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Le ciliegie di Srebrenica: due testimonianze PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria G. Di Rienzo   
Venerdì 20 Agosto 2010 13:08

Per più di quindici anni, "Women for Women International" ha condotto programmi diretti alle sopravvissute di guerra bosniache: ad oggi, piu' di 7.000 donne hanno ricevuto istruzione professionale, aiuto finanziario ed educazione scolastica. Due membri dell’organizzazione, Laura e Teisha, raccontano di seguito le loro esperienze. Srebrenica, la testimonianza di Teisha
Nel luglio 1995, piu' di 8.000 uomini e ragazzi bosniaci furono uccisi in quello che divenne poi noto come "il massacro di Srebrenica". Inoltre, fra i 25.000 ed i 30.000 rifugiati nell’area di Srebrenica furono vittime di "pulizia etnica". Oggi nella citta' vi sono molte donne che partecipano ai programmi di "Women for Women International", in maggioranza vedove di guerra o donne che hanno perso i loro figli in guerra.
La loro ultima idea e' stata quella di rendere la citta' piu' fruibile ai turisti, perche' ad esempio c’e' un forte che molti vanno a visitare ma non ci sono ristoranti, o posti dove stare. Dopo uno dei nostri seminari, si sono riunite ed hanno deciso di intraprendere una prima azione che avrebbe lasciato un segno nella citta' ed allo stesso tempo sarebbe stata di sostegno alle loro famiglie.
C’e' un Festival delle Ciliegie che si tiene ogni anno in citta', ma che non ha mai portato guadagni a Srebrenica. Le donne si sono presentate al Consiglio comunale ed hanno chiesto di avere il controllo sulla festa. Il Consiglio, composto unicamente da uomini, si mostro' abbastanza scettico ma diede loro il permesso richiesto.
Per la prima volta il Festival e' stato un successo. Le donne hanno fatto pubblicita', hanno venduto cibo, hanno guadagnato dei soldi, si sono organizzate tra loro per dividersi le responsabilita', ed era la prima volta che lavoravano insieme al di fuori del nostro programma, ma anche la prima volta in cui parecchie di loro hanno avuto occasione di incontrare i propri vicini, perche' a parte gli incontri con noi non escono praticamente di casa.
Le loro case sono il solo posto dove andavano una volta uscite dai seminari. I loro mariti fanno la spesa, fanno qualsiasi cosa richieda l’uscire di casa, e le donne erano veramente rinchiuse fra quattro mura precedentemente a questa vicenda. Prima che io lasciassi la Bosnia, stavano discutendo i prossimi passi da intraprendere, fra cui l’eleggere una donna al Consiglio comunale: se ci riescono, sara' la prima volta nella storia della citta'.

Sarajevo, la testimonianza di Laura

Sugli edifici ci sono ancora i segni lasciati dalle pallottole e da altri proiettili. I bosniaci hanno ricostruito davvero molto, ma alcuni danni sono tuttora visibili. C’e' questo stridente contrasto, perche' e' un paese davvero bello, in una campagna collinosa, ma ad esempio in una vecchia parte della citta', dove ci fu un’esplosione, il cratere e' stato riempito di asfalto rosso, e sui pendii delle colline ci sono croci bianche sin dove puoi spingere l’occhio.
Le tensioni etniche esistono ancora, il paese e' diviso. Non lo sapevo questo, prima di arrivare la' e constatarlo di persona. Quando ero in Ruanda non c’era cosi' tanta evidenza del genocidio e la gente non era propensa a parlarne. In Bosnia, le persone sono piu' disposte a parlare delle tensioni che persistono nel loro paese, ed ancor di piu' dei problemi che lo stesso fronteggia. Il conflitto in Bosnia non e' stato risolto: si e' fermato, ed e' tutto.
La gente probabilmente pensa che la Bosnia sia uno dei posti piu' tranquilli in cui noi lavoriamo, perche' dalla guerra e' passato abbastanza tempo. Ma cio' che e' accaduto durante la guerra e' ancora parte delle vite delle donne, e l’economia distrutta dalla guerra non ha avuto una ripresa sufficiente, cosi' le donne hanno ancora un gran bisogno di aiuto.


Fonte: Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo

 


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