• Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questa sera siamo in tante e tanti qua a Carrara come in tante piazze in Italia: giovani, studenti, istituzioni, associazioni laiche e cattoliche a riaffermare il nostro ruolo di costruttori di pace, ed uso volutamente il verbo costruire, perchè la costruzione presuppone azione e impegno.

Quell’azione e quell’impegno che ci ha visti in prima fila in questi 12 mesi dallo scoppio del conflitto nel ribadire la nostra contrarietà a tutte le guerre. Questo era l’impegno che avevamo assunto in Piazza San Giovanni: continuare a mobilitarci finché non si fosse raggiunto un cessate il fuoco per avviare negoziati di pace.

C'è una guerra non dichiarata ma molto crudele che si sta compiendo ai confini dell'Europa e nel mediterraneo, la guerra ai profughi, a chi scappa da altre guerre, dalla fame, a chi cerca un avvenire migliore... Eppure avremmo bisogno in Italia, a crescita zero , di persone nuove, di giovani..eppure si fa di tutto per disincentivare le partenze pagando tanto regimi come quello turco o la Libia, nella rotta balcanica si sperimentano i più efferati - moderni sistemi di sorveglianza e respingimento, nel mediterraneo lasciamo che il mare inghiotta le sue vittime, senza nome ...

L'ipocrisia del governo

Il nuovo codice per le ONG attive nel mediterraneo rappresenta non solo un orribile decreto, che conferma ancora l'impostazione “disumana” di questo governo nei confronti dell'immigrazione, ma anche la conferma della disinformazione che questo esecutivo veicola nella società civile.

Si accusano le ONG di essere la causa dell'immigrazione, ignorando di fornire il vero dato relativo all'incidenza dei salvataggi delle ONG rispetto al totale dell'immigrazione in Italia: nel 2022 ci sono stati 101.922 arrivi , la percentuale degli sbarchi fatti dalle Ong è circa del 14%, 2000 sono state per persone morte in mare, 23.000 respinti in Libia (dati ripresi dal quotidiano Avvenire).

Inizio quest’intervento con una provocazione: sono ormai diversi anni che nelle propagande elettorali di alcuni partiti il nemico comune viene identificato con chi cerca di attraversare le frontiere, non più l’invasore che si paventava all’epoca delle guerre mondiali, bensì l’immigrato, una sorta di invasore 2.0 che non combatte con la prepotenza di un grande esercito, ma con la pietà a cui ci muovono innocenti e bambini, che non è animato dal patriottismo e dall’illusione della vittoria, ma dalla disperazione e dalla povertà. In questi anni in cui la patata bollente del capro espiatorio di tutti i nostri problemi economici ed esistenziali è passata a loro siamo stati tartassati dalla retorica dell’ “aiutiamoli a casa loro”.

Le guerre non nascono dal nulla, ma hanno cause remote nel tempo e cause scatenanti. Ed è molto difficile trovare una parte che sia innocente.

La Russia ha scatenato la guerra in Europa, su questo non ci piove, ma l’Europa e gli USA, ci hanno messo del loro.

Attraverso la Nato, per, anni da quando è scomparsa l’Unione Sovietica, hanno condotto politiche di provocazione e minaccia della sicurezza Russa,contro gli accordi stipulati, per la neutralità dei paesi del patto di Varsavia, mentre l’Ucraina ha portato avanti politiche di vessazione, derussificazione e scontro, anche militare, in alcuni territori, compresi nei suoi confini, che invocavono il diritto alla autodeterminazione.

Un grazie e un abbraccio di Pace a tutte le persone presenti qua oggi

In questo fine settimana, oltre 100 città in Italia hanno risposto all’appello della Rete italiana Pace e Disarmo e della rete European for Peace che chiede: TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO!

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che fin dal primo giorno abbiamo condannato, ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime e si avvia a diventare un conflitto di lunga durata con drammatiche conseguenze per la vita e il futuro delle popolazioni ucraine, ma anche per l’accesso al cibo e all’energia di centinaia di milioni di persone, per il clima del pianeta, per l’economia europea e globale.