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«Qualche anno fa alcuni operai licenziati dalle aziende mafiose sfilarono portando in spalla la mia bara, la storia dimostra che non mi hanno fermato. Nessuno pensi di potermi fermare con i tweet e gli slogan populisti che hanno preso il posto di quelle bare». È risoluto Leoluca Orlando. Sul caso rom, esploso con l’occupazione della villa destinata dall’amministrazione comunale a tre famiglie nomadi, sgomberate dal campo della Favorita su disposizione della magistratura, il sindaco mostra fermezza.

14 luglio 2008-14 luglio 2018. Dieci anni esatti. Per l’Abruzzo non sono solo due lustri che stancamente si sono intervallati sul calendario. Quella mattina di 10 anni fa la regione di Fontamara si svegliò sotto shock, era la mattina di Sanitopoli. In meno di vent’anni per la seconda volta venne arrestato il Presidente della Regione, sul banco degli accusati insieme ad altri esponenti della giunta. I processi si sono celebrati, le conclusioni dell’iter giudiziario sono a conoscenza di tutti. Negli anni precedenti – dalla notte di San Michele del 1992 in poi – e in questi ultimi due lustri – ultimi casi proprio nelle ultime ore – inchieste, scandali, indagini hanno interessato ogni ambito della vita regionale abruzzese. Tutti, come costituzione sancisce ed è diritto sacrosanto, sono innocenti fino a prova contraria. E in ogni processo già celebrato ci sono stati condannati, ma anche assolti. E questi dati di fatto vanno sempre tenuti ben presenti.

Egregio Presidente della Camera dei Deputati,

nelle scorse settimane in più occasioni lei si è espresso pubblicamente contro la violenza razzista, contro il criminale sfruttamento schiavistico dei migranti nelle campagne italiane, per il diritto dei naufraghi ad essere soccorsi ed accolti, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Sono cose ovvie per qualunque persona civile, e soprattutto per chi, come lei, è investito della terza carica istituzionale della repubblica italiana, che è una repubblica democratica, antifascista, che riconosce e difende i diritti umani.