Strategia rivoluzionaria e prudenza in Nelson Mandela
- Enrico Peyretti
- Categoria: Figure significative della nonviolenza
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Non so se riesco a intendere e a svolgere l'articolo che mi è richiesto. Mi sembra che sia richiesto di descrivere il significato di un cammino e un passaggio, nella vita e nell'azione di Nelson Mandela in Sudafrica, dalla strategia rivoluzionaria, anche con l'uso della violenza, alla trattativa politica, diplomatica, realistica, moderata, tenace, infine efficace. Cioè, una strategia prudente invece che rivoluzionaria-violenta, secondo la virtù della saggezza pratica, nel perseguire il grande fine della liberazione dall'apartheid e della uguaglianza democratica tra neri e bianchi. Ma è stato questo il percorso di Mandela?
Gandhi, un maestro
- Anna Bravo
- Categoria: Figure significative della nonviolenza
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Dal libro di Anna Bravo, “La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato”, Laterza, Roma-Bari 2013, riportiamo il capitolo terzo "Un maestro", pubblicato nella newsletter del Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo.
Alexander Langer, vent'anni fa si spezzava l'inquieto cammino
- Alessio Di Florio
- Categoria: Figure significative della nonviolenza
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Due decenni dopo la tragica morte di Alexander Langer le sue riflessioni su convivenza, conversione ecologica e nonviolenza ci indicano un cammino vitale e prezioso
Giuseppe Cipolla, ”Danilo Dolci e l’utopia possibile”, Salvatore Sciascia, Caltanissetta, 2012.
Giuseppe Casarrubea, “Piantare Uomini . Danilo Dolci sul filo della memoria”, Castelvecchi, Roma, 2014. Accanto alla ri-edizione, voluta da Sellerio a partire dal 2008, delle più importanti pubblicazioni che segnarono le varie tappe dell’azione di Dolci in Sicilia, è data ora l’opportunità ai lettori di fruire di due ricostruzioni delle vicende di quegli anni che uniscono il rigore dell’analisi alla viva sensibilità dei testimoni diretti.
Questo articolo è stato riletto, corretto e integrato alle ore 8,50 di domenica 29 giugno 2014. Oggi sono 90 anni esatti dalla nascita di Danilo Dolci. Il Borgo di Dio, la comunità fondata da lui e alcuni pescatori nel 1952, è in grande agitazione. Amico, figlio del costruttore di questa comunità, è in grande movimento. Fa di tutto per rispettare i tempi di lavoro che si è dati, ma sono tante e tali le cose che deve fare che è costretto a incastrare gli orari come in un puzzle.
La vita e l’opera di Danilo Dolci sono un esempio di come è possibile cambiare “costringendo” alla saggezza gli increduli, i sottomessi ridotti al silenzio, le autorità irresponsabili. Probabilmente fu l’impressione dell’estrema miseria che ne ebbe da bambino, seguendo gli spostamenti del padre capostazione, a farlo tornare a Trappeto, vicino Partinico, un piccolo borgo marinaro tra le province di Palermo e Trapani. Esce domani nelle librerie il mio secondo libro su Danilo Dolci. Il primo fu stampato quando abitavo a Verbania Pallanza, nei primi anni Settanta, dal coraggioso editore Celebes di Trapani; il secondo esce ora grazie alla Casa Editrice Castelvecchi di Roma, in occasione dei 90 anni dalla nascita di questo nostro straordinario personaggio. Nel mezzo ci sono quarant’anni esatti. Un tempo lungo che spiega da solo la difficoltà di osare un avvicinamento alla lettura e alla comprensione di una figura alla quale i siciliani non erano abituati, ma che è stata la prima ad anticipare i tempi, come un vero e grande profeta del secolo appena passato.
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Fare i conti con Danilo
Danilo Dolci: Sognare a Borgo di Dio
Danilo Dolci: uscire dal tempo primitivo
Danilo Dolci, il potere e la sottocultura mafiosa