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Considerazioni ed emozioni dopo la "rinuncia" di Benedetto XVI. Conversazione con Almo Puntoni, Stella Buratti, Ida Tesconi, Luca Marzario, Anna Maria Vignali, Federico Bonni

Il gesto di "rinuncia" di Benedetto XVI assume un rilievo ed un importanza dirompente nella Chiesa. Ne parliamo con alcuni amici che, in questi anni, hanno contribuito a costruire l'Accademia Apuana della Pace: Ida Tesoni (Presidente Bottega del Mondo), Stella Buratti (Presidente AVAA), Almo Puntoni (Direttore Caritas Diocesana), Federico Bonni (Consigliere Comune di Carrara), Luca Marzario (Portavoce AAdP), Anna Maria Vignali (Psicologa – Formatrice dell'Associazione Volontari Ascolto e Accoglienza).

AAdP: La scelta di "rinuncia" del Pontefice è una tappa di un lungo percorso interiore, sicuramente faticoso, che ha suscitato in ogni persona emozioni e sensazioni diverse. Vi chiediamo quali emozioni ha suscitato in voi questa scelta.

  • Almo Puntoni: Ho appreso la notizia mentre uscivo da una classe ed entravo in un'altra, da una studentessa che me lo diceva mentre ci si incrociava: nonostante fosse carnevale e potesse essere una burla non l'ho rigettata. Conclusa la mattinata scolastica, ed avendo verificato la fondatezza della notizia, nel tragitto verso casa riflettevo tra me e me sul significato di questa decisione. Ho pensato alla mia mamma che dice sempre di aver due mesi più del Papa e che vuole abitare da sola ma che ormai ha ridotto le sue attività e ha bisogno di essere aiutata in tante faccende.

    La scelta del Papa l'avevo già presa, più volte in considerazione come possibile ed anche in alcuni casi auspicabile: pensando a Benedetto e pensando alla mia mamma ho sentito una forte tenerezza e una grande ammirazione per lui che ha avuto il coraggio di dire"non ce la faccio più, sono vecchio!". Dal punto di vista umano saper accettare il trascorrere degli anni e riconoscere quello che le proprie forze sono in grado di fare esprimere una grande lucidità e un grande coraggio.

  • Stella Buratti: La scelta operata dal Papa ed anche il modo sobrio con cui ha ritenuto di volerla comunicare mi hanno sorpreso e toccato in profondità. Confesso - chi mi conosce ben lo sa - di non aver nutrito finora, a livello epidermico, particolare simpatia per il dotto studioso tedesco salito al soglio pontificio. Per la prima volta, dunque, ho provato un moto di tenerezza, per la prima volta ho scorto sul suo viso i segni di una stanchezza malinconica e solitaria, per la prima volta ho percepito in lui una dimensione profondamente umana dietro la timida e razionale algidità tedesca (quante cose - mi sono detta - i pregiudizi ci impediscono forse di vedere!).

  • Ida Tesconi: Mi ha sorpresa e lasciata incredula, poi le immagini del papa inviate in continuazione dai media mi hanno fatto cogliere con più attenzione la fatica impressa sul suo volto e mi sono commossa.

  • Luca Marzario: Premetto che emotivamente non mi sono mai sentito particolarmente vicino al Papa Benedetto XVI, probabilmente per una distanza nel mio modo di concepire la religiosità, molto essenziale e poco legata ai dogmi. Detto questo la figura del Papa è una figura storica che ha influenzato e influenza milioni di persone in tutto il mondo. Dimettendosi il Papa ha preso atto della sua debolezza, della sua inadeguatezza a ricoprire un ruolo fondamentale, quello di guida del popolo cattolico-cristiano. La scelta delle dimissioni non può certo lasciare indifferenti: quando ho appreso la notizia mi ha colto un senso di sorpresa e smarrimento, seguita immediatamente da una profonda stima per l'assunzione di una scelta così forte e difficile.

  • Anna Maria Vignali: Appena appresa la notizia stupore e sconcerto mi hanno accompagnato per un pò di tempo poi.....il riflettere e il ragionare mi hanno portato a pensare che questo Papa è davvero coraggioso e responsabile. Dico questo perché, a mio parere ,è riuscito a fare una scelta che ha davvero dello straordinario, una novità per il futuro della Chiesa. Credo che tutti noi, credenti o no, dovremmo riflettere su questa scelta faticosa e sofferta, ma che può aprire un confronto nel mondo della Chiesa aiutandola a rinnovarsi.

