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Caro Gino,
nella tua replica, così come nell’articolo di Gianmaria, ho trovato affinità e distanze dal mio pensiero. Provo a buttar giù qualche riga, sperando di riuscire a spiegare le mie perplessità soprattutto. La mia non vuole però essere una critica, solo l’esternazione di dubbi che forse appartengono solo a me e semmai facilmente cestinabili. Non è neppure una analisi di tutto quanto avete espresso, ma solo delle riflessioni provocate dagli scritti, dai quali ricavo sensazioni, anche oltre la volontà di chi li ha prodotti. Mi perdonerete per questo!!

È più che giusto dissacrare la "festa della vittoria" del 4 novembre, perché una vittoria militare è lutto e non festa. Ma non basta togliere rispetto a questa celebrazione.
Sul primo punto, basterebbe rileggere Kant, per il quale sarebbe giusto, a guerra finita, dopo la festa del ringraziamento, "decretare un giorno di espiazione per chiedere perdono al Cielo, in nome dello Stato, per la grave colpa della quale il genere umano continua a macchiarsi, rifiutando di  sottomettersi ad una costituzione legale che regoli i rapporti con gli altri popoli, e preferendo usare, fiero della sua indipendenza, il barbaro mezzo della guerra (per mezzo del quale tuttavia non si decide ciò che si cerca, vale a dire il diritto di ogni Stato)".

Ciao Gianmaria,

ho letto la tua mail su "Forum Massa" (pubblicata in calce - ndr) e provo a sviluppare un ragionamento "collettivo". Non voglio certamente entrare nel merito dei contenuti della manifestazione, che tu sai bene che condivido (anche se non c'ero perché ero andato a quella della Funzione Pubblica della CGIL la settimana prima), ma nemmeno parlare e giudicare i fatti accaduti sabato. Vorrei, invece, tentare di riflettere sul tema della violenza e nonviolenza, che tu in qualche modo poni e che, ovviamente, viene escluso dai dibattiti dei media, tutti presi a sviluppare, in maniera ipocrita, il tema della violenza dei manifestanti, non riflettendo sulla violenza in generale del sistema.

La retorica militarista si nutre di cerimonie, perché le cerimonie con i loro rituali e scenografie "parlano" al cuore ed alle emozioni dei presenti. E nulla importa se chi piange i morti ammazzati in guerra è proprio il sistema militar-industriale che li ha mandati a morire per promuovere o difendere i suoi interessi. La cerimonia funziona sempre e alla fine lascia applausi ed emozioni.

La Marcia del sale e la Marcia della pace

Il 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza, si ricorda il compleanno di Mohandas K. Gandhi, il fondatore della nonviolenza moderna, ossia della nonviolenza come metodo rivoluzionario di azione politica. Uno degli strumenti nonviolenti più importanti sperimentati da Gandhi furono le marce, svolte sia in Sudafrica che in India, fino alla più importante e decisiva "Marcia del sale", che segnò il punto di svolta nella lotta per l'autogoverno del popolo indiano.