• Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Riportiamo le riflessioni di Don Luca sull'articolo di Davide Tondani "Preghiera dell'alpino"


Credo che la domanda fondamentale sia: è possibile che un cristiano faccia il militare, o il poliziotto... porti un'arma alla cintura con la quale potrebbe un giorno dover uccidere un altro uomo? Potremmo anche allargare la domanda... è possibile che un cristiano faccia il capo dello Stato che è anche comandante delle forze armate e che un giorno potrebbe dover autorizzare l'uso delle armi per la difesa del territorio nazionale?

Mi piace molto ripensare al film "Mission" con le scelte diverse di due gesuiti diversi...uno con l'ostensorio e una parte dei cristiani che viene massacrata mentre con fede prega... l'altro che si unisce a chi tenta di resistere con le armi.
Fermo restando che il prete con le armi in mano non ce lo vedo mai (anche se credo in caso estremo per difendere un innocente potrei anche scegliere, se fossi nelle condizioni e fosse l'unica cosa possibile, di sparare all'aggressore... ma come dirlo prima?) penso che non si possa giudicare chi sceglie di astenersi dalle armi né chi spara per difendere i figli, le famiglie, la propria terra da un'aggressione iniqua e omicida.

60 anni dopo. Intervista a Daniele Menozzi, docente di storia alla Normale di Pisa: «Proprio allora iniziò a sgretolarsi la tradizionale teoria della "guerra giusta": fu riconosciuta la liceità dell’obiezione di coscienza»

Nell’anniversario del Concilio Vaticano II abbiamo intervistato Daniele Menozzi, professore emerito di Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Il Natale ha portato quest’anno con sé una serie di provocazioni che aprono questioni e chiedono risposte di grande portata per tutti.

La prima provocazione è stata quella del naufragio dei migranti avvenuto la notte di Natale; se ne è accorto il giornalista Antonio Padellaro che, come usa “Il Fatto quotidiano” che chiede sempre conto ai furfanti delle loro malefatte, il 28 dicembre sul suo giornale ha chiesto conto a Dio di non aver proteso la sua mano per afferrare le manine dei bambini che affogavano nel Mediterraneo; per la risposta chiedeva a padre Spadaro, direttore della “Civiltà Cattolica”, di informarsene presso il papa Francesco. Non si era accorto però che nel messaggio natalizio il papa, ripetendo quanto aveva detto a Mytilene e in molte altre occasioni, già aveva fatto suo questo dramma invocando che non si restasse indifferenti di fronte a “immense tragedie che passano ormai sotto silenzio” quando “rischiamo di non sentire il grido di dolore e di disperazione di tanti nostri fratelli e sorelle”, a cominciare dai migranti, dai profughi e dai rifugiati i cui ”occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi”.

“Hélder Camara è stata una delle grandi figure della Chiesa e dell’umanità con la missione di predicare la giustizia e l’amore come via alla pace” (Paolo VI), “un profeta capace di toccare nell’animo tutta una folla” (Roger Schutz, fondatore di Taizè). Padre Bartolomeo Sorge ha scritto che “dom Hélder appartiene alla schiera dei profeti che Dio ha suscitato nell’epoca del Concilio”, mentre Oriana Fallaci nel suo libro Intervista con la storia l’ha definito “l’uomo più importante dell’America latina, l’uomo che sfidava i governi e le dittature militari denunciando le ingiustizie, gli abusi, le infamie che altri tacevano”. Paolo Giuntella, il compianto quirinalista del TGUno, ricordando il suo primo incontro con Hélder Camara, ha scritto che “gli era sembrato di stringere la mano a un giusto, a un profeta dell’Antico Testamento immerso però nelle acque del Giordano, le acque della grande tenerezza del Nuovo Testamento”. E il teologo belga, padre J. Comblin, ha scritto che dom Hélder “è stato profondamente mistico e profondamente politico. Univa perfettamente azione e contemplazione”.

© 2024 Accademia Apuana della Pace.