  • Federico Bonni: All'inizio molto sorpreso, addirittura non potendo verificare subito la notizia pensavo a una “bufala”. Dopo, verificata la notizia ho iniziato a pensare, a provare a capire il perchè, e più pensavo e più provavo a trovare un perché, avevo come la sensazione di sentirmi sempre più lontano da una soluzione. Mi sembrava di essere tornato al liceo quando provavo a cercare un filo logico quando studiavo qualche autore di filosofia per me indigesto.

    Per fortuna poi mi hanno permesso di tornare con i piedi per terra i mass media e gli italiani: l'Italia ora, oltre che un paese di allenatori di calcio e di politologi, è diventato anche un paese di teologi e di vaticanisti.

    Ammiro comunque il coraggio di questa scelta e l'umiltà e la serenità, malgrado la stanchezza del volto, con cui ha annunciato le sue dimissioni.

AAdP: Andando oltre le "emozioni", quale valutazione dare di questa scelta e, soprattutto, quale significato può assumere all'interno della Chiesa e quali "conseguenze" può portare questo gesto che è anche denso di contenuti teologici?

  • Almo Puntoni: Il Papa per i cattolici è un padre che ci fa sentire nella sua persona di carne l'unità della Chiesa, ma sarebbe sciocco fermarsi alla sola valutazione emotiva. Credo che la scelta delle dimissioni di Benedetto abbia anche un valore spirituale. Userei questo termine piuttosto che "teologico". Mostra ed evidenzia, in un modo complementare rispetto alla parabola storica di Giovanni Paolo II, la fragilità umana e come la fede sia in grado di illuminarla, di farla diventare la forza del cristiano (san Paolo ci suggerisce "quando sono debole è allora che sono forte") perché tutto ciò che noi siamo si azzera ed emerge l'opera e la maestosità di Dio.

  • Stella Buratti: Due alunni, la mattina dopo, mi hanno accolto dicendo: "Prof., abbiamo un altro papa tra gli ignavi!". Ho sorriso con loro, ma ho poi aggiunto che ritenevo queste dimissioni non una fuga vigliacca, ma una scelta coraggiosa. Ci vuole a volte più coraggio a dire dei no che dei sì - tanto più se si è papa. Ci vuole coraggio per riconoscere e dichiarare i propri limiti di creatura, ci vuole coraggio per non sentirsi onnipotenti né indispensabili, ci vuole coraggio per capire quando è il momento di passare il testimone. Una bella lezione per tutti. Questo è forse il senso vero dell'evangelico sapersi "servi inutili". A nessuno, neppure al papa, è chiesto di essere dei supereroi.

  • Ida Tesconi: Sicuramente questo gesto avrà conseguenze che in questo momento è ancora difficile immaginare; considerando che l'età media è decisamente allungata c'è chi, alla fine del precedente pontificato,ha teorizzato l'avvento di papi anziani per evitare regni troppo lunghi e ripetitivi. Seguendo questa logica, le dimissioni permetterebbero l'ascesa di uomini giovani sul soglio di Pietro, come già accaduto nella storia bimillenaria della chiesa. Innocenzo III, per esempio, fu eletto a 37 anni: cosa significherebbe oggi una cosa del genere? Si tratta, comunque, di ragionamenti che non tengono conto del soffio dello Spirito? Al di là di ogni possibile risposta, personalmente preferirei che la riflessione sul ruolo del successore di Pietro si inquadrasse all'interno della ormai poco citata categoria del "popolo di Dio" tanta cara al Concilio.

  • Luca Marzario: Immagino che la notizia delle dimissioni, anche se ventilata da tempo, abbia non solo sorpreso gran parte della gerarchia ecclesiastica, ma anche avviato una discussione sul ruolo stesso del Papa che è destinata a durare a lungo. Il Papa infatti, com'è noto, non è soltanto la guida spirituale del popolo cristiano e capo della Chiesa, ma è anche il discendente di Pietro, il discepolo a cui Gesù ha assegnato appunto il compito di guidare la Chiesa (almeno secondo l'interpretazione cattolica). Dunque dimettersi da questo ruolo significa non solo dimettersi da una carica della gerarchia ecclesiastica (la più importante), ma da una missione assegnata dallo Spirito Santo. Questo ha delle implicazioni teologiche non trascurabili che rischiano di modificare in maniera significativa il ruolo stesso del Papa all'interno della Chiesa e della sua storia.

  • Anna Maria Vignali: Come ho già detto ritengo questo gesto un atto pieno di saggezza che può aiutare la Chiesa a capire che l'esercizio della libertà che Benedetto XVI ha esercitato consiste soprattutto nella possibilità di scegliere, di prendere delle decisioni e rimanervi fedeli.Questo, a mio parere,riempie di significato questo gesto.

