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Fondamenti etici della Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Tonino Bello, Enrico Peyrett   
Sabato 21 Aprile 2018 16:25

Appunti manuali inediti, presi a cura e responsabilità di Enrico Peyretti, che qui li trascrive, durante la relazione di don Tonino Bello nel convegno sulla Difesa Popolare Nonviolenta, Torino, 2 novembre 1990.

Una precedente trascrizione, del 22 aprile 1993, è andata perduta.

Altri relatori in quel convegno: Antonino Drago, Luciano Guerzoni, Rodolfo Venditti, Ugo Spagnoli, Julio Quan, Ettore Zerbino, Luigi Bonanate

Sull’argomento, vedi vari interventi di don Tonino Bello nei volumi Scritti di mons. Antonio Bello, Molfetta, ed. Mezzina 1993 e anni seguenti, in particolare nel vol. 4, Scritti di pace, 1997, nel quale, però, non trovo il significativo articolo L’ultima radice, in Nigrizia, settembre 1991, che conservo in fotocopia. Ricordo che lo leggevamo in gruppo in treno andando a Verona per la grande “Arena” di quel mese, che vide la presenza, l’ultima, di Balducci e Turoldo.


Questo mio doveva essere un saluto, poi è diventato un tema.

Fondamenti etici della DPN? Il problema etico ce l’hanno quelli che sostengono la difesa armata, non noi!! Dirò invece le difficoltà che la nonviolenza incontra per entrare non solo nelle coscienze, ma nell’immaginario della gente. Vedo cinque difficoltà:

1. Nonviolenza come optional: si parla molto di nonviolenza nei movimenti, ma come una delle tante possibilità, con lo stesso valore di altri metodi. È caduto il marchio doc, che è evangelico. Anche in certi ambienti ecclesiali, si sente dire: è un metodo vostro, andate pure avanti! La nonviolenza è elogiata, ma elusa: bisogna stare coi piedi per terra! Ma l’unica garanzia oggi è la soluzione nonviolenta dei conflitti. E questo vale non solo per i credenti in Gesù, ma per tanti uomini di buona volontà.

2. L’etica a doppio binario: a) privato b) pubblico, politico. Anche in ambienti cristiani. Nel privato è raccomandato il disarmo unilaterale del perdono, è condannata la ritorsione violenta. Il Vangelo è ridotto a buon senso, invece del Discorso della montagna. Il problema delle chiese è superare questa schizofrenia. I vescovi tedeschi nel 1983: nell’età delle armi distruttive, «l’amore dei nemici deve applicarsi anche nei rapporti tra i popoli e nella politica internazionale».

3. La nonviolenza sa di utopia. Ma i vescovi giapponesi nel 1983 hanno parlato di «impegno nonviolento per la pace». Così i vescovi belgi, olandesi (pure nel 1983). Essi negano il carattere utopistico della nonviolenza. I vescovi Usa nel 1983: «I mezzi nonviolenti di resistenza al male meritano molto maggiore studio e considerazione. (…) Esortiamo a metterli a confronto con gli effetti di una guerra. (…) Sia la ragione pratica che la fede spirituale esigono che essi siano presi in seria considerazione come una forma efficace di azione». Martin Luther King: «L’amore disarmato è di gran lunga l’arma più potente del mondo».

4. La nonviolenza ci trova spesso indecisi. Nei bivi del cammino servono indicazioni precise: no alla violenza; non solo sui rettilinei (quando la pace è facile), ma agli incroci pericolosi (come ora nella crisi del Golfo); no alla guerra. Alzare questo segnale senza esitazione. Non ammettere eccezioni al no alla guerra.

5. Concretare la logica della DPN. Cosa vuol dire DPN con Saddam, con Gheddafi? Quali strategie? Cosa può la DPN con la mafia? Quella con la mafia è la più grande guerra italiana dopo il 1945: mille morti dal gennaio 1990, in sei mesi, mentre i morti dell’Intifada, in tre anni, sono 900. Il fatturato della mafia supera i 100.000 miliardi di lire. Ci sono 450 cosche, un apparato economico completo. Pratica una difesa deterrente e distruttiva. Ha 15.000 “soldati”. La popolazione paga tributi, il “pizzo”, in cambio di una certa sicurezza. La mafia gestisce le feste patronali. Fa pedagogia ai giovani emarginati. È tutt’altro che “arcaica”. Esiste un approccio nonviolento alla lotta alla mafia? Un metodo che sia alternativo alle risposte militarizzate: legge sulla droga, politica sull’immigrazione.

Senza giustizia non c’è pace. La guerra è frutto dell’ingiustizia. La DPN intacchi le radici dell’ingiustizia.

Divulgate con caparbietà le linee concrete della DPN.

Tonino Bello, 2 novembre 1990

 


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