“Salve a tutti. Visto ciò che sta accadendo attualmente nel mondo, abbiamo bisogno di parlare del potere. Ciò a cui assistiamo oggi sullo scenario globale è una crisi delle strategie per la conquista e l’esercizio del potere. Perché le persone sono in generale così ossessionate dal potere? Semplicemente perché il potere consiste essenzialmente nella capacità individuale di: A) apportare nella realtà ciò di cui si vuole fare esperienza, e B) evitare o allontanare ciò di cui non si vuole fare esperienza.
Il problema è che ciascuno di noi, invece di esistere in una sorta di vuoto indipendente, è calato in un’esistenza spazio-temporale condivisa con altri esseri. Come avrete tutti notato, tutti questi esseri possono giocare un ruolo a favore o a sfavore di ciò che vogliamo sperimentare nella nostra vita. È per questa semplice ragione che desideriamo poter esercitare un’influenza su di loro: quanto più potere siamo in grado di esercitare. Si tratta in sostanza di un meccanismo di difesa, lo stesso che pensiamo possa garantirci l’esperienza di ciò che desideriamo e l’evitamento di tutto ciò che desideriamo disperatamente evitare.
Ora, tutto questo fenomeno non pare poi tanto grave quando lo si osserva da una prospettiva per così dire oggettiva. Tuttavia, al livello materiale più elementare, questo meccanismo è alla base di ogni manifestazione di corruzione politica, della perdita di iniziativa personale verso l’azione, di una separazione forzosa da coloro che amate e dai quali dipende la vostra stessa vita. In esso risiedono anche le radici della violenza, e della guerra.
Perché è importante sapere tutto questo? Perché le cause radicali di ogni guerra risiedono in ciascuno di noi, non solo in quei soggetti deputati a rappresentarci e che ordinano fisicamente un attacco armato. I conflitti bellici su larga scala a cui assistiamo non sono che un macro-riflesso dei fattori causali del livello micro-cosmico psicologico di ogni individuo. Questi soni dei veri fattori propellenti delle guerre. Non la prendo assolutamente alla leggera quando affermo che un risveglio della coscienza non è più un lusso elitario per e nella razza umana; è di fatto un’assoluta necessità per la sua stessa sopravvivenza.
Allo stesso modo, non la prendo assolutamente alla leggera quando affermo che in questa realtà spazio-temporale, nella quale facciamo esperienza di un nostro sé e di quello dei nostri prossimi, un’approfondita padronanza delle relazioni intersoggettive non è più un lusso ma una necessità inderogabile per la razza umana. Tanto più che in un tale scenario relazionale le dinamiche non riguardano mai un solo individuo, ma anche contemporaneamente molte altre persone. Se anche solo uno tra tanti “si risveglia”, per così dire, finisce inevitabilmente per influenzare anche i tanti con cui si pone in relazione.
Quando poi ciascuno dei tanti in una comunità si risveglia, la guerra non può avere luogo. Ogni vita personale è oggi chiamata a porsi in una relazione intima e approfondita con il proprio ego, a riconoscere all’interno di se stessa le condizioni mentali alla base della guerra, le sue cause radicali. Siamo tutti chiamati a riconoscere e lavorare consciamente con questi aspetti che risiedono in ciascuno di noi, dal primo all’ultimo, indipendentemente del fatto che ne siamo attualmente consapevoli oppure ancora no. Dobbiamo riconoscere il nostro desiderio di potere, la nostra paura, il nostro pensare in termini di un “noi” opposti ad un “loro”, la nostra bramosia, la nostra tendenza a re-agire a stimoli vari, i nostri meccanismi protettivi, come anche la nostra ignoranza, il nostro senso di superiorità morale, la ristrettezza della nostra prospettiva mentale, i nostri pregiudizi e condizionamenti, il nostro desiderio di controllo, i nostri traumi e lotte interiori irrisolti.
Sicuramente questo non è un lavoro facile, ma è di gran lunga l’impegno più importante di tutti. Ogni conflitto nasce nel nostro “panorama interiore”. Attraverso una profonda comprensione e l’istituzione di una relazione compassionevole con la nostra capacità personale di influire proprio sui fattori motivanti delle guerre, non finiremo più con il soccombere ad una mentalità del tipo “noi contro loro”, che è il vero principio fondante delle guerre. Ci saremo purgati del nostro “daimon” psicologico e avremo guarito quelle stesse nostre ferite CHE COSI’ SPESSO I LEADERS POLITICI SFRUTTANO PER GENERARE CONSENSO NEL DICHIARARE UNA GUERRA.
Al livello più fondamentale, il processo che ho appena descritto è lo stesso che vi permetterà di evolvere dalla posizione di chi soffre passivamente di e in una condizione in cui si sente impotente di fronte a forze esterne – uno stato che probabilmente state oggi attraversando – a quella di agente propositivo per quel cambiamento che voi, assieme a molti altri, ritenete il mondo abbia disperatamente bisogno. Grazie"
Teal Swan
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“La prevenzione dei conflitti vilenti, anche su larga, parte dalla consapevolezza interiore di ognuno di noi” 5/3/2026, - Teal Swan [Traduzione Andrea De Casa], fonte: reel su facebook