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L'8 e il 9 giugno italiani chiamati alle urne per cinque quesiti che riguardano l'agenda sociale del Paese. In caso di invalidità della consultazione, un'affluenza comunque alta rimetterebbe in primo piano temi come il lavoro e l'inclusione. Con possibili conseguenze politiche

In un'Italia abituata al voto ad ogni primavera, saranno i 5 referendum abrogativi dell'8-9 giugno a calamitare l'attenzione di politica e opinione pubblica. Due le materie su cui si voterà: lavoro e cittadinanza degli immigrati. Sarà sull'esito di questa consultazione che si misureranno gli umori dell'elettorato e gli equilibri politici in attesa delle 6 elezioni regionali in autunno.

Ginevra. “Nella giornata odierna (14 Aprile, ndr) alcuni esperti dell’ONU hanno rivolto un appello all’Italia per abrogare il decreto adottato repentinamente nella giornata del 4 Aprile rendendo effettivo un disegno di legge che era oggetto di discussione e critiche al Senato; il decreto comprende disposizioni che non sono in linea con la legge internazionale sui diritti umani.

“Siamo allarmati da come il governo abbia trasformato il disegno di legge in un decreto per supposto stato di emergenza, lo stesso che è stato rapidamente approvato dal Consiglio dei Ministri aggirando il Parlamento e lo scrutinio pubblico” – hanno affermato gli esperti. Il disegno di legge era stato presentato dal Ministro degli Interni, dal Ministro della Giustizia e dal Ministro della Difesa, e ha cercato di emendare diverse disposizioni di legge già in vigore, comprese alcune del Codice Penale.

Con l’avvio del Berlusconismo oltre 30 anni fa, le classi borghesi, hanno cercato ( e continuano anche con il governo delle destre attuali) a omologare, piegare irregimentare ad un pensiero unico servo del potere economico e finanziario capitalista , che si serve soprattutto dei mezzi di informazione e formazione, per realizzare la “sua opera” di sottomissione e sfruttamento dell’Uomo e delle risorse, con delle apposite leggi fatte da tutti i governi di centrosinistra e centrodestra, dal governo di estrema destra della Meloni, nonché dalla Commissione Europea.

Ursula Von del Leyen ritiene che l’unico modo di sventare la crisi esistenziale dell’Unione europea sia “riarmarsi”: ha già 27 eserciti a disposizione, più quattro di complemento; spende in armi una volta e mezza più della Russia da cui si sente minacciata, ma ritiene che occorra spendere il doppio: da ripartire tra l’industria delle armi degli Stati Uniti e quelle di ogni singolo Stato membro; comprese le fabbriche di armi atomiche di Francia e Gran Bretagna, in barba a quanto deliberato dall’Assemblea generale dell’Onu che le ha messe al bando. Certo, con tutti quei soldi si potrebbe “risanare la Sanità”, ma forse anche l’istruzione e un po’ di ambiente, che sono da diversi anni troppo trascurati.

Viviamo in un tempo in cui niente sarà più come era prima.

Un tempo abitato da mostri, ma anche da angeli; un tempo di profonda oscurità, ma anche di grande luce.

Per molti, il tempo presente non è per niente facile. Il mondo che ci circonda ci manda riflessi continui di ciò che siamo stati fino ad oggi.

L’unico modo che abbiamo per riparare il mondo è assumere la piena volontà di cambiare noi stessi come persone. Ognuno di noi è posto di fronte a sfide impegnativa, che sono in un certo senso perfette per fare di noi stessi quello che abbiamo bisogno di essere, e per farci fare ciò che abbiamo bisogno di fare.

Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sottocasa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.

Buongiorno a tutti, sono Costanza Modica, ho 17 anni, il 23 Febbraio ho partecipato al corteo. Insieme ad altri studenti sono scesa in piazza.

Siamo scesi in piazza per manifestare il nostro dissenso contro quello che sta succedendo in Palestina, un genocidio, un massacro di gravità inaudita dimenticato, se non peggio, da tutta la nostra politica e ancor di più dal nostro governo.

Non ne potevamo più, non potevamo più sentirci complici e volevamo manifestare per esprimere chiaramente e con forza il nostro dissenso e lo sgomento per la situazione della popolazione palestinese.