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Oggi si scrive molto su Gandhi, non tanto e non solo perché è l’eroe nazionale indiano, ma perché sicuramente è stato una figura eccezionale del XX secolo, come poche altre.

Ma quando in Occidente si presenta Gandhi, spesso si pensa, inconsciamente, che egli viveva in un’India “arretrata”, agricola, con un popolo misterioso che ha una moltitudine di lingue, religiosità e culture; cioè, si mantiene il pregiudizio che la civiltà occidentale è di gran lunga superiore a quella delle ex-colonie; perciò si vede in Gandhi solo quello che può interessare a noi occidentali.

La perdita dell’illusione di «cambiare il mondo» e di «cambiare la vita» (Marx e Rimbaud uniti, secondo l’aspirazione del primo surrealismo, delle «avanguardie» artistiche ma anche politiche del primo dopoguerra) ci ha tolto la speranza ma non la carità né il dovere di credere nella possibilità di reagire. Il perno di tutta la concezione capitiniana dell’agire umano, la sua proposta, sta in una dichiarazione di cui abbiamo persino abusato, ma la cui chiarezza e necessità si sono fatte nel tempo sempre più evidenti.

I contrasti mi hanno sempre affascinato, come uomo ma anche come artista: nei cromatismi, nella luce, nelle idee e nelle scelte di vita. La vicenda di un settentrionale, un triestino, che nei primi anni '50 scelse di andare in Sicilia, una terra allora devastata da miseria, fame e feroce banditismo, per sperimentare attraverso la pratica quotidiana metodologie nonviolente, non poteva non catturare la mia attenzione.

Il piu' celebre dei suoi scritti, e cioe' la sua autobiografia (nota in italiano come La mia vita per la liberta'), fu iniziata da Gandhi, nel 1924, nel carcere di Yeravda, e pubblicata a puntate, fra il '25 e il '26, nel suo giornale in gujarati "Navajivan" (Vita nuova).

Vi mando una memoria del mio amico Josef Schiffer, uomo di pace dentro la guerra.
L'ho spedita ad amici di Ratingen (Duesseldorf) per il funerale che si svolge oggi 21 gennaio.
Ricordatelo nella terra (un po' anche mia) che continuò ad amare fino a questi ultimi anni.
Ho scritto varie volte su di lui.
Enrico Peyretti, Torino

Cosa consiglierei di leggere ad una persona giovane che avesse espresso il desiderio di impegnarsi? Innanzitutto, la prima parte della Costituzione della Repubblica Italiana, "Diritti e doveri dei cittadini". Ma, direi a questa persona, devi prima indossare gli occhiali di un poeta. E soffermarti a dar corpo ad ogni parola.

Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.

Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.