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Tutto pronto per la nuova guerra di Libia, a conduzione italiana. Viene presentata come un'operazione militare, richiesta dalle autorità locali, per fermare l'avanzata dei combattenti con bandiera dello Stato Islamico, ma in realtà sarà un intervento bellico voluto dal Pentagono per la messa in sicurezza dei giacimenti petroliferi e per determinare la futura ripartizione libica ed il suo controllo. La storia si ripete.

Almeno 65 morti e oltre 300 feriti - donne e bambine/i in maggioranza: è l'ancora incerto bilancio dell'ennesimo giorno del terrore, questa volta a Lahore, in Pakistan, in un parco giochi. Parigi, Bruxelles, Istanbul... la lista è lunga e fa il giro del mondo. Leggeremo le analisi, ascolteremo le invettive e le richieste di guerra - muri - espulsioni - più armi, più morti, più morti, più morti.

Ha ragione il papa quando dice che siamo nella terza guerra mondiale, condotta "a pezzi".

Ha ragione quando nella tragedia dei profughi in fuga da guerre ed orrori indica la primaria corresponsabilità delle imprese produttrici di armi.

Ha ragione quando chiama ad accogliere tutti gli esseri umani bisognosi di aiuto.

Occhio per occhio e il mondo diventa cieco (Gandhi)

I terrorismi sono due: quello dall'alto, degli stati, che viene chiamato guerra, e il terrorismo dal basso, degli insorti, dei ribelli, di coloro che subiscono gli effetti del primo terrorismo. Nasce prima l'uno o l'altro, l'uovo o la gallina? Hanno bisogno l'uno dell'altro, si autoalimentano, in una spirale di violenza crescente, come vediamo ogni giorno in molte aree del mondo, in particolare nel Medio Oriente, ma non solo.

Ricostruita a memoria (e naturalmente ripetendovi cose già dette e scritte più e più volte in passato) questa è una rastremata sintesi delle argomentazioni svolte e delle parole pronunciate parlando a braccio in occasione della giornata contro la guerra a Viterbo il 12 marzo 2016 dal responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani".