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Una petizione continentale per fermare i sussidi UE all'industria militare

Una petizione online, per rafforzare l'appello diffuso ai Membri del Parlamento Europeo e ai Rappresentanti Parlamentari degli Stati Membri dell'Unione Europea da parte le campagne e gli attivisti per la pace riuniti nella rete continentale ENAAT (European Network Against Arms Trade). La richiesta continua ad essere con forza quella di un chiaro “NO” all'inclusione della ricerca militare e per le armi nel budget UE. Ai parlamentai viene chiesto di rigettare l'Azione Preparatoria (PA - Preparatory Action on Defence research) che la Commissione Europea intende includere nelle linee di finanziamento in discussione dalla prossima settimana. “L'Unione Europea dovrebbe promuovere la pace, non dare sussidi all'industria delle armi” è la posizione espressa dalle 14 campagne nazionali e dai 3 organismi internazionali europei che compongono la rete ENAAT.

Per fare questo l'azione di pressione promossa da ENAAT (European Network Against Arms Trade, di cui Rete Disarmo è parte) rivolta al Parlamento Europeo e contro i sussidi per la ricerca militare si arricchisce di un nuovo strumento.

Il portale di mobilitazione Wemove.eu ha infatti lanciato una petizione a livello continentale (disponibile in inglese, tedesco, spagnolo, francese, italiano e polacco) per far crescere l'azione di pressione già iniziata da qualche giorno dalle realtà europee del disarmo. Una nuova occasione per far sentire la nostra voce e chiedere che l'Europa si concentri su investimenti civili e per la Pace, lasciando perdere i fondi destinati alla ricerca militare.

 

CHIEDIAMO A TUTTI DI RILANCIARE QUESTA INIZIATIVA ED AIUTARCI NELLA PRESSIONE SUL PARLAMENTO EUROPEO >> CLICCA QUI


Testo della Petizione

Impedisci l’inclusione della ricerca per l’industria bellica nel nuovo budget dell’UE. Nessuna sovvenzione europea dovrebbe andare alla tecnologia militare. I finanziamenti per la ricerca dovrebbero essere destinati a progetti che sviluppano modi non violenti per prevenire e risolvere i conflitti ed in particolare per affrontare le cause alla radice dell’instabilità.

Perché è importante?

Vogliamo tutti vivere in un mondo pacifico ed è per questo che è stata creata l’Unione europea.
Ma la Commissione europea, sotto la forte pressione dell’industria bellica, sta ora progettando di stanziare migliaia di milioni di euro di denaro pubblico per sviluppare una tecnologia militare avanzata per la prima volta da quando esiste l’Unione.

Anche se viene presentata come una misura di ‘difesa’, la verità è che lo scopo di questi sussidi è di preservare la competitività dell’industria bellica e la sua capacità di esportare all’estero, anche in paesi che contribuiscono all’instabilità e che prendono parte a conflitti letali, come l’Arabia Saudita.
Mercoledì, i membri del Parlamento europeo voteranno per concedere o negare i soldi dell’UE all’industria bellica. È una questione molto controversa e molti, ancora indecisi, saranno più aperti ad ascoltare te, il loro elettorato, e questo significa che possiamo influenzare il voto. Per avere il massimo impatto consegneremo presto la petizione, ma questo ci dà solo due giorni per raccogliere più firme possibili.

Dopo diversi anni di lavoro costante dietro le quinte, la lobby dell’industria bellica ha raccolto il sostegno di alcuni paesi europei e funzionari delle istituzioni per essere aiutata a perorare la causa per i sussidi pubblici sotto forma di ‘ricerca’

La Commissione europea ha fatto il primo passo e consigliato che il nuovo budget dell’UE includa dei sussidi per l’innovazione delle armi. Questo è solo l’inizio, l’obiettivo a lungo termine è di istituire un programma dal valore di 3,5 miliardi di euro. Questo si tradurrà necessariamente in tagli drastici a scapito di altre priorità di spesa, dal momento che un aumento in un’area significa un taglio in un’altra.

Ma abbiamo ancora una possibilità per evitare che i contribuenti europei paghino per alimentare dei conflitti letali. Diciamo ai membri del Parlamento europeo che vogliamo che votino per la pace e non per sovvenzionare le armi.

In partenariato con la Rete europea contro il commercio delle armi (ENAAT)

Roma – Bruxelles, 27 settembre 2016