  • Federico Bonni: Una scelta che esalta ancora di più l'abbandonarsi completamente a Dio e alla Provvidenza. Una scelta che umanizza, cioè con tutti i suoi limiti umani, di più la figura del pontefice e che lo rende meno figura mitologica, non più un monarca assoluto. E probabilmente è anche un monito, un segnale forte ai quei “curiali” forse oramai troppo lontani dal Vangelo.

AAdP: Le motivazioni che hanno portato a questa scelta le ha vissute solo Benedetto XVI, non possiamo noi esplorare questo ambito. Tuttavia può questo gesto, così dirompente, far incamminare la Chiesa su altri sentieri?

  • Almo Puntoni: Continuando la riflessione avviata con la risposta alla precedente domanda, credo che le dimissioni di Benedetto di dirompente abbiano solo la dimensione storica: l'interruzione di una consuetudine che si protraeva da molti secoli, anche se non da sempre. Tuttavia Benedetto esprime con questa scelta una dimensione dello spirito del Vaticano II che definirei il superamento dell'eccessivo sacralismo. Cerco di spiegarmi: i carismi nella Chiesa sono dati per il servizio alla comunità, ma spesso soprattutto con l'Ordine Sacro si rischia di non vedere la realtà dell'uomo che rischia per sè solo il dover essere e da parte di chi lo vede solo un'immagine di qualcos'altro. Il sacerdote "imago Christi" mi sembra una definizione troppo pesante per l'uomo presbitero e poco rispettosa del sacerdozio comune di tutti i fedeli, anche laici. Questa scelta pensata, decisa, così razionale, di Benedetto dà spazio, quello di cui la fede ha bisogno in un tempo di grande emotività e spiritualismo becero, alla razionalità della fede. Alla fede che è abbandono ma anche scelta (ricordiamo la grande enciclica di GPII "Fides et Ratio") è dedicato da Benedetto questo anno: credo che il suo contributo più eloquente sia dato da questa scelta, la fede è scegliere sulla propria vita quello che il Signore mi chiede per il bene dei fratelli e dell'umanità.

    Per la figura dei sacerdoti un'ulteriore spinta ad uscire da un clericalismo di ritorno che ha portato spesso ad un arroccarsi su posizioni tradizionaliste e antistoriche: il centro del servizio del prete non è il sacro ma è la comunità, non è il nascondere tra fumi di incenso e paramenti il mistero, ma aiutare gli uomini a incontrarlo spezzettato nella vita di tutti, tutti i giorni. Non "morto un Papa se ne fa un altro", tanto non c'è niente da cambiare e forse qualcuno pensa anche che non ci sia niente da fare ma "svolgo un servizio finchè sono utile, poi mi metto in un angolo come il servo inutile del Vangelo" perché qualcuno più capace, più sano più adatto porti avanti il servizio della Chiesa all'uomo. Benedetto ha finito il suo ministero di Vescovo di Roma, Joseph continua il suo servizio di vecchio cristiano, di vescovo emerito della Chiesa.

  • Stella Buratti: In attesa di sviluppi che nessuno per ora sa e può prevedere, mi limito a sottolineare la portata rivoluzionaria di questo gesto che, una volta compiuto, non consentirà più alla chiesa di tornare indietro, di essere quella di prima. Il papa ha additato il primato assoluto della coscienza, nell'operare un discernimento difficile, e l'amore fedele alla chiesa, nel cercare il suo bene prima di tutto: obiettivo assicurare alla barca di Pietro stabilità nel mare agitato di un'epoca di transizione. Oso perciò sperare che il gesto umile di dimettersi, perché non più all'altezza di un compito così impegnativo, apra un cammino di umanizzazione per la chiesa tutta: la rinuncia al modello monarchico di governo a vita può stimolare la ripresa di un processo (iniziato per la verità col Concilio e poi arenatosi) di democratizzazione della chiesa, a dispetto dei potenti porporati della curia romana. Ma oso anche sperare che quella stessa ammissione di debolezza possa ridare cittadinanza ad atteggiamenti di solidarietà accogliente verso quanti sono feriti dalla vita, dalla storia, dall'anzianità, dalle fatiche, a cui non dobbiamo - tanto meno in nome di Cristo - imporre pesi superiori a quelli che possono portare.

