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“Il problema in questione.

Il <British Museum> ha recentemente rimosso la parola <Palestina> da diversi cartelloni didattici delle sue sale e corridoi dedicati all’antico Medio Oriente, sostenendo che il termine è <anacronistico>. La decisione non è supportata da alcuna evidenza storica e contribuisce ad un più esteso disegno di cancellare la presenza palestinese dalla memoria pubblica.

Il termine <Palestina> è stato utilizzato da più di due millenni. Esso compare in scritti di:

Comunicato stampa del Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP) sull’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammed Hannoun: Solidarietà non è reato; fiducia nella Magistratura, ma allarme per la criminalizzazione del dissenso e della tutela dei diritti

Il Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina esprime stupore e sconcerto per la grancassa mediatica alimentata, in queste ore, da alcune testate dell’area della destra politica e culturale in merito alla notizia di cronaca dell’indagine che ha portato questa mattina all’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammed Hannoun, accusato di aver gestito una rete di finanziamenti diretti ad Hamas. I toni allusivi, strumentalmente e farisaicamente scandalistici e spesso deformanti, utilizzati dagli articolisti sembrano perseguire l’obiettivo di trasformare ogni forma di denuncia del Genocidio e delle gravissime violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele in Palestina, nonché ogni manifestazione di solidarietà attiva verso il popolo palestinese, in un sospetto “fiancheggiamento” di presunte attività terroristiche.

“Studenti da più di 21 Università di tutta Europa protesteranno (la protesta è avvenuta il 12 Dicembre 2025) all’esterno degli uffici della Commissione dell’Unione Europa chiedendo una cosa precisa: che Israele sia estromessa da <Horizon Europe>.” – Greta Tunberg

A seguire, la traduzione in italiano dei testi delle immagini allegate da Greta Thunberg al suo post.

Intelligenza criminale Nessun organismo palestinese, ma due società della Silicon Valley - Dataminr e Palantir - nei piani postbellici di Washington

Da metà ottobre circa 200 militari Usa lavorano in un vasto magazzino nel sud di Israele, a circa 20 chilometri dall’estremità nord della Striscia di Gaza. Il Centro di coordinamento civile-militare (Cmcc) è stato apparentemente istituito per facilitare l’attuazione del «piano di pace» in 20 punti di Donald Trump, i cui obiettivi dichiarati sono «disarmare Hamas», «ricostruire Gaza» e gettare le basi per «l’autodeterminazione e la statualità palestinese», che la scorsa settimana ha ricevuto l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.

I lavoratori portuali, I vari sindacati di rappresentanza e molte reti di solidarietà hanno bloccato le navi “Zim”, disattivato le petroliere dirette ad Ashkelon, e si sono rifiutati di eseguire operazioni di carico/scarico di forniture per l’approvvigionamento della catena militare di Israele.

In tutta Europa, così come in America Latina, i lavoratori portuali stanno dando prova di una verità semplice: quando i lavoratori scioperano, la macchina della guerra si ferma.

Adesso tutto questo deve estendersi ad una scala globale.

In questi giorni, presso la Birzeit University in Cisgiordania, si tiene il "Congresso di Ramallah sulla Decolonizzazione della Palestina", organizzato da Al-Shabaka, Progressive International e l’Ibrahim Abu-Lughod Institute of International Studies.

Studiosi, diplomatici, leader di movimenti sociali e attivisti da tutto il mondo per discutere sulla necessità di decolonizzare la Palestrina e sui modi per attuare tale processo.

Oggi sono rientrati a Taranto gli ultimi volontari che erano partiti con l'ondata di fine settembre delle imbarcazioni dirette a Gaza per rompere il blocco e promuovere un corridoio umanitario via mare.

La loro storia è un po' diversa da quella degli altri volontari e delle altre barche dell'ultima missione, ma ugualmente importante.

La Ghassan Kanafani porta il nome di una delle figure più significative della cultura e della resistenza palestinese: scrittore, giornalista e portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), assassinato dal Mossad nel 1972.

Il suo nome risuona ancora oggi come un emblema di dignità e lotta per la libertà.