Una premessa
“La scoperta dello strumento di analisi dello stile linguistico battezzato con il nome di “Dignity Index” è avvenuta per me in maniera fortuita mentre seguivo una tavola rotonda tra personalità varie riunitesi in videoconferenza per discutere il tema: <Come rispondere al periodo che ci è dato di vivere? – How do we respond to the time We are living through?>, un webinar della serie <Aspen Chapel Initiatives>. Non so per quanto ancora, ma è stato reso disponibile in versione originale Inglese al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=OWW9onPmBns.
Mi hanno colpito in modo particolare le parole con cui il convenuto Tim Shriver ha concluso il suo contributo, dedicato per buona parte alla progettazione e sperimentazione dello stesso <Dignity Index>; eccole testuali in italiano: <[…]Questo strumento ci ha fatto comprendere come esso serva non tanto ad indicare a chi vi si sottopone cosa dovrebbe fare, cosa sarebbe opportuno che facesse/dicesse nel futuro; mette piuttosto brillantemente in luce ciò che già ella/egli sta facendo e come già sta parlando […] Quando attraverso questo strumento si arriva a percepire l’entità, la portata della grande bugia che ci condiziona tutti in modo più o meno consapevole, quando comprendiamo le dimensioni ingenti delle distorsioni (dettate da credenze e pregiudizi infondati, ndr) […] l’invito che si riceve è forse quello di entrare più in profondità a contatto con la vera essenza del mondo così come ci passa davanti agli occhi in tutte le sue manifestazioni; ed è allora che possiamo apprezzare quanto sia intrinsecamente bello, invece che essere una fonte di paura, odio e disprezzo; e allora, per finire il mio intervento, è possibile cambiare la nostra cultura? Beh, sento che non ci sia assolutamente alcun dubbio sul fatto che sia possibile; o per meglio dire: non è tanto che credo sia possibile; piuttosto, lo so che è possibile, perché tra l’altro l’ho visto proprio in quella cerimonia dei Giochi Sportivi Special Olympics in quell’Arena di Torino, in Italia, di cui come dicevo sono stato spettatore la settimana scorsa (dal 10 al 15 Marzo 2025, ndr) […]>. – Andrea De Casa
“Il <Dignity Index> attribuisce punteggi a frasi distinte lungo una scala che va da 1 a 8, con agli estremi un disprezzo completo e il massimo della dignità rispettivamente. Punteggi bassi (che vanno da 1 a 4) riflettono un linguaggio che si basa su divisioni e opposizioni, mentre i punteggi alti (dal 5 all’8) riflettano un linguaggio radicato nella dignità. Nella stagione pilota della sua sperimentazione, un gruppo di studenti debitamente formati, con il supporto dell’Istituto di Politica “Kem C. Gardner” dell’Università dello Utah e dell’Istituto di Politica “Hinckley” hanno attribuito punteggi a selezioni di discorsi di candidati politici, dibattiti, messaggi per raccolte di fondi economici, posts sui social media e annunci dalla campagna in Utah per la corsa al congresso federale. Focalizzandosi specificamente sul linguaggio e non su chi lo pronunciasse di volta in volta, il <Dignity Index> è stato progettato per deviare l’attenzione dalle distorsioni relative ai vari partiti politici particolari, portandola verso la facoltà insita in ciascuno di noi di poter trasformare significativamente (con le parole, ndr) il nostro Paese e i nostri vicini.”
“Al seguente link potete leggere e scaricare la relazione originale in Inglese dello studio pilota completato, scritta da Kem. C. Gardner: https://d36oiwf74r1rap.cloudfront.net/wp-content/uploads/DignityIndex-Jan2023.pdf?x71849”
“Si riporta la scala di punteggi attribuibili alle frasi, compresi da 1 a 8:
-“1” Il livello “1” corrisponde all’escalation dalla violenza delle parole alla violenza agita. Si tratta della combinazione della percezione che “quel tal altro soggetto” ha una condizione inferiore a quella umana, e di una chiamata alla violenza agita o alla sua approvazione.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Quei tali individui non sono neanche umani. È nostro dovere morale distruggerli prima che loro distruggano noi.”
- “2” Il livello “2” non si limita ad accusare dei “tali altri” di essere cattivi e di fare del mare, ma anche di promuovere e diffondere la malvagità.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Quelle persone sono malvage e arriveranno a rovinare tutto, se permettiamo loro di farlo; o loro, o noi”.
-“3” Il livello “3” attacca il carattere morale delle parti avverse, e non solo le loro capacità è competenze.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Siamo noi quelli bravi, e <loro> quelli cattivi. È una questione di noi contro di loro.”
-“4” Il livello “4” deride e attacca lo sfondo (storico/culturale di appartenenza, ndr) della parte avversa, le sue credenze, il suo impegno, le sue competenze e le sue prestazioni.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Siamo migliori di <quelle tali persone>. In realtà non ci appartengono neanche. Non sono parte di noi.”
-“5” Il livello “5” ascolta il punto di vista del contendente e spiega rispettosamente i propri obiettivi, le proprie prospettive e i propri progetti.”
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “La parte contendente ha diritto a trovarsi qua e ha diritto ad essere ascoltata. Anche loro fanno parte di questo contesto.”
-“6” Il livello “6” concepisce come un dovere <da buona accoglienza> lavorare con la controparte in modo da trovare un terreno comune a partire dal quale agire.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Parliamo sempre con la nostra controparte, ricercando quei valori e interessi che ci accomunano.”
-“7” Il livello “7” desidera fortemente coinvolgere e impegnare la controparte, discutendo i più profondi disaccordi che separano i due in modo da vedere quali punti di svolta risolutivi si riescono a trovare.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Ci impegniamo appieno con la nostra controparte, discutendo anche dei valori e degli interessi che non ci accomunano, e rimanendo aperti a riconoscere i nostri errori o a cambiare idea.”
-“8” Il livello “8” è quello di chi dice: “Mi riconosco in ciascuno degli altri esseri umani, rifiuto di odiare chicchessia e riconosco piena dignità a chiunque”.
Un “sottotitolo” implicito di questo livello può essere: “Ciascuno di noi nasce con un valore intrinseco; per questo, riconosciamo a chiunque piena dignità, indipendentemente da tutto il resto.”
“L’Indice di Dignità – The Dignity Index” [traduzione: Andrea De Casa], dalla pagina internet di presentazione dello strumento (vedi qui: https://www.dignity.us/index)