: Ho rinunciato al mio lavoro di psicologa quando ho scoperto di avere strumenti per penetrare nelle anime degli altri che restavano loro sconosciuti e mi davano potere; certo ho continuato ad utilizzare le mie competenze tutte le volte che mi giungeva una richiesta d’aiuto (ricordo un’alunna stuprata, per esempio), ma sono convinta che sia necessaria un’estrema delicatezza nell’accostarsi alle sofferenze di chi ci si rivolge per una confidenza. C’è una vecchia canzone dell’Equipe 84 che dice: "nel mio cuor, nell’anima, c’è un prato verde che mai nessuno ha mai calpestato nessuno, se tu vorrai conoscerlo, cammina piano perché nel mio silenzio anche un sorriso può fare rumore...".
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali rapporti vede tra nonviolenza e informazione?
- Daniela Musumeci: L’informazione, o meglio la comunicazione, nonviolenta è l’opposto della videocrazia e dell’omologazione. Penso la sua arma migliore possa essere l’ironia (i Guzzanti, ad esempio): una risata vi seppellirà, si diceva nel Sessantotto. La nonviolenza può e deve rivelare che il re è nudo!
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione filosofica?
- Daniela Musumeci: Un’antropologia olistica alternativa al dualismo anima-corpo di matrice platonico-cristiana; un’etica olistica che includa nell’amore l’intero universo, con il recupero delle filosofie orientali e di Spinoza; un atteggiamento di apertura e di ascolto anche da parte di chi ha compiuto scelte di campo precise ma non ossessivamente esclusive (cattolicesimo, comunismo, femminismo).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione delle e sulle religioni?
- Daniela Musumeci: L’urgenza di avviare un dialogo interreligioso che non sia meramente formale ma si impegni seriamente a smascherare i fondamentalismi d’ogni matrice e provenienza per rintracciare i valori comuni. L’induismo dei Tamil e il buddismo credo siano su questa strada, come pure la chiesa valdese e il sufismo. Da anni mi occupo di dialogo interreligioso nelle scuole e devo dire che ho incontrato disponibilità, ma anche resistenze: sembra che per molti l’atteggiamento giusto sia quello di dire ”parliamo pure, abbiamo qualcosa in comune, ma la mia religione è la migliore, per non dire l’unica vera”!.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'educazione?
- Daniela Musumeci: T’insegno e imparo; m’insegni e impari. La maieutica reciproca di Danilo Dolci o, se vogliamo, la pedagogia dell’amore di Agostino contro ogni indottrinamento e autoritarismo.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'economia?
- Daniela Musumeci: La consapevolezza che viviamo tutti su un unico pianeta che, come diceva Gandhi, ha risorse per sfamare tutti ma non per appagare l’avidità di pochi. Un ripensamento critico del modello capitalistico e un suo superamento nella direzione della solidarietà è insomma non solo un dovere etico ma una necessità di sopravvivenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sul diritto e le leggi?
- Daniela Musumeci: Già Platone, nel Politico, avvertiva due limiti inevitabili nella legge: il suo carattere coercitivo, che non suscita l’assunzione di responsabilità ma solo il rispetto di un obbligo per paura di una punizione, e la sua universalità, che elimina tutte le differenze, facendo della “persona” giuridica una “maschera vuota”, come dirà molto più tardi Hegel. Il contributo della nonviolenza è nella pratica della disobbedienza civile, della resistenza passiva, dell’obiezione di coscienza alle leggi ingiuste, non rivolta cieca contro lo Stato ma proposta di un cambiamento delle regole o di una loro maggiore duttilità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sull'etica e sulla bioetica?
