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Francesco è andato a Lampedusa

Noi lo ringraziamo per essere venuto a trovarci.

Un particolare di un’opera di Mino Cerezo riprodotta sul muro de la Casa sul Pozzo con il titolo mutuato da Erri De Luca Venne senza visto ha indicato in questi anni che la Casa sul Pozzo è un approdo.

Abbiamo stampato una maglietta, la più bella, con la scritta Respinti –siamo tutti nella stessa barca. Siamo tutti migranti nella vita, bisogni di essere accolti.

Su un manifesto, affisso nell’estate del 2009, a nostre spese, sui muri  della città di Lecco, afona,  avevamo aggiunto al Respinti - Noi non respingiamo. Posizione dichiarata e forse scomoda.

Un venerdì santo del 2009, il 10 aprile, siamo andati in tanti sul Ponte Kennedy di Lecco a lanciare fiori e pensieri perché non si ripetessero le tragedie del mare.

Sono alcuni segni con i quali abbiamo comunicato il processo al quale anche il nostro territorio è soggetto da anni, l’immigrazione.  Ma il segno vitale, evento ogni giorno, è la vita della  Casa con i giovani, i cittadini volontari, la storia di una piccola associazione.

Oggi 8 luglio, Papa Francesco, è andato  a Lampedusa. Qualche ora prima del suo arrivo sono sbarcati oltre un centinaio di migranti, quasi a dire che siamo dentro una storia continua della quale non si intravvede la parola fine; una storia che sta cambiando radicalmente le coordinate alle quali eravamo abituati. Un mondo sta cambiando e questo movimento forzato, dove i piccoli pagano sempre per tutti, sta travolgendo anche noi.

Papa Francesco è andato a compiere un’opera di misericordia: piangere gli oltre 20.000 morti, sepolti in mare, memoria vivente.

E’ andato a chiedere e a farci chiedere perdono per le omissioni, per gli occhi miopi, per i cuori sclerotizzati, per i giudizi da salotto. Ma anche a farci aprire la coscienza sull’iniquità del traffico umano che soggiace ad ogni viaggio. Lampedusa non è un paradiso terrestre e la casa sul pozzo non è un’isola felice e ingenua. La dimensione della rete del male e dell’ambiguità è presente e dichiarata. Chiedere perdono è anche impegno a ridurre l’aggressione del male.

E’ andato a onorare la capacità dei cittadini dell’isola di condividere, sostenere, pazientare.

Un gesto, quello di papa Francesco, che è evento comunicativo; chiave di lettura di un Vangelo vissuto in prima persona, di uno stile sobrio che sta raggiungendo il cuore delle persone liberate, finalmente, da cerimoniali più crosta che sostanza.

Stiamo lentamente ma decisamente ritornando ad essere donne e uomini con sentimenti, invitati a non avere paura della tenerezza che è movimento politico prima che affettivo, è sogno di possibili, anche se molto faticose, convivialità umane.

Chi arriva e chi accoglie, siamo tutti invitati

Le ore di questa visita ci confortano e ci assicurano che non abbiamo sbagliato strada quando ci siamo messi a vivere nel Vangelo con donne e giovani di passaggio, a dividere il loro smarrimento, a scrutare segni e preparare cammini.

Papa Francesco ci ha fatto visita e noi gliene siamo grati.

Angelo Cupini

Casa sul Pozzo 8 luglio 2013