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Recentemente ho avuto modo di ascoltare un episodio della serie <<All in the Mind>>, trasmessa dal canale 4 della BBC e disponibile per riascolti e download sulla pagina web della stessa emittente britannica. Si parlava anche del tema di cui al titolo di questo articolo; le considerazioni e le acquisizioni esposte nella conversazione mi hanno fatto considerare come una maggiore consapevolezza delle dinamiche sottostanti l’insorgere e lo sviluppo di accessi d’ira alla guida, siano essi agiti soggettivamente o subiti, può aiutare significativamente nella comprensione dei correlati emotivi e psico-relazionali che caratterizzano vari conflitti, così come possono emergere nelle relazioni interpersonali che riguardano tutti noi, ma anche suggerire possibili strategie preventive/risolutive.

L'appello: «A tutto il vasto movimento italiano per la pace, perché possa ritrovarsi in assemblea e decidere insieme quale via e quali mezzi non violenti scegliere per ottenere pace in un momento così grave della storia umana»

Un demone si aggira per l’Europa e per il mondo: il demone del riarmo. Per volontà della Commissione europea (senza passare per l’Europarlamento), la Ue ha deciso di investire 800 miliardi di euro in armi. Non solo, al vertice Nato dell’Aja a fine giugno, il segretario generale Rutte ha chiesto ai 27 paesi membri di passare dal 2% del pil al 5% per la difesa, entro il 2035.

“Poche nazioni vantano storie tanto finemente intrecciate – quando non tragicamente separate – dell’India e del Pakistan. Tuttavia nell’epoca storica attuale, votata allo sciovinismo e all’ultranazionalismo, abbiamo dimenticato la saggezza dei nostri leaders del passato che hanno dato forma concreta alla nostra indipendenza: il “Mahatma” Gandhi - icona mondiale della nonviolenza, e Muhammad Ali Jinnah – un costituzionalizza che è stato un fervente sostenitore di lotte politiche come opposizione alla forza bruta, Oggigiorno i media di comunicazione e i social media finiscono per amplificare l’odio, il ricorso alla guerra e la disumanizzazione, tendenze diametralmente opposte alla “ahimsa” di Gandhi (antico principio indiano della nonviolenza universale) e al disciplinato supporto civile messo in atto da Jinnah.

Una premessa

La scoperta dello strumento di analisi dello stile linguistico battezzato con il nome di “Dignity Index” è avvenuta per me in maniera fortuita mentre seguivo una tavola rotonda tra personalità varie riunitesi in videoconferenza per discutere il tema: <Come rispondere al periodo che ci è dato di vivere? – How do we respond to the time We are living through?>, un webinar della serie <Aspen Chapel Initiatives>. Non so per quanto ancora, ma è stato reso disponibile in versione originale Inglese al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=OWW9onPmBns.

Come noto ho scelto di non partecipare alla manifestazione del 15 marzo a Roma in piazza del Popolo, lanciata da Michele Serra.

Ho fatto questa scelta perché non condividevo la piattaforma vuota che c'era nella convocazione di quella manifestazione, che, proprio perché indecifrabile, poteva essere riempita da qualunque posizione.

Al tempo stesso non ho condiviso l'idea di lanciare una contromanifestazione, lo stesso giorno, perché questa voleva semplicemente significare una ulteriore divisione tra “noi e voi”, tra noi “pacifisti puri” e voi indecifrabili.

Una contrapposizione assurda che è funzionale solo a indebolire il variegato e plurale mondo che vorrebbe un'idea altra.

“Quando si osserva il nostro pianeta dallo spazio, alcune cose diventano innegabilmente chiare. Continuiamo ad affrontare tematiche come il riscaldamento globale, la deforestazione, la perdita di biodiversità come questioni isolate, quando in realtà non sono altro che sintomi di un unico problema radicale di fondo. Questo problema è la nostra incapacità o assenza di volontà di riconoscerci come parte di un complesso planetario. Quando me ne stavo ad osservare il mondo da una finestra della Stazione Spaziale Internazionale potevo ammirare le rapide successioni dei lampi delle tempeste, come fossero i flash di tanti paparazzi, e anche gli arazzi di luce delle aurore polari come fossero quasi a portata di mano.

L’Assemblea generale dell’ONU ha indetto la Giornata Internazionale della Nonviolenza nel giorno della nascita del Mahatma Gandhi, il profeta della nonviolenza moderna.

Ma che senso ha, in tempo di guerre feroci, celebrare la Giornata della Nonviolenza?

Forse lo stesso Gandhi sarebbe stato contrario a questa ricorrenza, refrattario com’era a cerimonie rituali e formalità. Tutta la sua vita è stata una sperimentazione delle tecniche della nonviolenza, per la giustizia, per il disarmo, per la pace, per cercare la Verità (che per lui era Dio stesso).

La guerra oggi ha ucciso anche le Parole, e dunque la Verità (Dio è morto?).