- Daniela Musumeci: Il rispetto della libertà della persona, il rispetto delle sue scelte e delle sue decisioni, fintanto che non feriscono altri. Senza scadere nel delirio di onnipotenza circa la manipolazione dei confini di vita e morte, salute e malattia ed eugenetica, è necessario che ciascuno sia libero di decidere come e quando morire, alla maniera degli antichi saggi stoici e dei vecchi capi indiani; che ogni donna possa decidere liberamente di assumersi l’impegno e la gioia della maternità; che la ricerca scientifica possa utilizzare tutte le sperimentazioni possibili per trovare strategie di guarigione alle malattie autoimmuni e genetiche in genere. Eutanasia, contraccezione, interruzione responsabile e accompagnata di una gravidanza, fecondazione artificiale, ricerca sulle cellule staminali... tutto questo attiene soprattutto alla coscienza individuale e “non normare” è forse il solo atteggiamento rispettoso che Stati e Chiese possano assumere, almeno a parer mio. L’unica norma insomma è l’amore: ovunque l’amore sia il movente e il fine non può esserci male. "Ama et quod vis fac", diceva Agostino, ed era uno che di amore se ne intendeva, sacro e profano!
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione sulla scienza e la tecnologia?
- Daniela Musumeci: La nonviolenza insegna qui una cosa importante: non si possono separare mezzi e fini, non si possono conseguire obiettivi nonviolenti con strumenti violenti. Sono da respingere il machiavellismo come pure il motto latino “si vis pacem, para bellum”: "non si può spegnere il fuoco col fuoco" recita un proverbio africano. E dunque nella ricerca, se il fine è il miglioramento della qualità della vita dell’umanità tutta, gli orientamenti, i percorsi e i risultati devono esservi congrui.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa apporta la nonviolenza alla riflessione storica e alla pratica storiografica?
- Daniela Musumeci: Credo, innanzi tutto, un’attenzione alla storia sociale, alla storia dei popoli che passano sulla loro terra senza lasciare traccia, come scriveva Manzoni nella prefazione all’Adelchi, e dunque ancora una volta il rifiuto di Machiavelli e del pragmatismo: non sono gli eroi a fare la Storia ma la gente comune con le sue storie, come avvertiva Tolstoj, grande esempio di nonviolenza, in Guerra e pace.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche deliberative nonviolente ha una grande importanza il metodo del consenso: come lo caratterizzerebbe?
- Daniela Musumeci: È l’opposto della dittatura della maggioranza che s’instaura quando si contano i voti; è la costruzione di una democrazia autenticamente assembleare e consiliare: il dibattito è finalizzato non a una decisione drastica fra mozioni contrapposte, come nella democrazia rappresentativa e delegata, ma alla costruzione di una posizione nuova che emerga dall’interazione di tutte le ipotesi in gioco, genera una dialettica, inevitabilmente conflittuale, ma tesa alla sintesi e non all’annientamento o alla messa all’angolo dell’avversario.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Tra le tecniche operative della nonviolenza nella gestione e risoluzione dei conflitti quali ritiene più importanti, e perché?
- Daniela Musumeci: Ho sperimentato più volte in classe la maieutica reciproca di Danilo Dolci col suo circle time, sia per l’emersione e la risoluzione dei conflitti nel gruppo sia per laboratori esperienziali intorno a concetti filosofici, come la visione di Dio o la morte. Ha sempre funzionato, soprattutto perché mette tutti a proprio agio e consente a ciascuno di parlare, sensibilizzando anche i più timidi, spesso i più bisognosi d’aiuto, a prendere parola.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe la formazione alla nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Credo sia propedeutica una conoscenza della Storia, studiata in modo spregiudicato e finalizzata alla “messa in valore dell’umanità” per dirla con Kant.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come caratterizzerebbe l'addestramento all'azione nonviolenta?
