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Simile a questa era la domanda che, nell’ottavo capitolo de “I Promessi Sposi”, il povero, pavido Don Abbondio si poneva a riguardo di Carneade di Cirene, autorevole filosofo greco (214129 a.C.), fondatore della Terza Accademia: ebbene, nonostante ciò, il prevosto non lo conosceva, ahimè, ma la cosa non lo turbava più di tanto…

La stessa cosa si ripete per Aldo Capitini, di Perugia, filosofo, pedagogo, poeta, politico ed intellettuale tra i più liberi, rigorosi, profondi ed innovativi del XX secolo, fondatore del “Movimento Nonviolento” in Italia: la mia sensazione, infatti, è che egli sia ancora oggi poco conosciuto dalla maggioranza delle persone e soprattutto dagli educatori ed insegnanti di ogni ordine e grado (un po’ come era accaduto a Don Lorenzo Milani, fino a non molti anni fa.....).

In una pagina mirabile, il gesuita Michel de Certeau ha ricordato che “la Chiesa è sempre tentata di contraddire ciò che afferma, di difendersi, di obbedire alla legge che esclude, di identificare la verità con ciò che essa ne dice, di censire i ‘buoni’ in base ai suoi membri visibili… La storia dimostra che la tentazione è reale… ma l’esperienza cristiana rifiuta radicalmente la riduzione alla legge del gruppo. Ciò si traduce in un movimento di superamento incessante. Potremmo dire che la Chiesa è una setta che non accetta mai di esserlo. È costantemente attratta fuori di sé da quegli ‘stranieri’ che le sottraggono i suoi beni, che prendono sempre di sorpresa le elaborazioni e le istituzioni faticosamente acquisite, e nei quali la fede vivente riconosce, poco a poco, il Ladro colui che viene”. Una Chiesa, insomma, sempre tentata di lasciare la profezia per essere una società chiusa di ortodossi: e però sempre provvidenzialmente “sconquassata” da “stranieri” (cioè non allineati, non omologati, non conformisti) che in un primo tempo avversa, per poi riconoscere in essi Dio stesso, che disse di sé: “Ecco, io vengo come un ladro” (Ap. 16, 15).

Contributo di Raffaello Saffioti

Alcuni di noi cercano di costruire un tempio della pace. Facciamo dichiarazioni contro la guerra, protestiamo, ma è come se con la testa volessimo abbattere un muro di cemento:
sembra che non serva a niente.
E molto spesso, mentre si cerca di costruire il tempio della pace si rimane soli, si resta scoraggiati, si resta smarriti.