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La nave, carica di migranti, in balia degli eventi, appartiene all'ordine dell'eccezionalità. Noi invece, incastrati in questo lunedì lavorativo incipiente, apparteniamo all'ordine della normalità.

Al primo ordine appartengono molti eventi: il caos delle vite terrorizzate durante un terremoto, l'affastellarsi di persone intorno al luogo di un incidente, la nascita di un figlio, il primo bacio dato alla fine di una festa, il giorno del nostro matrimonio, l'avvistamento di un orso, in genere la prima volta in cui abbiamo fatto una cosa.

Dalle notizie di stampa sulla riforma del Regolamento Dublino è sorprendentemente assente proprio il punto nodale rappresentato dal testo di riforma votato a larga maggioranza dal Parlamento Europeo nel novembre 2017. Un testo che riforma a fondo la materia sulla base dei principi di solidarietà ed equa distribuzione delle responsabilità tra gli Stati come prescrive l'art. 80 del Trattato.Il Consiglio dell'Unione e i singoli Stati sono tenuti nel procedimento di co-decisione legislativa con il Parlamento Ue a cercare un compromesso con questo testo di cui nessuno, neppure il Governo italiano, parla.

Il canto di dolore dei migranti in fuga dalla Libia è affidato a dei versi sussurrati sopra una zolla di terreno al cimitero di Modica. Accanto alla croce, dove a matita è scritto il nome di Tesfalidet Tesfom, ci sono ora dei fiori gialli, un mazzo di crisantemi, una piantina con i ranuncoli e delle piccole rose, mentre solo un soffio di vento traduce una richiesta di aiuto ancora inascoltata.

Gli enti cristiani impegnati a vario titolo nell'ambito delle migrazioni sentono la necessità di aprire uno spazio di confronto in cui dare voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale che individuano come prioritarie, per il bene di tanti uomini e donne di cui si impegnano a promuovere i diritti e la dignità.