- Daniela Musumeci: Innanzitutto col “partire da sè”, con una pratica di introspezione e autocorrezione costante e, allo stesso tempo, con le pratiche di relazione costruite nel segno del reciproco riconoscimento di autorevolezza, anche quando questa relazione è asimmetrica, come nel caso di maestro e discepoli o madre e figlia.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali mezzi d'informazione e quali esperienze editoriali le sembra che più adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Le rete informatiche, per esempio “La nonviolenza è in cammino”, stanno facendo moltissimo e così le piccole case editrici come quella che cura i testi di Danilo Dolci, del resto recentemente ripubblicati da Sellerio. Purtroppo mi pare si tratti di aree di nicchia: il tema non approda sulla grande stampa o in tv se non in casi eccezionali, come per la marcia Perugia-Assisi. Occorrerebbe una sorta di tg quotidiano, o almeno settimanale, un notiziario sulla nonviolenza... ma al momento non ci sono molte speranze, data l’attuale gestione dei media...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze in ambito scolastico ed universitario le sembra che più adeguatamente contribuiscano a far conoscere o a promuovere la nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Incontri con i protagonisti delle lotte del movimento nonviolento (gli incontri riscuotono sempre il massimo successo fra i ragazzi); visite ai luoghi della nonviolenza (in Sicilia, Mirto e la diga sullo Jato, per esempio); visioni di film e letture collettive di libri; partecipazione ad associazioni e creazione di gruppi attivamente impegnati (nella mia scuola, aderiamo a Libera di don Ciotti).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti presenti in Italia danno sovente un'impressione di marginalità, ininfluenza, inadeguatezza; è così? E perché accade? E come potrebbero migliorare la qualità, la percezione e l'efficacia della loro azione?
- Daniela Musumeci: Innanzi tutto con una più ampia diffusione dell’informazione. La gran parte delle persone non sa nulla nè della teoria nè della pratica della nonviolenza, la ritiene o impotente e inefficace o intellettualistica, misconoscendone strategie e obiettivi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di migliori forme di coordinamento? E se sì, come?
- Daniela Musumeci: A partire da contatti costanti, tramite reti telematiche ma anche gruppi di coordinamento che si incontrino periodicamente, si potrebbe arrivare a una rete di reti o a un’associazione di associazioni, come Libera. Il rischio è la burocratizzazione delle attività...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: I movimenti nonviolenti dovrebbero dotarsi di ulteriori strumenti di comunicazione? E con quali caratteristiche?
- Daniela Musumeci: Dovrebbero essere strumenti a diffusione nazionale, presenti soprattutto nelle scuole. Penso a Rai Educational o Rai Storia che potrebbero dare una mano; sarebbe bella una rivista nazionale. È importante non raccontarsi addosso, non essere autoreferenziali. Un’altra via possono essere i network sociali, tanto frequentati dai giovani e utilissimi per la controinformazione in tempo reale.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e movimenti sociali: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Confllittuali da sempre: già i movimenti studenteschi del ’68 e del ’77 si spaccarono sul tema della violenza politica e ancor oggi nel movimento no global vediamo contrapporsi black bloc e red bloc (duri e morbidi). Importante è non rifiutare il dialogo, ma confrontarsi e mettersi in gioco.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e istituzioni: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Temo che le istituzioni, per loro natura, non possano non essere autoritarie e verticistiche, e quindi violente. Per me nonviolenza coincide con pratiche libertarie e anarchia solidale. Pure, dentro un’istituzione come la scuola pubblica si svolge tutto il mio impegno politico: una contraddizione, ma la vita è fatta di contraddizioni, talvolta mediabili talaltra no.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cultura: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Citavo sopra tanti nomi di grandi protagonisti della cultura che praticarono la nonviolenza; ma a Tolstoj potremmo aggiungere Bertrand Russell, Albert Einstein; alla Weil Edith Stein. La nonviolenza non è una cultura a sè come non lo è l’antimafia: è uno spirito che deve permeare tutti i modi possibili di fare cultura e ogni aspetto del lavoro culturale.