  • Ida Tesconi: Penso che il card. Martini, parlando di una chiesa in ritardo sui tempi e incapace di trovare un linguaggio per gli uomini di oggi, abbia colto la situazione. Al nuovo papa e all'intera comunità occorrerà lucidità e fede in un Dio, che fa cose nuove e apre strade nei deserti più aridi, per trovare sentieri diversi.

  • Luca Marzario: Questa scelta fatta da un uomo che è stato giudicato da molti tradizionalista, quasi controriformista, è per certi versi rivoluzionaria; appare come una scelta pragmatica, al passo con i tempi: di fronte alla consapevolezza dell'inadeguatezza della propria persona, per motivi di salute, a portare avanti il ruolo assegnatoli dalla Chiesa stessa, le dimissioni risultano essere una scelta semplice ma dirompente. Appaiono come la scelta del pastore che non è più in grado di gestire un gregge, un po' perché il pastore ha perso le proprie forze, ma probabilmente (e questa potrebbe essere la vera "novità") anche perché il gregge non è più così facile da gestire, se non altro con quelle forze.

  • Anna Maria Vignali: Faccio mie le parole del Vescovo di Pavia Mons:Giudici presidente di Pax Cristi:Questo gesto fa assomigliare la Chiesa di oggi a quella sognata dal Concilio...Questo gesto segna per tutti noi, credenti o no,la convinzione che,, per esercitare un "sevizio" una "funzione" occorre un impegno molto grande,direi totalizzante, che può portare a prendere decisioni anche dolorose come quelle di Benedetto XVI. Decisione che rivela la complessità del compito rispetto alle proprie forze. La Chiesa potrebbe trarre da questo evento linfa per alimentare una maggiore collegialità episcopale, una maggiore comunione con tutti gli uomini, uno stimolo per tutti i credenti ad essere all'altezza di questo gesto compiuto dal Papa e provare a percorrere strade nuove di ascolto, di dialogo e cambiamento.

  • Federico Bonni: Può darsi che ci si incamminerà verso una maggiore collegialità, forse si cercherà ancora più il contribuito dei credenti laici. Questo gesto poi penso che permetterà di rimettere al centro il Concilio Vaticano II e di dare ancora più spinta al dialogo interreligioso.

AAdP: Sebbene sia necessario far trascorrere del tempo per una valutazione obiettiva, cosa ha suscitato in voi il pontificato di Benedetto XVI, sia in termini positivi che critici?

  • Almo Puntoni: Ho già detto molte cose e questa domanda mi apre dei campi veramente ampi di riflessione. Mi costringo all'estrema sinteticità. Benedetto ha portato il peso della comunione che è il centro della missione papale: ha fatto molto per tenere tutti nella Chiesa, per allargare il dialogo con le altre confessioni cristiane, con le altre fedi religiose con gli uomini del pensiero anche ateo e agnostico. In questo è stato un segno di contraddizione, un uomo fuori dagli stereotipi del tempo: GPII con la sua persona molto comunicativa suscitava affetto anche se non lo si ascoltava, ma sapeva toccare il cuore degli uomini, oggi particolarmente disposti all'immagine e all'emozione; Benedetto uomo schivo, impacciato nel corpo, ha offerto la ricchezza che ha, la capacità di riflettere lucidamente, ponderatamente sulla realtà, gli uomini di oggi non amano (ancora per quanto?) riflettere, inserire un'esperienza dentro un sistema di significato e questo lo ha tenuto lontano dall'affetto di molti. La sua immagine e le sue scelte formali non sempre sono state espresse in modo chiaro e coerente dal punto di vista comunicativo e i media non l'hanno certo aiutato: non ha detto niente di retrogrado o reazionario ma le sue prese di posizione ragionate, spiegate sono diventate dei semplici no. Come è difficile sintetizzare in un titolo una riflessione argomentata!

  • Stella Buratti: Non desidero esprimere ora una valutazione di questo pontificato: sento che questo gesto inedito di congedo invita a rileggere con maggior distacco, decantata l'emotività, anche tutto il precedente operato, che spesso non ho condiviso né compreso, ma di questo non mi so ancora capace.

  • Ida Tesconi: Credo che purtroppo questo pontificato porterà per sempre con sé il ricordo degli scandali che in vario modo hanno coinvolto uomini di chiesa. Benedetto XVI, sicuramente, non lo merita. In positivo vorrei ricordare l'attenzione rivolta alla costruzione di un'economia diversa da quella attuale. Mi auguro che questo tipo di considerazioni , che non hanno avuto una grande eco sulla stampa, trovino un riscontro concreto nel mondo cattolico.

  • Luca Marzario: Non sono certo in grado io di giudicare l'operato del Papa, anche perché non mi piace e non mi sembra serio giudicare per sentito dire o avendo una conoscenza superficiale dell'operato da valutare. Ad ogni modo l'anno scorso mi è stato chiesto in un occasione di intervenire per commentare il messaggio del Santo Padre, in occasione della 45° Giornata Mondiale della Pace, dal titolo "Educare i giovani alla giustizia e alla pace". Il cuore del messaggio, come evidenzia il titolo, è l'invito agli educatori a svolgere bene il proprio mestiere. In un periodo in cui gli adulti hanno dimostrato di aver consegnato ai giovani un mondo fragile, "in crisi", sotto molti aspetti, mi sarei aspettato un appello più diretto e più forte, rivolto in prima persona ai giovani; ma forse sarebbe stato troppo "rivoluzionario" (a onor del vero l'appello ai giovani compariva, ma in chiusura del messaggio).

    Nel pontificato di Papa Ratzinger è nata e cresciuta una crisi che si ricorderà a lungo e di cui ancora non si vede la fine. Chiunque prenderà il suo posto avrà un compito non certo facile: guidare il gregge in un campo pieno di insidie!

  • Anna Maria Vignali: Accusato di essere conservatore ha compiuto gesti rivoluzionari.. prendendo decisioni... a volte dolorose.. chiedendo perdono per le debolezze e i peccati della Chiesa. A mio parere in questi anni la Chiesa ha mostrato un volto un pò stanco e sbiadito rispetto a tutto il fermento portato dal Cncilio VaticanoII , tanto da far pensare a un "ritorno indietro" Il gesto di Benedetto è davvero un gesto rivoluzionario perché ha pensato al bene della chiesa e non all'esercizio del "potere".

  • Federico Bonni: Ho notato che fin dalla sua elezione Benedetto XVI spesso è stato oggetto di pregiudizi. Sinceramente anch'io appena fu eletto (tifavo per un “martiniano”) ero tra quelli. Spesso ho avuto difficoltà a capire realmente il suo pensiero perché troppe volte venivano giudicate e enfatizzate solo alcune affermazioni, magari con poco approfondimento. Questo mi ha invogliato a porre più attenzione ai documenti e agli interventi del Papa. Ho apprezzato molto l'enciclica “Caritas in veritate”, ingiustamente passata in sordina anche nel mondo cattolico, dove pone l'attenzione oltre che al problema della distribuzione della ricchezza anche al come si produce la ricchezza e in molti passaggi ho trovato riferimenti a temi me cari come l'economia solidale. Inoltre ho apprezzato molto l'attenzione che ha posto più volte ai temi ambientali e gli sforzi per i dialogo interreligioso (malgrado alcuni incidenti di percorso). Mi sarebbe piaciuto, anche se qualcosa ha fatto durante il viaggio in Brasile, un maggiore approfondimento e attenzione, e lui da grande teologo avrebbe potuto dare tanto sia in termini di apprezzamento che di critica, sulla Teologia della liberazione. Infine mi sarebbe piaciuta anche una accelerata nella causa di beatificazione di Monsignor Oscar Romero. Purtroppo però il rumore degli scandali, dei quali penso non abbia colpe e, anzi, chissà quanto ne avrà sofferto, del Vaticano, per un pò di tempo non permetteranno di dare un giudizio obiettivo e sereno. Infine ritengo che tra qualche decina d'anni i suoi testi saranno studiati dagli studenti nei corsi di filosofia.


Note biografiche degli intervistati:

Almo Puntoni: Fondatore dell'AAdP quando era Presidente Diocesano dell'Azione Cattolica, Senatore e attualmente Direttore della Caritas Diocesana

Stella Buratti: Presidente dell'Associazione Volontari Ascolto e Accoglienza e componente del Senato dell'AAdP

Ida Tesconi: È stata portavoce dell'Accademia Apuana della Pace. È da sempre impegnata nel settore dell'altra economia e del commercio equo solidale. Attualmente è Presidente dell'Associazione Mondo Solidale, che gestisce la Bottega del Mondo di Massa.

Luca Marzario: Portavoce dell'Accademia Apuana della Pace

Anna Maria Vignali: Formatrice, psicologa, Fondatrice dell'Associazione Volontari Ascolto e Accoglienza di cui è attualmente responsabile del Centro di Ascolto

Federico Bonni: Pietra fondamentale dell'Associazione Mondo Solidale che gestisce la Bottega Arcobaleno, collabora con l'Accademia Apuana della Pace ed è consigliere nel comune di Carrara.