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Fermare il caos climatico PDF Stampa E-mail
Scritto da Ummberto Franchi   
Martedì 04 Dicembre 2018 20:00

Oramai in Italia ed in altri Paesi del Mondo, ad ogni scroscio d'acqua abbiamo allagamenti, frane, crolli di abitazioni, che si alternano a periodi di siccità, trombe d'aria, uragani ecc... Questo moltiplicarsi di squilibri ambientali e disuguaglianze colpisce soprattutto i ceti più poveri...

Ogni volta si lamentano i danni avvenuti… urliamo per l’assenza di prevenzione… e dopo tutto ricade nell’oblio… nel silenzio, in attesa della prossima sciagura !

I cambiamenti climatici non sono colpa del destino cinico e baro, ma sono dovuti soprattutto al consumo del petrolio e del carbone . Basta pensare che un'azienda multinazionale petrolifera come la Chevron ha mandato in atmosfera inquinanti oltre dieci volte di più di tutti i Paesi dell'Africa messi assieme, ma nonostante ciò i vari governi dei Paesi Industrializzati, finanziano con incentivi pubblici i combustibili fossili quattro volte di più di quelli destinati alle energie rinnovabili…

La questione si pone con forza in tutti i Paesi del Mondo, ma anche e soprattutto nei nostri territori, dove oltre al rischio di entrare in un percorso di perenne cambiamento climatico mondiale, abbiamo anche un inquinamento ambientale tutto di derivazione locale, con smotamenti franosi del territorio, crolli di ponti , strade , ferrovie , ecc… a causa di imprenditori, Dirigenti di Imprese, e amministratori locali e nazionali senza scrupoli , che da molti anni (soprattutto nei governi, del centro-destra) hanno ridotto la manutenzione per risparmiare sui costi, e permesso che il cemento andasse a ricoprire ogni metro di terra, uccidendo la prevenzione ed un pezzo di ambiente!

Ora, l’ambiente non si configura come un’entità autonoma rispetto all’Uomo, ma costituisce l’insieme dei presupposti essenziali dell’esistenza umana .

In questo contesto la 21° Conferenza delle Nazioni Unite che si tenne a Parigi (dal 30 novembre 12 dicembre 2015) , allo stato attuale è rimasta disattesa. Essa prevedeva : una riduzione delle emissioni CO2 a partire dal 2018 per non superare un incremento della temperatura nei prossime 20 anni superiore a 1,5 gradi, con controlli ogni 5 anni… al fine di poter abbattere entro il 2030 il 40% di tutte le emissioni di gas.

Anche se l’accordo di Parigi è certamente insufficiente, esso però non può essere disatteso. Ma non solo, niente allo stato attuale è stato fatto , purtroppo dobbiamo anche registrare come il presidente Trump abbia stracciato anche quell’accordo, e la stessa cosa si appresta a fare il nuovo Presidente del Brasile Bolsonaro.

Anche al G20 svolto oggi in Argentina, proveranno a parlare vanamente di clima ma sarà un fallimento perché la maggioranza di essi Agiscono in attuazione di quanto richiesto dalle società multinazionali, e dai latifondisti i quali affermano che il diritto al commercio ed allo sfruttamento dei terreni con l’abbattimento degli alberi delle foreste, deve sempre prevalere rispetto ai risanamenti ambientali ed ai diritti sociali... ed i politici che governano , non solo in USA e Brasile, ma anche in altri Paesi… non solo sostengono gli interessi dei capitalisti con la negazione dell’accordo di Parigi…. ma mentre da una parte cercano di difendersi dall’attacco di Trump con i dazi, dall’altra fanno anche accordi sulla liberalizzazione dei mercati come il TTP e il Ceta, abolendo ogni possibile futuro intervento dei governi nazionali, diverso da quello concordato con le multinazionali.

Quindi, mentre gli scienziati avvertono l’Umanità ed i potenti che senza interventi risolutivi sull’ambiente e la conversione ambientale dell’economia , la Terra entrerà in una strada di autodistruzione senza più poterla fermare… sono soprattutto gli USA il problema principale del Mondo . Continuano come già fecero anche sulla mancata ratifica del protocollo di Kioto del 1997, come è avvenuto con il fallimento della conferenza di Copenaghen del 2009,…

La conseguenza di ciò, sarà che nei prossimi 20 anni le emissioni totali del CO2, dai passati da 23 miliardi di tonnellate nel 1995, ai 36 miliardi tonnellate nel 2015, passerà ai 60 miliardi nel 2035, generando un cambiamento antropico ( legato alle attività umane) del riscaldamento del clima, di circa tre gradi … e, se non riusciremo ad invertire questa tendenza , siamo destinati ad andare sicuramente in una corsa verso l'abisso senza più possibilità di fermare il riscaldamento del Pianeta Terra, con la sua autodistruzione !

Ma, anche nell'ipotesi più ottimista, di riuscire a fare ritornare indietro Trump e le sue decisioni, non basta il contenuto dell’accordo di Parigi, firmato da 171 Paesi, per evitare il rischio di non ritorno ed autodistruzione della Terra. Penso invece che le emissioni potranno essere ridotte nel corso di almeno una generazione (20 anni) solo se "diamo gambe a quell'accordo" , anche attraverso una conversione ecologica ambientale dell’economia.

Per evitare il caos climatico, “bollino rosso”, oltre a lasciare sottoterra gran parte dell'energia fossile esistente, puntando ad energie rinnovabili, pulite, alternative... è necessario convertire in termini ecologici... pensare a un modello di sviluppo, di consumi, di qualità della vita diversa da quella fondata sui criteri dell'accumulazione.

Questo significa che tutela dell’ecosistema e sviluppo sostenibile devono “marciare” assieme, occorre quindi modificare profondamente i processi produttivi, quelli dell'organizzazione del lavoro, quelli dei consumi... dei modi di vivere... delle culture... rinunciare ad opere costose ed inutili che gravano sull’ambiente come la TAV in Val di Susa… dove l’8 dicembre 2018, migliaia di cittadini manifesteranno a Torino per il NO TAV perché è occorre mettere in discussione decisioni, interessi, profitti e poteri rovinosi consolidati nel tempo...

Ma per fare questo e cambiare la prospettiva ecologica del Paese e del Mondo, credo che sia anche necessario tornare a mettere al centro la questione del "lavoro"... ridare i diritti perduti a chi lavora, al fine di mettere in discussione gli attuali rapporti di forza in ogni luogo di lavoro, per tornare ad avere una classe lavoratrice capace di essere classe egemone ed in grado di lottare e contrattare con le imprese, le scelte sul come si lavora, per cosa si lavora, per quale prospettiva ecologica industriale, cercando di cambiare il modello di produzione all'interno dei luoghi di lavoro, quello dei consumi , della qualità della vita... ed infine governare le ricadute di uno sviluppo ecocompatibile nei territori anche attraverso i buoni comportamenti amministrativi nazionali , locali e le buone pratiche comportamentali...

Umberto Franchi

Lucca, 1/12/2018

 


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