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e forze politiche: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Ho sperimentato per lunghi anni l’appartenenza ai partiti della sinistra, sia extraparlamentare sia istituzionale, ma ne sono uscita profondamente delusa. Nei partiti si pratica sempre la democrazia indiretta, delegata, che finisce nella dittatura della maggioranza. Più aperto il movimento anarchico, cui pure ho partecipato, ma anche più legato all’immobilismo e a una sorta di romantico attaccamento alle tradizioni. Continuo a pensare che l’unica forma nonviolenta di impegno politico sia nell’associazionismo e sui luoghi di lavoro.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e organizzazioni sindacali: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Il sindacalismo di base mi pare sia l’unico che si ispiri ai principi libertari che per me sono imprescindibili dalla nonviolenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e agenzie della socializzazione: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: La parola agenzia non mi piace, come la parola azienda è mutuata dal mondo degli affari. Per capire veramente l’intento dei luoghi di formazione, educazione e socializzazione, dobbiamo rifarci ai Greci e ai Romani: scholè in greco, otium in latino, indica un’attività che è un fine in sè, che si svolge trovando appagamento in se stessa, libera da ogni scopo di lucro, negotium appunto. Questo dovrebbe essere “il giardino dei pensieri” e degli incontri.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e pratiche artistiche: quali rapporti?
- Daniela Musumeci: Vale lo stesso discorso che per la cultura in genere. Penso a certi quadri di Guttuso sulle lotte contadine, le occupazioni di terre degli anni Cinquanta, alle incisioni di Goya, a Guernica e Las palomas di Picasso. Non c’è e non ci deve essere un’arte nonviolenta; la nonviolenza deve pervadere invece ogni espressione artistica e la pervade di fatto quando è vera arte, poiché la bellezza ci fa accostare alla perfezione e all’amore universale.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e amicizia: quale relazione? E come concretamente nella sua esperienza essa si è data?
- Daniela Musumeci: Come dice Aristotele, il vero amico non è quello che ti asseconda in tutto, ma quello cha sa dirti di no per il tuo bene, quello che sa correggerti e invitarti all’autocorrezione. Dunque l’amicizia nonviolenta attraversa il conflitto e se ne nutre.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e percezione dell'unità dell'umanità: quale relazione e quali implicazioni?
- Daniela Musumeci: È una sorta di religiosità laica e transconfessionale che non può non tradursi in un impegno per l’interculturalità e il ripudio del razzismo e della guerra.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e politica: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Le femministe distinguono fra politica prima, quella costruita nelle pratiche di relazione paritetiche e nell’impegno concreto quotidiano, e politica seconda, quella istituzionale. La nonviolenza non può non caratterizzare la politica prima. Quanti dei nonviolenti se la sentono di farsi tramite presso la politica seconda si assumono il gravosissimo e defatigante impegno di gettare semi di nonviolenza anche dentro le istituzioni. Pure è necessario farlo...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e vita quotidiana: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Ogni gesto, anche il più privato, è politico e dunque dev’essere nonviolento.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura del territorio in cui si vive: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Rispettare, amare e prendersi cura dell’ambiente circostante significa rispettare, amare e prendersi cura di tutti gli esseri che lo costituiscono. Vegetarianismo e animalismo, a mio parere, hanno a che vedere con la nonviolenza.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e cura delle persone con cui si vive: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Ama il tuo nemico, fà del bene a chi ti odia. Freud sostenne che l’impossibilità di ottemperare a questo comandamento ha generato interminabili sensi di colpa e il "disagio della civiltà” occidentale. In realtà, lo ritroviamo anche nel Corano: "rispondi al male col bene e di un nemico ti farai un amico" (Sura 41).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: La nonviolenza dinanzi alla morte: quali riflessioni?
