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Webinar con la Relatrice Speciale dell'ONU per il Territorio Palestinese Occupato e Christian Elia, giornalista e autore.

Il 26 marzo 2025 la relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio palestinese occupato, Francesca Albanese, ha incontrato più di 3000 studenti in tutta Italia (una media di 180 classi partecipanti), introducendo la questione palestinese da un punto di vista storico, culturale e rispondendo con grande professionalità e disponibilità alle tante domande inviate dagli studenti stessi.

Il governo israeliano ha di fatto legalizzato l'annessione di oltre il 60% della Cisgiordania, ma nessuno ne parla. Ecco cosa significa per i palestinesi.

Qassam Muaddi - 12 giugno 2025

Fino al mese scorso, i palestinesi in Cisgiordania conservavano i loro certificati di proprietà terriera nel caso in cui le loro terre fossero rivendicate dallo Stato israeliano o dai coloni israeliani. Ma una recente decisione del governo israeliano ha reso le loro terre in Cisgiordania aperte alla registrazione della proprietà da parte di chiunque, compresi i coloni, costringendo i palestinesi a chiedere il riconoscimento della loro proprietà terriera da parte dello Stato israeliano o a vederla trasferita in mani israeliane.

“Nella giornata di lunedì (2 Giugno, ndr.), Israele ha affermato che sta programmando di bloccare una nave carica di attivisti internazionali in navigazione verso la Striscia di Gaza per far breccia nell’assedio imposto dallo stato ebraico sull’enclave afflitta da una crisi umanitaria in peggioramento a causa della guerra genocida di Israele.

La Radio ufficiale dell’esercito israeliano ha comunicato che la marina militare del Paese si sta preparando per l’arrivo della nave chiamata “Madleen” della flotta per Gaza. La stessa ha lasciato le coste della Sicilia e si sta dirigendo verso la Striscia di Gaza per cercare di <rompere il blocco navale>. L’equipaggio della nave consta di 12 membri, compresa l’attivista svedese per il clima Greta Thunberg e l’attore irlandese Liam Cunningham.

Un’atmosfera di complicità ha innescato una nuova retorica da parte dei leaders del Regno Unito e dell’Unione Europea, ma non servirà a redimerli, né a cambiare il corso della storia.”

“Perché adesso? Questa è la domanda. Perché proprio oggi, dopo 19 mesi di attacchi senza tregua – che sono stati ben visibili agli occhi di tutti, nonché ammessi dalle stesse autorità israeliane – perché solo adesso si intravede un’inversione di tendenza su Gaza?

  • “March to Gaza” è un movimento politico?

No. <March to Gaza> è un movimento civile, apolitico e indipendente. Non rappresentiamo alcun partito politico, ideologia o religione. Rappresentiamo la popolazione in generale, in tutta la sua diversificazione e umanesimo di fondo. I nostri unici principi-guida sono la giustizia, la dignità umana e la pace.

  • Avete come obiettivo quello di entrare forzatamente a Gaza?

Assolutamente no. Siamo sempre stati chiari. La <Global March to Gaza> è un movimento pacifico. Non forzeremo alcuna barriera o confine. Abbiamo l’obiettivo di negoziare con le autorità egiziane l’apertura del terminal di Rafah, in collaborazione con le Organizzazioni Non Governative, i diplomatici e le istituzioni umanitarie.

Per oltre un mese, non sono entrate a Gaza forniture commerciali o umanitarie.

Più di 2,1 milioni di persone sono intrappolate, bombardate e di nuovo affamate, mentre, ai valichi di frontiera, cibo, medicine, carburante e scorte di ripari si stanno accumulando e le attrezzature vitali sono bloccate.

Oltre 1.000 bambini sarebbero stati uccisi o feriti solo nella prima settimana dopo la rottura del cessate il fuoco, il più alto numero di morti in una settimana tra i bambini a Gaza nell'ultimo anno.

Solo pochi giorni fa, i 25 panifici supportati dal Programma alimentare mondiale durante il cessate il fuoco hanno dovuto chiudere a causa della carenza di farina e gas per cucinare.

Il sistema sanitario parzialmente funzionante è sopraffatto. Le forniture mediche e traumatologiche essenziali si stanno rapidamente esaurendo, minacciando di invertire i progressi duramente conquistati nel mantenere operativo il sistema sanitario.

Pubblichiamo l'articolo dei professori Daniel Blatman e Amos Goldberg, storici specializzati in Olocausto e studi sui Genocidi presso l’Università Ebrea di Gerusalemme. L'articolo, pubblicato sul quotidiano israeliano Haaretz [al link https://www.haaretz.com/israel-news/2025-01-30/ty-article-magazine/.highlight/theres-no-auschwitz-in-gaza-but-its-still-genocide/00000194-b8af-dee1-a5dc-fcff384b0000], è stato tradotto da Andrea De Casa.