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“A gennaio, in occasione del World Economic Forum a Davos, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha proferito un discorso che ha catturato molta attenzione. Il fatto che gli Stati Uniti in generale – e Donald Trump in particolare – stiano bullizzando, dileggiando, sminuendo e cercando di sfruttare economicamente la sua nazione lo ha fatto chiaramente risentire e, per una buona sua parte, il suo messaggio ha implicitamente significato: <non lo tollereremo più (il suddetto atteggiamento, ndr)>; e sicuramente Carney pensa proprio quanto ha dichiarato. In preparazione di una conversazione telefonica intrattenuta con Donald Trump l’anno appena trascorso, è stato riportato che la segreteria di Carney ha informato la Casa Bianca che se il Presidente Trump si fosse riferito al Canada come al 51° Stato degli USA, o se si fosse riferito a Carney come “governatore” (due fraseggi già utilizzati da Trump con il predecessore di Carney, Justin Trudeau), il Primo Ministro avrebbe immediatamente interrotto la chiamata.

Lo sterminio premeditato della famiglia dell’Ayatollah Khāmeneī, (lui, la figlia, il genero e una nipote) e lo scatenamento dell’offensiva terroristica aerea e missilistica contro l’Iran, chiamata “il ruggito del leone”, segna la fine dell’ordine pubblico mondiale. Non era un ordine giusto né pacifico, ma aveva un suo alibi nel diritto internazionale che Trump, alla vigilia delle sue aggressioni, aveva dichiarato decaduto, bastandogli la regola della propria presunta etica ed onnipotenza. Era un ordine pubblico che comunque obbediva a una prassi condivisa in quanto, si trattasse di democrazie o autocrazie, era pur sempre risultante da un rapporto tra governi e Stati di cui si poteva supporre ancora una certa ragione, fosse pure la ragion di Stato.

La famigerata organizzazione per procura del regime Israeliano UN Watch, istituita negli anni ’90 (del secolo scorso, ndr) dal fu lobbista Israeliano e ambasciatore USA Morris Abrams per attaccare e infangare - in rappresentanza del regime - i difensori dei diritti umani delle Nazioni Unite, è stata ritenuta oggi aver partecipato di nascosto alla realizzazione di un video falsificato usato per attaccare la Rapporteur dell’ONU Francesca Albanese.

Sono sempre più convinto che persino l'affermazione del ministro Antonio Tajani circa la natura relativa del diritto internazionale ("conta fino ad un certo punto") sia stata ampiamente superata dalle posizioni di Giorgia Meloni.

La decisione di partecipare alla prima riunione del Board of Peace, a Washington, nella veste di osservatrice è davvero incredibile.

“Penso che Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Noi non diamo particolare valore ai soldi, alle labbra alla Kardashian e a quel tipo di cose. In Groenlandia, tra l’altro, non si può nemmeno possedere la terra: puoi ottenere un lotto per costruire la tua casa e possiedi la casa sopra il terreno, ma la terra in sé no.

Perché i groenlandesi non credono che la terra appartenga a una persona sola: appartiene a tutti. E lo stesso vale per il mare e per le ricchezze che contiene.

“Un aspetto patologico dell’intera macchina politica americana – che interessa le coalizioni di entrambi gli schieramenti – è la scarsa o nulla volontà di soffermarsi a riflettere sul passato, fare il punto sullo stato delle cose che sono maturate, chiedere scusa, rimediare, e men che meno imparare dai propri errori. Un diffuso motto da corporazione d’impresa recita categorico: “Non lamentarti, non dare spiegazioni”, e copre convenientemente una vasta gamma di potenziali cattive condotte. L’importante è andare avanti con quanto in corso o, come si dice tanto spesso in maniera divenuta ormai decisamente nauseante: “Gli Americani vogliono voltare pagina.”