- Daniela Musumeci: I buddisti dicono che uno dei compiti più importanti di ciascuno di noi è accompagnare chi ci sta vicino ad “una morte felice”. Ho visto morire con serenità e dolcezza mio padre, dopo una vita dedicata alla cura degli altri, era medico, e da lui ho appreso che una morte felice è possibile. Ma nel caso di immani sofferenze? Credo che l’eutanasia, se richiesta da chi è in agonia, sia non solo lecita ma giusta, perché dettata dall’amore. La parola agonia, come tutte le parole, è spia di una certa cultura della morte come qualcosa di orrido contro cui si debba lottare (viene da agone!). Per il nonviolento, religioso o no, la morte è invece l’altro estremo naturale della vita, come la nascita: una morte felice significa che si accetta la naturalezza della vita così com’è, dal principio alla fine.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali le maggiori esperienze storiche della nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Innumerevoli, da Rosa Parks a Rosenstrasse, dalla marcia dei centoventicinquemila su Washington alle occupazioni dei campus statunitensi negli anni Sessanta contro la "sporca guerra” in Vietnam, dal movimento di donne indiane Chipko per la difesa delle foreste ai movimenti contadini in Sicilia: non c’è una graduatoria d’importanza, c’è la ricchezza della diversità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale è lo stato della nonviolenza oggi nel mondo?
- Daniela Musumeci: Non è apertamente teorizzata che da pochi gruppi, ma forse è inconsapevolmente praticata da quanti si attivano contro le guerre, il disastro ambientale, le cause delle grandi migrazioni.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale è lo stato della nonviolenza oggi in Italia?
- Daniela Musumeci: C’è una sensibilità più forte che altrove, forse per la memoria storica di Aldo Capitini e Danilo Dolci (invero poco conosciuto), forse per la presenza di un diffuso cattolicesimo di base, ma riguarda sempre solo settori del volontariato e dell’associazionismo ignoti alla gran parte del Paese, che è stato diseducato da un trentennio di videocrazia che ha cancellato i valori della solidarietà, dell’eguaglianza, della giustizia.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: È adeguato il rapporto tra movimenti nonviolenti italiani e movimenti di altri paesi? E come migliorarlo?
- Daniela Musumeci: Come già detto dovrebbero infittirsi le reti internazionali, perché internazionale è la crisi che ci investe e di portata planetaria sono i problemi da risolvere. Occorrerebbe anche qui una rete di reti costruita dal basso, pensare globalmente per agire localmente, come dicono gli ambientalisti e i verdi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quale le sembra che sia la percezione diffusa della nonviolenza oggi in Italia?
- Daniela Musumeci: Ignorata o guardata con indifferenza dai più. Temo che la maggioranza piccolo-borghese del Paese, cui del resto appartengo, guardi oggi solo alle sue tasche vuote e viva di falsi miti televisivi (tronisti, veline, calciatori sono gli eroi del giorno e quasi nessuno sa chi era Dolci o chi era Capitini).
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali iniziative intraprendere perché vi sia da parte dell'opinione pubblica una percezione corretta e una conoscenza adeguata della nonviolenza?
- Daniela Musumeci: Credo l’azione debba essere capillare e partire dal basso, dai minimi gesti quotidiani: cedere un posto sull’autobus ad un’anziana signora di colore, che è ancora oggi un gesto rarissimo; fare la raccolta differenziata dei rifiuti, cosa quasi impossibile al sud; non litigare nelle code; insomma farsi esempio di gentilezza e di rispetto delle regole in ogni occasione e in ogni luogo, sono queste le mosse spiazzanti di cui oggi c’è bisogno.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e intercultura: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Il taglio interculturale dovrebbe essere presente in tutto l’insegnamento, fin qui troppo eurocentrico: storia, geografia, lingua e cultura dei cosiddetti paesi terzi ci restano generalmente sconosciute. Come aprire un dialogo davvero reciproco con un estraneo?
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e conoscenza di sè: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Il motto delfico “conosci te stesso” sappiamo da Freud essere impossibile a realizzarsi perfettamente; pure il compito di ogni essere umano che voglia perfezionarsi ed anche vivere più serenamente è di fare Io dov’era Es, ossia di portare a consapevolezza desideri paure pulsioni che altrimenti generano ansia e angoscia. La violenza ha radice nella frustrazione, nell’insoddisfazione; si tratta di andare a rintracciare questa radice per trasformarla, compiere un lavoro di catarsi che ci renderà più quieti e dunque più disponibili. In fondo, anche verso noi stessi deve indirizzarsi la nonviolenza: non possiamo macerarci all’infinito nella rinuncia senza incattivirci e divenire invidiosi. Una persona appagata è una persona amorosa e amabile. Tutto sta a scegliere le fonti eque dell’appagamento, come ci insegna Spinoza a proposito della felicità.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e scienze umane: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Non si tratta solo di insegnare e soprattutto mostrare con l’esempio i principi e le pratiche della nonviolenza: storia, filosofia, letteratura e arte possono mostrare in modo altrettanto efficace i disastri della guerra ed educare al rifiuto di ogni forma di violenza, fisica, verbale, morale, anche per contrasto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e linguaggio (ed anche: nonviolenza e semiotica): quale relazione?
- Daniela Musumeci: Il femminismo di Julia Kristeva, Luce Irigaray, Luisa Muraro ci ha insegnato che un sistema linguistico nasce da e contribuisce a costruire un ordine simbolico: ecco che, per esempio, non esistono nomi femminili per indicare le più alte cariche dello Stato o le principali professioni, tutt’al più si ricorre ad un’umiliante desinenza in -essa. L’ordine simbolico occidentale, è stato dimostrato, è monosessuato al maschile poiché esprime il patriarcato. Lo stesso può dirsi per la lingua: si tratta di un ordine simbolico violento, mutuato spesso dal linguaggio bellico (militare in un partito, essere in agonia, erigere un baluardo contro qualcosa, aggredire un problema - e via di questo passo). Occorre dunque un lavoro accurato di decostruzione linguistica che sia anche decostruzione simbolica, perché la nonviolenza diventi non solo e non tanto una scelta politica quanto un atteggiamento mentale e un orizzonte psicologico prima che etico. Penso allo slogan “guerra alla guerra” che certo non è nonviolento!
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e stili di vita: quale relazione?
- Daniela Musumeci: Se parliamo di violenza privata, non possiamo non ricordare quella violenza particolarissima che viene perpetrata contro le donne e ricordata ormai a livello mondiale con la giornata del 25 novembre: femminicidio è la nuova parola che viene usata, accanto alla purtroppo antichissima stupro, per indicarla. Proprio la nuova libertà conquistata (altra parola militaresca!) dalle donne lascia gli uomini spiazzati e senza risorse, frustrati e dunque proclivi alla violenza. Il patriarcato in crisi diviene feroce. Anche qui non basta la legislazione, pure necessaria, occorre un capillare lavoro di educazione, lavoro che tocca soprattutto alle madri di figli maschi...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e critica dell'industrialismo: quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Un altro mondo è possibile e necessario. L’identificazione che per oltre un secolo la sinistra tradizionale ha compiuto fra progresso e industria ha condotto al degrado forse irreversibile dei nostri giorni. Certo l’utopia del ritorno alle comuni gestite secondo il modello artigianale è impossibile, ma forse non è impossibile pensare a microstrutture di sviluppo autocentrato che impieghino energie rinnovabili ed ecocompatibili. Certo restano esigenze difficili oggi da eliminare come le comunicazioni in tempo reale tramite satelliti o i voli aerei che rimpiccioliscono il mondo, ma è pur vero che moltissimi sono gli sprechi che si potrebbero evitare, come l’uso ludico e sconsiderato dei telefonini o il trasporto aereo o su gomma dove potrebbe essere su rotaia; molto più spazio potrebbe essere dato alle industrie pulite e al riciclaggio, redistribuendo le risorse anche con incentivi fiscali per gli investimenti puliti. La critica dell’industrialismo deve accompagnarsi al rifiuto del consumismo e dello sciupio vistoso. Anche qui è questione d’amore, non solo per sè e per i propri figli, ma per il pianeta tutto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e rispetto per i viventi, la biosfera, la "madre terra": quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Credo che in questo ci sia maestra Vandana Shiva: l’unica democrazia possibile è globale e si fonda sul rispetto delle risorse come delle persone e di ogni vivente.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, compresenza, convivenza, scelte di vita comunitarie: quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Secondo me, una comunità autentica può esistere solo sulla base di pratiche egualitarie e libertarie: dove c’è diseguaglianza economica e verticismo autoritario non c’è comunità. Si può pensare di realizzare piccole comunità dallo sviluppo autocentrato che si pongano come esempio, ma è difficile non scivolare nell’utopia dei falansteri di Fourier; è difficile realizzare comunità comunistiche e libertarie all’interno del mercato capitalista. È stato il sogno della mia generazione...
