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E' una totale vergogna - e dobbiamo proclamarlo alto - che i due marò (al massimo sparatori facili incappati in chi ne chiede conto giudiziario; ed è vergogna pure l'India che la tira in lungo per calcolo politico) siano fatti eroi dal Presidente della Repubblica, e veri resistenti (il giorno del 25 aprile !!), e onore della Patria: la Patria è il popolo che vive, lavora, fatica, non è l'osceno fallo armato per uccidere, ché tale è l'esercito, assurdamente eretto a simbolo di noi tutti il 2 giugno, festa del voto democratico, il contrario delle armi (perché la procedura democratica, contare le teste, è il contrario del tagliarle).

Si è concluso a Torino il 24° Congresso nazionale del Movimento Nonviolento, che ha registrato una larga e attenta partecipazione. Dopo un ampio a approfondito dibattito, è stata approvata la Mozione politica generale, che include anche le mozioni scaturite dalle 4 Commissioni di lavoro.

Oggi, mentre una grave crisi economica, ecologica e sociale investe il pianeta, è in atto una corsa globale agli armamenti senza precedenti, ad essa si aggiunge in Italia anche una crisi politica e istituzionale della quale non si intravede alcun sbocco positivo. Eppure, l’Italia, ultima in tutti gli indicatori europei di benessere e civiltà (lavoro e istruzione tra tutti), è nuovamente tra le prime dieci potenze militari globali. Una cultura neobellicista ha rimosso il disarmo dall’agenda della politica, per cui tutto può essere tagliato tranne che cacciabombardieri e portaerei.

L’ erranza del soggetto è un pensiero di pace che travalica i limiti, i confini, le frontiere, in un sentire umanitario che coinvolge le differenze, le prerogative, i caratteri di ciascuno, dove la certezza e il presupposto dogmatico vengono smussati dal confronto dialogico, in un’ottica orientata a una cultura e a un’esperienza del conoscere, volta al bene comune e alla realizzazione piena di un’umanità orientata alla pace, oltre le intolleranze e le discriminazioni, dove tutti riconoscano il nomade e migrante che è in ciascuno di noi, in ogni dimensione spaziale e temporale.

Signori Giudici,

vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch'io possa venire a Roma perché sono da tempo malato. Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza. La malattia è l'unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perché dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa è proprio l'accusa che mi si fa in questo processo.

Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.

Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.

Io l'avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.

ANTIGONE:

Ah sì. Quest'ordine non l'ha gridato Zeus, a me; né fu Diritto, che divide con gli dèi l'abisso,

ordinatore di norme come quelle per il mondo.

Ero convinta: gli ordini che tu gridi non hanno tanto nerbo da far violare a chi ha morte in sé regole sovrumane,

non mai scritte, senza cedimenti.

Regole non d'un'ora, non d'un giorno fa. Hanno vita misteriosamente eterna. Nessuno sa radice della loro luce.

E in nome d'esse non volevo colpe, io, nel tribunale degli dèi, intimidita da ragioni umane.