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza, riconoscimento dell'altro, principio responsabilità, scelte di giustizia, misericordia: quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Sono valori che accomunano religioni e culture diverse, in nome dei quali si può provare a realizzare gruppi di vita comunitaria interculturali e interreligiosi.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e coscienza del limite: quali implicazioni e conseguenze?
- Daniela Musumeci: Torniamo al concetto di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, di epistemologia critica, di rifiuto dello spreco; ma la coscienza del limite, kantianamente, è anche e prima di tutto la consapevolezza dei propri desideri, delle proprie aspirazioni e delle proprie possibilità, che sola ci consente di metterci in gioco insieme ad altri nel reciproco impegno e rispetto.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza come cammino: in quale direzione?
- Daniela Musumeci: In una sorta di percorso a cerchi concentrici sempre più larghi: dalla piccola comunità cui apparteniamo fino al mondo intero.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Nonviolenza e internet: quale relazione? e quali possibilità?
- Daniela Musumeci: Internet come strumento di interrelazioni per la costruzione di reti di reti e come strumento di controinformazione, di denuncia e di proposta.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona (dati biografici, esperienze significative, opere e scritti...) a un lettore che non la conoscesse affatto?
- Daniela Musumeci: Mi chiamo Daniela Musumeci, ho 57 anni, insegno filosofia e storia presso il liceo classico Umberto I di Palermo. Dal ’68 in poi ho sempre partecipato alle iniziative politiche e sociali della mia isola nel mondo dell’associazionismo ed anche dei partiti di sinistra. In particolare, ho fatto parte dell’Associazione siciliana delle donne per la lotta contro la mafia ed ho collaborato con la rivista di donne "Mezzocielo", occupandomi soprattutto di pedagogia della differenza e interculturalità. Oltre a numerosissimi articoli, anche a carattere filosofico, ho pubblicato tre libri: due raccolte di poesie (Doveri d’allegria e La quinta dimora) e una raccolta di riflessioni sui quattro elementi alla luce dell’antropologia e della storia delle religioni (Devota come un ramo) per i tipi della Ila Palma. In preparazione, ancora poesie.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'è qualcosa che vorrebbe aggiungere?
- Daniela Musumeci: Solo un profondo ringraziamento per avermi offerto la possibilità di comunicare le mie esperienze e il mio sentire, ma soprattutto per avermi stimolata a riflettere sul senso del mio fare.
lle religioni (Devota come un ramo) per i tipi della Ila Palma.
In preparazione, ancora poesie.
- Paolo Arena e Marco Graziotti: C'è qualcosa che vorrebbe
aggiungere?
- Daniela Musumeci: Solo un profondo ringraziamento per avermi
offerto la possibilità di comunicare le mie esperienze e il mio sentire, ma
soprattutto per avermi stimolata a riflettere sul senso del mio fare.